Weekend di pubblicazioni discografiche e streaming. Ascolta gli Unknown Mortal Orchestra, Eels, Motta e altri

E' il weekend di Motta (in Italia) e di Cardi B (negli USA) ma per noi è il fine settimana in cui a diverse altezze e latitudini si respira lo spirito degli anni Novanta in una manciata di uscite discografiche di giovani e meno giovani

NB: salvo quando diversamente indicato, trovate l’ascolto Spotify di ogni disco citato nella relativa pagina album.

Dopo il weekend all’insegna dell’indie, eccoci con quello che per attitudine e inevitabili nostalgie si staglia come un’ombra lunga sul ricordo dei 90s. Parliamo ancora di indie, naturalmente, ma anche di elettronica e songwriting, hip hop e soul, ovvero di tutto un intorno di musiche che giocoforza riprende, a volte rielaborandoli, a volte copiandoli, alcuni dei tratti sonori del decennio dell’alternative e di Dawson’s Creek, della futuristica IDM e dei selvaggi rave illegali, dell’elegante r’n’b e del plastico teen pop.

Figlio dei 90s è Mark Oliver Everett, che all’epoca di quello che è considerato il suo masterpiece, Electro-Shock Blues, era un maestro nel frullare alcune delle eccitanti musiche a lui contemporanee (lo-fi e rock, pop, hip hop e grunge) con un songwriting dal piglio ironico ma profondo e temi non proprio leggeri come la morte, la malattia e il rapporto con i propri cari. In The Deconstruction il Nostro torna a lavorare, per alcuni brani, con Mickey Petralia, che di quel disco era co-produttore, per un lavoro chiaroscurale che riflette la realtà da cui prende spunto («Il mondo fa schifo», si legge nel comunicato allegato all’album) proponendosi come un piccolo passo nella direzione giusta (recensione di Fabrizio Zampighi). E figlia dei 90s, nel suo caso a cavallo tra house, disco, synth pop e soul, è anche Lisa Standfield, che riprende le fila con un album che fin dal titolo – Deeper – annulla le distanze temporali. È come se gli anni che ci separano dalle produzioni più famose di Jam & Lewis per Janet Jackson, dalle quali la musica della cantante britannica ha preso ispirazione, non fossero mai passati, ma parliamo anche, come nel caso di Tracey Thorn, di un continuum soul e di un certo modo moderno di intenderlo classico. Anche Kylie Minogue ha conosciuto la fama negli anni Novanta pur trovando la consacrazione nel decennio successivo con la kraftwerkiana hit Can’t Get You Out of My Head (2001), eppure, contrariamente alla Standfield, e in perfetto stile Madonna (e prima di lei Bowie), l’artista australiana ha sempre amato il trasformismo, e questa volta l’abito con il quale si presenta – non con altrettanta fortuna – è quello del country nell’album Golden.

Del resto, se le carriere di Everett, Standfield e Minogue ci mostrano differenti tipi di incidenza dello “spirito dei 90s” nei loro rispettivi percorsi di vita e artistici, in questi anni di persistente revival alcune nuove leve sembrano dirci che certe modalità non sono cambiate, retromania permettendo. Le spagnole Hinds di I Don’t Run cercano la restaurazione rock come ai bei tempi delle Courtney Love e delle Breeders di Pod (giusto per citare una 90s band recentemente tornata alla ribalta), ma il loro ritorno al vero r’n’r sarà paragonabile a quello dei Jam di Paul Weller che riprendevano i primi Who (e la generazione Mod) o – caso più estremo – a quello dei Jesus & Mary Chain che rivedevano il sound delle girl band dei 60s nell’epoca d’oro di Phil Spector? A voi l’ardua sentenza. Senz’altro, se di un revival della sigla di Dawson’s Creek (e derivato immaginario) non sentivamo il bisogno (l’album a cui ci riferiamo è quello delle AcesWhen My Heart Felt Volcanic – recensito da Caterina Mauro), non ci stanchiamo di ascoltare miscele di blues, rock’n roll e country malatissimo (e a tratti desertico) fatto bene e come Paisley comanda, come quelle proposte dall’ottimo debutto omonimo delle Goat Girl (recensione di Valentina Zona).

Forti (e rischiose) nostalgie per la generazione rave le ascoltiamo nel nuovo album di Daniel Avery (Song For Alpha), che a momenti sembra un disco perduto dei Plaid, e forti derivazioni del Kranky sound più classico arrivano dal bel disco di droni di Christina Vantzou (No. 4, recensito da Beatrice Pagni) così come le scazzate pieghe intimiste di SabaCare For Me – profumano dei ralenti hip hop di novantiana memoria. Infine, sul lato dei remember psichedelici 90s, come no, ci sono i MIEN (recensione di Tommaso Bonaiuti).

Dimenticavamo di dirvi che questo in Italia è il weekend del cantautore Motta (Vivere o morire, recensito da Gianluca Lambiase), che in USA è quello della (precoce) star dell’hip hop Cardi B (Invasion of Privacy) ma anche di Lil Xan (Total Xanarchy) e che buoni se non ottimi dischi sono quelli di Wye Oak (The Louder I Call, The Faster It Runs) e Hop Along (Bark Your Head Off, Dog). Anche gli Unknown Mortal Orchestra di Ruban Nielson con Sex & Food portano a casa una buona prova, una stilosa esplosione disco lo-fi che calza a pennello con i caotici giorni correnti (recensione di Elena Raugei). Promettente sembra anche l’esordio in solo dell’ex Liars Aaron Hemphill come Nonpareils. L’album s’intitola Scented Pictures. Peccato solo che non vedremo (mai?) l’uscita di Up! degli Ultimate Painting. In coda: è uscito un nuovo album dei Thirty Seconds to Mars America.

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Come scritto all’inizio, trovate tutti gli streaming Spotify degli album citati nelle rispettive pagine album. Potete inoltre consultare gli editoriali pubblicati finora. Attualmente abbiamo quelli del 30 marzo, 23 marzo, 16 marzo, 9 marzo, 2 marzo, 23 febbraio, 16 febbraio, 9 febbraio, 2 febbraio, 26 gennaio, 19 gennaio e del 12 gennaio.

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