Weekend di pubblicazioni discografiche e streaming. Ascolta gli album di Breeders, Moby, Suuns, Zen Circus e altri

Weekend fiume per uscite e qualità. Suuns e Jonathan Wilson i migliori. A ruota un inedito Machweo su coordinate jazz e una ritrovata (e in ottima forma) Chrysta Bell. Ma è anche un fine settimana di nostalgie 90s con Breeders e Soccer Mommy e mettiamoci pure Moby di ritorno a certo gospel&soul. Nuovi dischi anche per Zen Circus, Tracey Thorn e Joan Baez. Oscurità e bellezza targati Anna Von Hausswolff e Qual. Buon ascolto e letture

NB: salvo quando diversamente indicato, trovate l’ascolto Spotify di ogni disco citato nella relativa pagina album.

Svoltato il mese si decolla, almeno a giudicare dalla quantità e dall’importanza delle uscite di questo 2 marzo. Rispetto agli scorsi venerdì di questo 2018, il weekend ha tutte le caratteristiche e i contorni per essere l’inizio di un rush discografico che ci accompagnerà fino a maggio inoltrato. Questo il consolidato trend delle uscite finora, anche nell’epoca della musica liquida, con la variante che le pubblicazioni di questa primissima parte dell’anno ci hanno regalato discrete soddisfazioni un po’ in tutti i campi: date un occhio in fondo ai collegamenti alle precedenti puntate, per farvene un’idea. Arrivando al quid: a battezzare il fine settimana arrivano gli splendidi ritorni di Jonathan Wilson con Rare Birds e dei Suuns di Felt. Due dischi anche piuttosto differenti l’uno dall’altro, eppure accompagnati da una medesima spinta verso il contemporaneo dettata dall’esigenza di incorporare nelle rispettive cifre stilistiche alcuni degli elementi (e dei molteplici trend e sottotrend) di questi anni, che vanno dal revival delle copertine brutte degli 80s e di roba 00s tipo The Sims e Second Life (vedi l’artwork del primo) al multilayering (l’arrangiamento multistrato, per dirla volgarmente) e all’utilizzo combinato di vibranti synth analogici e di una generale produzione digitale che prevede l’uso dell’autotune (sperimentato dai secondi). Senza dilungarci più di tanto sulle peculiarità di queste ottime uscite, vi rimandiamo alle recensioni, già online, e scritte da Carmine Vitale (nel caso di Wilson) e Tommaso Bonaiuti (nel caso della band canadese).

Il resto della matassa procede a zigzag tra musiche oscuramente cinematiche in cui momenti di calma si alternano a esplosioni post-hardcore di inaudita violenza (come nel caso del supergruppo ARTO recensito da Andrea Murgia, che esce con Fantasma e con il feat. di IOSONOUNCANE), antri goth folk non lontani dagli Swans “di mezzo” vengono affondati a colpi di twang e cantautorato viscerale e stregonesco (la brava Anna Von Hausswolff con il suo Dead Magic recensita da Valerio di Marco), derive drone e cosmiche incontrano la psichedelia, l’ambient e viceversa (Lynn Wright, e Norman Westberg e Algis Kizys dagli Swans, ovvero il trio This Is Where recensito da Nicolò Arpinati), per poi allungarsi verso stilosi inni all’amore (impossibile) in frequenza 52 Hz (l’EP omonimo di Chrysta Bell, che vanta un singolo davvero buono – recensione di Caterina Mauro), salvo poi schiantarsi in un eremo EBM, coldwave e industrial (William Maybelline torna a nome Qual con The Ultimate Climax, recensito da Valerio di Marco)

E’ un weekend fatto anche di ritorni alle origini: i Breeders con All Nerve sembrano sintonizzarsi sulla stessa voglia di 90s dei ritrovati Smashing Pumpkins, mentre Moby – che abbiamo di recente intervistato – punta (tra le altre cose) al gospel e al soul della sua opera più nota nell’ultimo Everything Was Beautiful, and Nothing Hurt (recensione di Davide Cantire). Del resto, pensando in particolare ai primi, questo esplorare le possibilità a cavallo tra indie pop e certa MTV alt-rock mid 90s è materia prediletta anche dalle nuove generazioni: senz’altro da Sophie Allison in arte Soccer Mommy, di cui ci parla esaustivamente Riccardo Zagaglia. Ah già, sempre a proposito di fregole 90s e paraggi, questo era l’editoriale in cui vi dovevamo parlare per prima cosa della “band rivelazione di questo 2018”, non fosse che il loro disco d’esordio non è poi così speciale, anzi, a partire dalla loro appassionata ma del tutto trascurabile cover dei Pavement, i Superorganism dell’esordio omonimo non ci sembrano che un fenomeno passeggero. Sono un po’ come gli Architecture in Helsinki al netto del primo disco, come i Bran Van 3000 senza il pezzone. Le ragioni della critica sono comunque esposte meglio nell’articolo di Elena Raugei.

Per quanto riguarda l’Italia – al netto degli Arto di cui vi abbiamo detto più su – ci siamo svegliati ascoltando Veronica N.2 dei Baustelle e Post Concerto dei Coma_cose (di cui ha scritto Giulia Rossi), ma il disco che introduciamo qui è quello degli Zen Circus. Ne Il fuoco in una stanza Appino e soci non rinunciano a cercare strade inedite per esprimersi, confermando tuttavia anche la cifra stilistica che ormai conosciamo, e con qualche riserva espressa da Fabrizio Zampighi in sede di recensione. Il disco “italiano” virgolette d’obbligo che ci ha sorpreso di più è comunque quello di Machweo, che torna a due anni di distanza da Musica da festa con una cosa à la Holden, Abbott e Floating Points ultima maniera, ma con un piglio (jazz) tutto suo. La recensione è di Stefano Pifferi, che sigla con questo disco il terzo nastro TOP ALBUM della settimana. Curiosa anche l’operazione de LB/R La Bellezza Riunita ovvero una raccolta di brani provenienti dagli “album bianchi” di Lucio Battisti e Pasquale Panella (pubblicati tra il 1986 e il 1994) e reinterpretati da numerosi artisti italiani, tra i quali anche chi non ti aspetteresti, tipo Myss Keta. E Mowgli Il Libro della Giungla è l’album di Tedua, nome d’arte del rapper genovese Mario Molinaro

Per la serie – citando Reynolds – aftershocks. Elettronica: Pangaea torna con Bone Sucka e Beneath con Special Offer / Kushty, entrambi 12” nel continuum delle musiche da club fieramente UK. Art-tronica: Feeling è l’EP d’esordio del duo formato da Jenny Hval e dall’artista norvegese Håvard Volden. Indie-tronica 00s: Die Cut, primo album del producer Cut Chemist in 12 anni. Indie e chitarre: ormai non fa più notizia ma è uscito un nuovo album dei The Men (Drift) e i Titus Andronicus hanno sfornato il loro quinto lavoro (A Productive Cough, recensione di Tommaso Iannini in arrivo). Reggae: gli UB40 pubblicano A Real Labour Of Love. Pop&Psych: Danse Dans Les Ailleurs è l’album solista di Barbagallo, batterista dei Tame Impala. Cantautrici al femminile: Joan Baez (Whistle Down the Wind), Tracey Thorn (Record, recensione di Luigi Lupo) e Lucy Dacus (Historian). Last but not least: il ritorno di Richard Youngs con un disco registrato in solo a Glasgow.

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Come scritto all’inizio, trovate tutti gli streaming Spotify degli album citati nelle rispettive pagine album. Potete inoltre consultare gli editoriali pubblicati finora. Attualmente abbiamo quelli del 23 febbraio, 16 febbraio, 9 febbraio, 2 febbraio, 26 gennaio, 19 gennaio e del 12 gennaio.

Tracklist