Weekend di pubblicazioni discografiche e streaming. Ascolta gli album di Frankie Cosmos, Voidz, Kate Nash e altri

Tanto indie, almeno 2 dischi bomba e una colonna sonora dal sicuro fascino nel nuovo editoriale del venerdì. In questa puntata ascoltiamo e vi raccontiamo dei dischi di: Frankie Cosmos, The Vaccines, Maria Antonietta, Chris Carter, Kate Nash, Sons Of Kemet, Alberto Cipolla e molti altri ancora

NB: salvo quando diversamente indicato, trovate l’ascolto Spotify di ogni disco citato nella relativa pagina album.

Dopo un paio di weekend carichi di uscite come quelli scorsi, ovvero 16-18 marzo (con i nuovi dischi di Yo La Tengo, Decemberists, Essaie Pas, Mount Eerie, ecc…) e 23-25 marzo (Baustelle, Jack White, Messthetics, Bud Spencer Blues Explosion ecc.), questo ultimo fine settimana di un mese piuttosto intenso da un punto di vista di quantità, varietà e qualità potrebbe essere sintetizzato come quello dell’indie (e ok, anche come quello segnato dell’EP a sorpresa di The Weeknd). Indie inteso sia nel senso più buono e autentico del termine, ovvero quello che trova le proprie radici ideologiche negli 80s prima e 90s poi, sia in quello più controverso e deleterio, e parliamo di tutto ciò che si sposa a diversi livelli con mestiere, marketing, compatibilità radiofonica, spendibilità generale, branding, autoreferenzialità, moda più che sostanza ecc. Naturalmente da segnalare abbiamo anche altro ed è proprio da quest’altro che dobbiamo necessariamente parlare perché, signore e signori, i Sons of Kemet hanno fatto un signor disco.

Di cosa stiamo parlando? Innanzitutto di un disco fresco ed efficace, che salta di slancio gli steccati del jazz tout-court per abbracciare una forma libera, che mescola sacro e profano, Coltrane e la afro-techno, senza però bestemmiare mai, ma facendo capire che nel 2018 ci sono nuovi percorsi da esplorare, nuove rotte da imboccare. Le parole sono di Andrea Murgia che in sede di recensione elogia Your Queen Is A Reptile come uno di quei dischi da non lasciarsi proprio sfuggire. Dietro c’è un autentico personaggio come Shabaka Hutchings ma soprattutto c’è un disco scritto, prodotto e suonato con la mentalità che più ci piace in musica, quella che asseconda una sapiente e irresistibile mescolanza di stili e generi, libertà espressive che s’intersecano con affiatamento, urgenza, capacità tecniche, trasporto. Insomma, il nocciolo sonico dell’intorno delle musiche jazz e in generale in tutte quelle suonate nel senso più tradizionale del termine con dei musicisti che provano, trovano la chiave di volta, gettano il cuore oltre l’ostacolo e rapiscono letteralmente l’ascoltatore.

Diverso l’approccio, ma decisamente paragonabile la bontà e il fascino, quando parliamo di musiche pittoriche e immaginifiche come quelle che ascoltiamo nel debutto a doppia firma Sonic Boom, No Joy e soprattutto nel magnetico Chemistry Lessons Volume 1, il disco di un Chris Carter (Throbbing Gristle, Chris & Cosey poi Carter Tutti) che immaginiamo nascosto dietro una pila di sintetizzatori analogici, cavi e circuiteria assortita. Registrato nello studio personale di Norfolk, il nuovo lavoro nasce dall’influenza esercitata sul musicista dalla radiofonia degli anni ’60, dagli LP sperimentali che la BBC produceva in quegli anni e anche dal senso di stupore per le infinite possibilità dettate dalla scienza e dalla tecnologia. Roba molto Gerald Donald e, gira che ti rigira, molto Kraftwerk con un po’ la sintesi di tutto ciò che è successo dopo, da Afrika Bambaataa al futurismo techno e all’etnica arcana e dark age dei Future Sound Of London ecc.

E se parliamo di musiche che mettono in sincrono audio e video, suoni e immagini, ecco che la colonna sonora ritualistico-giapponesofila de L’isola dei cani (Isle of Dogs) di Wes Anderson, è l’altro album che non dovete lasciarvi scappare. Su SA ce ne parla, in sede di recensione, Davide Cantire che individua nelle percussioni il vero leitmotiv di tutta la partitura scritta dallo scafato Alexandre Desplat, drumming coadiuvato da pomposi fiati che ne esaltano la cadenza, e rimandano a un Giappone mutuato dai film di Akira Kurosawa e al relativo immaginario.

Dicevamo indie all’inizio e se gli mettiamo accanto il post-fisso pop (sporcato di rock) il disco che otteniamo e necessariamente introduciamo per primo è quello dei/di Frankie Cosmos. Vessel è il disco in cui la formula messa a punto da Greta Kline sposa un’ontologia meno bohémien e in sostanza più rigorosa. La songwriter osa meno, ma a beneficiarne è proprio l’equilibrio che mancava alle due precedenti prove. Se vogliamo dirla in un motto: meno Courtney Barnett e più pop (con chitarre – ora pungenti altre appena accennate – a tracciare il nuovo corso).

Di gommoso pop macchiato di rock parliamo anche nel caso dei Vaccines e dei Voidz. Con i primi, recensiti da Nino Ciglio, a confezionare il classico disco leggerino e radiofonico sulla falsariga di quelli dei Kasabian e Wombats (Combat Sports farà il verso a Combat Rock?), e i secondi a pasturare, degnamente e con buon senso per la melodia, quella via di mezzo tra l’elettrica degli Strokes e l’elettronica del Casablancas solista (Virtue – recensione di Valerio Di Marco in arrivo).

Sempre di indie parliamo con Amen Dunes, progetto ruotante attorno alla figura di Damon McMahon. Al suo Freedom, quarto album in discografia, appiccichiamo volentieri il prefisso art anche perché parliamo di una prova sospesa tra un cantautorato lunare (dalle solide radici black e un registro che a tratti ricorda Patti Smith, ma anche Mick Jagger) su arrangiamenti psych e folk.

Altre due prove tra indie, pop e songwriting parallele per biografia ma complementari nei risultati sono quelle di Kate Nash e Maria Antonietta. In Yesterday Was Forever la prima torna agli esordi con un piglio da rrriot girl e nostalgia 90s al seguito (recensione di Valentina Zona), in Deluderti la seconda si gioca la carta della maturità dopo un paio di dischi che l’hanno vista progressivamente abbandonare il tiro punkette dei primi passi (recensione di Giulia Rossi). Spostandoci su un cantautorato a tutto tondo – ma continuando a giocare in casa – Beatrice Pagni ci parla bene di Lingue di Tommaso Di Giulio: in sostanza quel che piace del musicista romano è un gettarsi anarchico alla ricerca di un nostalgico coraggio, tutto italiano e genuino, spontaneo e autobiografico.

Serrando i ranghi sul WE discografico: a proposito di Hip Hop abbiamo l’album congiunto di MF DOOM e CZARFACE, sull’elettronica esce ufficialmente l’EP di Burial e The Bug (Flame 1 – non ascoltabile via Spotify ma in ascolto tramite i collegamenti della pagina dedicata); dalle parti della classica contemporanea c’è Branches di Alberto Cipolla (recensione di Caterina Mauro); sulle blues roots No Mercy In This Land segna il ritorno discografico del duo formato da Ben Harper e dall’armonicista Charlie Musselwhite a distanza di un lustro da Get Up! (recensione di Fabrizio Zampighi). E non ultimo RareNoise propone Vortex, l’esordio su RareNoise Records del quartetto svizzero Sonar, che dalle prime note di Part 44 sembra porsi all’incrocio tra il Discipline dei King Crimson, il math rock e la psichedelia di stampo wave.

—-

Come scritto all’inizio, trovate tutti gli streaming Spotify degli album citati nelle rispettive pagine album. Potete inoltre consultare gli editoriali pubblicati finora. Attualmente abbiamo quelli del 23 marzo, 16 marzo, 9 marzo, 2 marzo, 23 febbraio, 16 febbraio, 9 febbraio, 2 febbraio, 26 gennaio, 19 gennaio e del 12 gennaio.

Se ci seguite anche sui social, vi ricordiamo che, in seguito al nuovo algoritmo adottato da Facebook per regolare il newsfeed, per tornare a ricevere ogni post che Sentireascoltare pubblica con cadenza rigorosamente oraria e giornaliera (parliamo di un totale di una decina di post al giorno) non dovete far altro che sistemare le impostazioni che trovate nel menù a tendina della nostra pagina FB alla voce “pagina seguita”. Qui potete sia selezionare “Mostra per primi” (per vedere i post di SA nella parte superiore della sezione notizie) che spuntare “Sì, tutte” nel sotto-menù. Sarete così aggiornati su tutti i nostri post, eventi, ecc.

Se siete iscritti a Flipboard vi ricordiamo infine che abbiamo aperto una piccola selezione di magazine sulla piattaforma per offrirvi una vista diversa sui nostri contenuti. In particolare, è la sezione cinema a venir esaltata, ma non solo quella. Dateci un occhio e iscrivetevi se vi va.

Tracklist