Weekend di pubblicazioni discografiche e streaming. Ascolta gli album di Crookers, Felpa, SUMAC e altri

NB: salvo quando diversamente indicato, trovate l’ascolto Spotify di ogni disco citato nella relativa pagina album.

Ancora sulle montagne russe, con le pubblicazioni discografiche di questo febbraio a corrente alternata. La scorsa settimana, tra gli Ought e Beatrice AntoliniCar Seat HeadrestDabryeEast ManBlood Orange, Fischerspooner e Richard Russell (e molti altri), siamo stati inondati di pubblicazioni, tanto che il tempo trascorso fino a oggi non è certo bastato per metabolizzarle. Fortuna vuole che questa volta le acque siano più calme, ma non certo i decibel. Da ascoltare a un volume esagerato abbiamo un album collaborativo che è il fiore all’occhiello di questo freddo weekend invernale in cui sull’Italia spirano minacciosi venti russi con neve e disagio garantito. Il disco ha un titolo chilometrico – American Dollar Bill – Keep Facing Sideways, You’re Too Hideous To Look At Face On – e i suoi protagonisti sono quegli hard metallari dei SUMAC accompagnati dal loro (e nostro) idolo, un Keiji Haino che così in forma e a questi livelli di intensità e pazzia non sentivamo da anni (la recensione su queste pagine è di Tommaso Bonaiuti). Peccato che il disco non sia disponibile via Spotify: vi toccherà comprarlo presso il vostro negoziante di dischi preferito. Sempre belli feroci e letali come un proiettile d’argento anche gli scandinavi Skull Defekts capitanati da Joachim Nordwall, che con l’omonimo album pubblicato via Thrill Jockey chiudono il progetto con un autentico botto, su crescendo e massicce deflagrazioni industrial noise (recensione di Andrea Murgia). In quanto a volumi e assalto all’arma bianca, non scherzano neppure gli One Dimensional Man. Il trio post-hardcore capitanato da Pierpaolo Capovilla torna con You Don’t Exist, un nuovo “romanzo” rock, come lo definisce il frontman, che ambisce a raccontare le contraddizioni del presente, e lo fa con un sentimento di riscatto ed emancipazione che ha analizzato nello specifico il nostro Zampighi in sede di recensione.

Abbassando decisamente i toni su un confortevole centrocampo fatto di americana (da una parte) e shoegaze (dall’altra), questo fine settimana assistiamo a due graditi ritorni firmati dell’indimenticabile leader dei Grant Lee Buffalo, ovvero Grant-Lee Phillips, e Felpa, progetto solista di Daniele Carretti. Gli album si intitolano rispettivamente Widdershins e Tregua e se il primo si presenta come un ritorno a qualcosa di più energico dopo l’introspettivo e crepuscolare The Narrows, il secondo ci restituisce il miglior disco dall’ex Offlaga Disco Pax all’interno di una personale trilogia (recensione di Giulia Rossi). Sempre un po’ dreamy & shoegazey (versante maggiormente elettronico), e indicato per chi non può star lontano dall’indie pop, è il disco dei Psychic Markers, quintetto londinese formato da membri di band come Still Corners, My Sad Captains, Great Ytene e Grass Hous, e caratterizzato da un crooning post-punk e da un curioso tocco doo wop (recensione di Stefano Capolongo). Sempre dalla voce di un crooner è guidato il progetto dei livornesi Siberia. Il loro Si vuole scappare unisce tese strutture ritmiche ed emotività alla sei corde di marca Editors e Interpol, a un cantautorato figlio dei Baustelle. Decisamente boniveriane, ovvero sospese in una eterea nuvoletta country stellestrisce, le atmosfere di Hundred Acres, l’album di un ritrovato S. Carey, folksinger non a caso di Eau Claire che torna a quattro anni di distanza dall’ultima prova lunga, Range of Light.

Sul lato psych della faccenda (tra groove, funk e post-punk) Mamuthones di Alessio Gastaldello esce per la prima volta su Rocket con Fear On The Corner (recensione di Stefano Pifferi), mentre per quanto riguarda due differenti vie al rock terzomondista, sempre Pifferi esalta i Dirtmusic e gli Imarhan di Temet e Bu Bir Ruya. Da una parte, musicisti rock che si contaminano a Oriente, dall’altra il tuareg blues che si apre a contaminazioni “altre”. «In definitiva due bombe di dischi che annullano ogni discorso reazionario per comunicarci la grandezza della musica».

Parlando di elettronica: i Crookers pubblicano il mixtape Quello Dopo, Quello Prima mentre Nathan Fake sforna un Sunder EP che, a differenza dell’ultimo album lungo, torna con quattro tracce indirizzate al dancefloor, dritte e ruvide nelle ritmiche ma anche melodiche e sognanti dal punto di vista sintetico (recensione di Luigi Lupo). Sempre a proposito di ritmi, questo WE doveva coincidere con l’attesa uscita della ristampa di SxM, prima che le troppe richieste dei tanti appassionati e curiosi rimandassero tutto a data da destinarsi. Ne abbiamo approfittato per chiedere a Luca Roncoroni una recensione classic su questo che è un capitolo fondamentale nella storia dell’hip hop italiano. Sul versante canzone elettronica, sulla falsariga dell’ultima e più introspettiva/naturalistica Björk, abbiamo poi anche il nuovo EP di El Perro Del Mar, We Are History. E su quello ambient (in dialettica dance latina e non) c’è l’interessante debutto della producer messicana di stanza a New York Debit con un disco – Animus – che si riconnette idealmente al lavoro di Fatima Al Qadiri dalla porta di oscuri tribalismi industriali.

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Come scritto all’inizio, trovate tutti gli streaming Spotify degli album citati nelle rispettive pagine album. Potete inoltre consultare gli editoriali pubblicati finora. Attualmente abbiamo quelli del 16 febbraio, 9 febbraio, 2 febbraio, 26 gennaio, 19 gennaio e del 12 gennaio.

23 Febbraio 2018 di Edoardo Bridda
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