Weekend discografico. Tra i dischi in streaming Panda Bear, Jessica Pratt, Bob Mould, Lcd Soundsystem e Be Forest

NB: salvo quando diversamente indicato, trovate l’ascolto Spotify di ogni disco citato nella relativa pagina album. Potete inoltre consultare gli editoriali pubblicati finora. Attualmente abbiamo quelli del 18 gennaio, 25 gennaio e 1 febbraio

Lo scorso weekend ci ha fatto capire che febbraio era partito proprio bene, e la cosa più entusiasmante è stata verificare che il primo fine settimana del mese è arrivato dopo un gennaio affatto sottotono e dopo l’overdose di classifiche di fine anno: Il nuotatore dei Massimo Volume è il disco di cui si è parlato di più, quando prima c’era stata grande eccitazione per l’esordio dei I Hate My Village (I Hate My Village). Anche le Girlpool, con il loro What Chaos Is Imaginary, hanno dato ottima prova di sé, e pure i redivivi Specials con il loro mix di incazzo felice e sbruffone, rare groove e 70s funk se la sono cavata più che bene nella loro prima prova in quasi vent’anni. Dalla Thatcher alla May. Da Londra a Kingston. I corsi e ricordi della Storia britannica hanno fornito gli stimoli giusti.

Veniamo a questo weekend, che di uscite ne vede parecchie, per cui è il caso di andare piuttosto spediti: parliamo innanzitutto del ritorno in splendida forma di Panda Bear; il suo Buoys – lo scriviamo in sede di recensione – è un nuovo tuffo nell’oceano: un album d’intimismo folk profumato di pop, apparecchiato attorno a una tavolozza che sa di futurismi e pop art. È un disco più essenziale del solito. Una ripartenza per un artista che riconosci fin dalle prime note, tra i più importanti dell’ultimo ventennio. In buona forma anche Bob Mould, che qualcuno potrà dire che “fa sempre lo stesso disco”, eppure Sunshine Rock, lasciando stare le solite comparazioni con i precedenti dischi – se più se meno rispetto a quella che è una quadrilogia – è una prova che ne testimonia maturità e un’ottima forma creativa (recensione di Tony D’onghia).

Anche i punk rocker Yak sembrano aver inanellato un buon album. Oltre ai distorsori e all’energia grezza del garage, Pursuit of Momentary Happiness è un disco che gode di influenze piuttosto variegate che vanno dalle orchestrazioni psych à la Spiritualized ai Tame Impala (che il gruppo ha incontrato in sede di registrazione), passando per citazioni oldies but goldies dalle parti di Roy Orbison (la cui influenza si sente in Words Fail Me). Molto buoni anche gli Health di VOL. 4 :: SLAVES OF FEAR, meno astratti e dada di come potevano essere 10 anni fa e qui alle prese con quella che sembra una colonna sonora di Terminator 2 fatta dai Fear Factory, con le cromature synth-wave/new wave al seguito. Parliamo di ritorno al nu metal, ma tipo al suo basso Medioevo (…e per fortuna). E parliamo di un disco che sparato a tutto volume, con un impianto serio, darà sicuramente le sue soddisfazioni (recensione di Tommaso Bonaiuti).

A proposito di musiche toste, il weekend segna il ritorno anche degli Xiu Xiu con una prova – Girl With Basket Of Fruit – estrema, cacofonica, con effetti lancinanti e industrial, urla alternate a stralci di comunicazioni radio captate dall’oltrespazio o (quelli che sembrano) brevi intermezzi di documentari d’epoca. Anche qualcosa di Hip Hop. Prova decisamente più radicale rispetto a Forget, con la melodia ridotta ad un rantolo nel buio (recensione di Valerio di Marco). Riemergendo un po’ dall’horror dipinto da Jamie Stewart, ecco un album fatto di «corde in perenne tensione tra buio e luce»: il disco rappresenta una nuova collaborazione fra il celebre regista americano Jim Jarmusch e il liutista olandese Jozef van Wissem. Ce ne parla in sede di recensione Elena Raugei. Il lavoro s’intitola An Attempt to Draw Aside the Veil ed è Sacred Bones a pubblicarlo.


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Sul lato delle (dream)wave(s), anche il ritorno dei Be Forest è di quelli importanti. In sede di recensione, a cui vi rimandiamo, Fernando Rennis parla di Knocturne come di un disco che indaga gli abissi, ipnotico e irresistibile. Affrontando il tag songwriting, i dischi importanti sono due: Jessica Pratt con Quiet Signs e Cass McCombs con Tip Of The Sphere. E da segnalare c’è anche True North del settantottenne cantante e chitarrista folk blues inglese Michael Chapman, che vede Steve Gunn alla produzione. Delusione invece per i Mercury Rev di Bobbie Gentry’s The Delta Sweete Revisited, rivisitazione dell’omonimo disco di una dimenticata icona del country rock (recensione).

Totalmente per conto suo TUTTI, l’album di Cosey Fanni Tutti (Throbbing Gristle e Chris & Cosey) che segue a oltre trent’anni l’ultimo lavoro in studio. I brani del lavoro sono stati originariamente composti per la colonna sonora del film autobiografico Harmonic Coumaction, e suonati per la prima volta lo scorso anno come parte di una serie di eventi che ha accompagnato la retrospettiva relativa al progetto artistico precedente l’avventura Throbbing Gristle, COUM Transmissions (il primo di questi si è svolto in occasione della Hull UK City of Culture 2017). Il materiale, che spazia dalla techno all’industrial, dal drone e al jazz, è stato in seguito rivisto, ri-registrato e adattato per farne un lavoro autonomo a tutti gli effetti.

Sempre sul lato elettronico di questo WE: Reflection Spaces è l’atteso primo disco dei Silk Road Assassins, trio inglese tra le più interessanti nuove proposte del catalogo Planet Mu. Top album per Nicolò Arpinati, che cita tra gli altri Proc Fiskal, Gaika, il giro NON e da qui Nkisi. Insomma, se siete già intrigati, leggetevi la recensione e ascoltatevi assolutamente il disco. Da menzionare questo fine settimana c’è anche il nuovo disco di cover dei Lemonheads di Evan DandoVarshons 2 – di cui ci parla Andrea Macrì. A Dando si vuol sempre un gran bene. È un loser di talento e le sue versioni di brani i Nick Cave, Bevis Frond e altri che vedrete nella scheda non sono affatto male. Eppoi rivederlo dal vivo sarà un piacere (c’è una data a Milano a fine mese).

Sul pop non delude neppure thank u, next, il disco di Ariana Grande che in questa prova se la gioca totalmente di r’n’b e eleganza soul servendosi di basi trap per le parti più uptempo. Sui Pet Shop Boys e il loro nuovo EP politico Agenda qualche riserva l’abbiamo. Ci riserviamo altri ascolti per dirvi di più. Da ascoltare infine c’è anche il nuovo EP di Mariam The Believer, progetto da solista di Mariam Wallentin (Wildbirds & Peacedrums, Fire! Orchestra), intitolato String Variations, ma anche le musiche ispirate dal film Roma di Alfonso Cuaròn, tra cui troviamo anche un Beck in splendida forma, e il live album degli Lcd SoundsystemElectric Lady Sessions.

8 Febbraio 2019 di Edoardo Bridda
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