Weekend discografico. In ascolto Sunn O))), Cigarettes After Sex, Swans, Willie Peyote, Desert Session e molti altri

Quando nello stesso giorno escono contemporaneamente i nuovi dischi di Zonal, Sunn O))) e Swans è già chiaro che questo sarà un fine settimana decisamente tosto

Quando nello stesso giorno escono contemporaneamente i nuovi dischi di Zonal, Sunn O)))Swans è chiaro che questo sarà un fine settimana decisamente tosto. Zonal equivale al progetto di Justin Broadrick (Godflesh/Jesu/JK Flesh) e Kevin Martin (The Bug/King Midas Sound), qui dediti a un dub industriale contaminato più con lo spoken-world (c’è Moor Mother) che con l’hip-hop. Il disco si intitola Wrecked, ovvero distrutto, rovinato, e già le premesse sono buone, ma pure l’ascolto lo sarà, garantito. Presto la recensione di Nicolò Arpinati già in odore di TOP ALBUM. Il trio doom più stoico del pianeta si assetta invece su una buona ma non indimenticabile prova. Pyroclasts del resto arriva a pochi mesi di distanza dal precedente Life Metal di cui intende esplorare la parte più meditativa, quando entrambi i lavori si fregiano della presenza di Mr. Steve Albini dietro a microfoni e produzione. Anche per i ritrovati e rinnovati Swans di Michael Gira vale un po’ il medesimo discorso. Non un colpo al cuore la nuova incarnazione del progetto, ma una degna virata verso un suono più “intimo” che richiama il bunny period così come l’esperienza Angels Of Light. Scordatevi dunque il rumore massimalista della precedente incarnazione, Leaving Meaning scrive Pifferi nella recensione, ma aspettatevi senz’altro un Gira ferino, viscerale e posseduto che cammina per lugubri cunicoli intonando litanie e nenie folk.

A mo’ di decompressione purgatoriale dopo l’ascolto dell’infernale trio, consigliamo Epistasis, secondo album di Maria w Horn, che si sposta dall’ambient geografico (e spesso politico) dell’esordio per affrontare, seduta davanti al pianoforte, impervi percorsi ispirati dalle avanguardie novecentesche (recensione di Nicolò Arpinati). E sempre da terra di mezzo è Dream Baby del duo gothic/industrial ANAMAI come Sleepmoss di Meemo Comma, ovvero Lara Rix Martin, disco quest’ultimo che trae ispirazione tanto dal pittore romantico J.M.W. Turner quanto dalle stagioni dell’autunno e dell’inverno. Un «perdersi nella magnificenza divina dei mesi bui del Regno Unito», afferma lei, che è la metà degli Heterotic (l’altra metà, ricordiamolo, è Mike Paradinas).

Risalendo qualche piano più in alto troviamo i volumi 11 e 12 delle mitiche Desert Sessions di Josh Homme, una meticolosa e accanita ricerca di bizzarria rock, distillata attraverso blues schizofrenici e folk inaciditi, con uno spiccato gusto per lo sketch e il weird. La scrittura non è sempre ispiratissima, scrive Solventi in sede di recensione, ma nel complesso è un album riuscito. Come riuscito pare pure Bloom Innocent di Fink che da ibridi di elettronica e blues, e altre contaminazioni, riassesta espressività sonora e testuale su canoni estetici più classici con un predominio di chitarra e pianoforte.

Sul classico la butta anche l’instancabile Van Morrison (Three Chords And The Truth) e figuriamoci Ringo Starr (What’s My Name), ma soprattutto classici questo WE sono i lavori di Neil Young e Mikal Cronin. Parliamo rispettivamente di un Colorado scritto e prodotto assieme ai mitici Crazy Horse e di uno Seeker inciso grazie all’aiuto della Freedom Band di Ty Segall. E sono entrambe prove generose, sorrette da buona e ispirata scrittura. Nulla di rivoluzionario, niente colpi di testa o cose strane, neppure pezzi che spiccano particolarmente. Ma del classico buon rock è garantito. E non è poco.

Passando a dipingere il paradiso, pittori sono senz’altro Lee “Scratch” Perry e il duo Peaking Lights, che ci mostrano le celestiali tele del loro Life of the Plants, mentre i Cigarettes After Sex sognano impossibili escapismi balneari in Cry, disco che segue a due anni di distanza l’esordio eponimo. C’è da dire che da queste parti la scrittura si è asciugata un po’ in senso pop e la sensazione è che Gonzalez & co. abbiano abusato un pizzico della formuletta magica, guardandosi un poco troppo allo specchio – scrive Valerio di Marco in sede di recensione. Peccato. Anche Anicca di Teebs, veterano della scena beats losangelina, abita le sfere celesti. Il disco segna il suo ritorno a cinque anni dal precedente e se, come dice lui, «sembra che la sua musica provenga da un posto diverso ora», è anche grazie ai suoi collaboratori, tra cui figura anche Panda Bear.

Altri dischi di questo affollato weekend: la raccolta degli Editors (Black Gold recensita da Fernando Rennis), la bestia sonora tra blues e psych, Black Angels e Doors, dei Black Snake Moan su La Tempesta (Phantasmagoria), la fantasia mediata dalle consapevolezze di Ettore Giuradei (Lucertola) che esordisce da solista dopo la fortunata esperienza nei Dunk, il nuovo disco di Willie Peyote (Iodegradabile), l’EP di uno Young Signorino (L’EPD’AMORE) che ora s’atteggia a baudelaire tossico filtrato Mark Fisher. Ma anche il sound psych di Larry Gus, che in Subservient vita a un funky pop suonato, psichedelico e molto mediterraneo (recensione di Nicolò Aprinati in arrivo), il songwriting della norvegese Anna Of The North (Dream Girl), l’avant house mistica e ultra analogica di Hieroglyphic Being (Synth Expressionism/Rhythmic Cubism) e il designing (ambient) techno di Donato Dozzy (12H).

Poi ci sono le ristampe degli Stone Temple Pilots (Purple) e di Minimal Compact (Creation Is Perfect), oltre a Hemlock Ernst (Back at the House), Gazzelle (Post Punk), The Softone (Golden Youth), Pita (Get On), Geowulf (My Resignation), Hermetic Brotherhood of Lux-or (Sex And Dead Cities) e Western Stars – Songs From The Film di Bruce Springsteen.

Tracklist

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