Weekend discografico. Tra i dischi in streaming Sleaford Mods, Modeselektor, Dream Theater, Thom Yorke, Edda e altri

Quest’anno, discograficamente parlando, è iniziato bene, e senza dilungarci qui in riassunti delle puntate precedenti (come abbiamo già fatto in passato) vi rimandiamo ai precedenti editoriali per una mappa di ascolti e recensioni. Attualmente abbiamo quelli del 15 febbraio, 8 febbraio, 18 gennaio, 25 gennaio e 1 febbraio.

«Metti che ci credo, metti che poi ci vedo, metti che poi la storia [la tua] la scrivi davvero… …in quest’aria preziosa la cosa migliore da fare è non farsi trovare». Strofe, ritornelli, sentimento e afflato. Questo è un weekend che sembra magneticamente legato al formato canzone. E lo è a partire da un disco struggente che attacca con il pezzo che contiene il testo sopracitato. Il brano, un lento intimista à la Battiato scaldato da un giro di piano, qualche eco e una tromba in lontananza che ricorda il Robert Wyatt degli 80s, s’intitola In quest’aria ed è quello scelto per aprire l’album postumo di Francesco Di Giacomo del Banco Del Mutuo Soccorso, La parte mancante. È una roba che a Sanremo scoperchierebbe le tombe, eppure è materia (anche) elettronica, nervosa, con drum machine in zona Prodigy (sì, addirittura). Date una letta alla recensione di Andrea Soncini per approfondire: dentro, come al solito, trovate pure l’ascolto.

Canzoni si diceva. Ce ne sono di vispe nel nuovo album “pop” di Edda, che si intitola Fru Fru. «Poteva essere l’urlo di battaglia di CasaPound», esordisce lui nella nostra intervista per spiegare quel titolo. «Se un giorno CasaPound mi venisse a chiedere: “Noi quando andiamo a spaccare teste, che urlo potremmo utilizzare?”, Fru Fru, così vi date una calmata». Non vi vogliamo svelare nulla di più della chiacchierata che Davide Cantire s’è fatto con Stefano Rampoldi. Solo qualche tag sparsa: Raffaella Carrà, Beatles, Strokes, Battisti, Gianni Maroccolo. Giusto così per incuriosirvi. Altro paroliere italiano atteso questo weekend alla prova lunga è Umberto Maria Giardini, che già con il singolo Pleiadi in un cielo perfetto aveva dato buona prova di sé attraverso strofe potenti e immaginifiche («Guardami cosa vedi in me? / Campi in fiamme, chiome di alberi / gli uomini che scendevano a valle rimasero male perché / le pleiadi prevedevano pioggia ma il cielo di colpo / illuminava la terra / amplificava le urla / in un letto di gemme e di fango»). Il nome del disco è programmatico, Forma Mentis. Si tratta del quarto lavoro autografo dal 2012, per il cantautore marchigiano precedentemente noto come Moltheni. E di lui ci parlerà Fabrizio Zampighi in sede di recensione.

Le canzoni (di) oggi sono anche quelle che scrive Mahmood, brani che pescano a piene mani da spezie r’n’b, soul e hip hop statunitense, per mescolare un intingolo che profuma sia dell’elettronica emozionale di un Cosmo, sia di un ormai consolidato cantautorap all’italiana. Bordi ripiegati radio friendly con qualche goccia di profumo arabo, è quel che si ascolta in Gioventù bruciata, l’album del cantante che non piace alla Lega, disco che allunga (di 4 canzoni) la proposta di un EP con lo stesso titolo che serviva a capitalizzare il successo ottenuto alla 69ma edizione del Festival della canzone italiana (recensione di Luca Roncoroni in arrivo).


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Passando all’estero, la canzone si tinge innanzitutto di psichedelia: ce n’è di soffice ed elettronica negli arrangiamenti di Bayonne, il cui Drastic Measures (via City Slang) è stato recensito da Fernando Rennis, e ce n’è di più eccentrica e proggy per mano della coppia Sean Lennon e Les Claypool. South of Reality è la seconda – eccentrica quanto pretenziosa – prova lunga dei due. Il basso di Mr Primus è inconfondibile come pure la tradizione lennonina – dal babbo al figlio – legata al numero “9” e all’Inghilterra vittoriana. Sono le colonne d’Ercole di una manciata di tracce destinata ai fan delle rispettive casate e non certo a chi ne è a digiuno (recensione di Valentina Zona in arrivo).

A proposito di prog, Distance Over Time è il nuovo disco dei Dream Theater, e a proposito di gente con estrazione prog (e qui votati a un grunge-stoner di marca 90s), Ramagehead è l’album degli O.R.k., ovvero Lorenzo Esposito Fornasari a.k.a LEF (voce), Pat Mastelotto dei King Crimson (batteria), Colin Edwin dei Porcupine Tree (basso) e Carmelo Pipitone dei Marta Sui Tubi (chitarre). Carico è anche l’approccio dei Broken Social Scene, usciti la scorsa settimana e di cui ha recuperato l’EP Valerio di Marco. E questo per dirvi di nuove e fresche coralità nella proposta di casa Bella Union: i Pom Poko. La recensione del loro Birthday è ancora di Rennis, che ne parla come di una delle sorprese dell’anno, come nel 2018 lo furono i Superorganism. Sempre rimanendo sul tema canzone, il weekend segna anche il ritorno di un autore più classico in questo senso, James Yorkston. Il suo The Route To The Harmonium che arriva a cinque anni di distanza dall’ottimo The Cellardyke Recording and Wassailing Society e dopo due pubblicazioni condivise con Jon Thorne e Suhail Yusuf Khan – è un disco intimo e ispirato, che sancisce il ritorno a una dimensione di scrittura sempre più solitaria e personale, fatta di malinconiche ballate folk e oscure confessioni declinate come impetuosi spoken word (ne scriverà Beatrice Pagni).

Di canzoni storte e deragliate si occupa invece Jad Fair, con l’ennesimo album del dopo reunion degli Half Japanese. Titolo: Invincible (recensione di Edoardo Bridda). In ambito “sfilate nel thrilling” abbiamo invece Thom Yorke, che questa settimana esce con l’unreleased material di Suspiria. E un poco più canzoni (che sermoni working class) sono pure i pezzi degli Sleaford Mods, che tornano non proprio uguali a come te li aspetteresti in Eton Alive (recensione di Stefano Pifferi). Infine, un canzoniere tipicamente indie ce lo fornisce Telekinesis! con Effluxion.

Passiamo dunque all’elettronica dalla porta del nervoso bass programming del bravo Bambounou (Whities 021 è il suo nuovo EP) per dirvi dell’atteso ritorno dei Modeselektor (Who Elese) di cui si è occupato su queste pagine Luigi Lupo. Bonobo è invece il primo protagonista della nuova serie di missati firmati dal Fabric. Il disco è valido? Ce ne parla Daniele Rigoli, innanzitutto come di «una selezione raffinata, cosciente e coerente con quanto il producer propone dagli studi di registrazione». E’ uscito anche un nuovo EP di Diplo che è un omaggio all’Europa.

Last but not least, in zona trap è uscito il nuovo album di Offset dei Migos (FATHER Of 4). Quindi preparatevi alla nota punteggiatura (“Oh”, “Hey”, “skrr”, “pau pau” ecc.) ribassata qui e li di toni più intimisti. E non dimentichiamoci dell’ottimo disco dei Teeth Of The Sea. Wraith è TOP ALBUM e della recensione si è occupata Elena Raugei: un viaggio strumentale a più dimensioni, in ogni senso, passando dal portale della psichedelia ai varchi dell’elettronica e del noise, dalla fantascienza all’orrore contemporaneo. Un’evocazione imperdibile.

22 Febbraio 2019 di Edoardo Bridda
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