The Edge nel video di "Numb" degli U2

Lo strapotere della TV cantato dagli U2 in “Numb”

Stranamente, agli U2, uno dei gruppi pop/rock che più hanno lavorato sull’immagine, non sono in generale riferibili videoclip particolarmente innovativi che abbiano ridefinito i canoni estetici o che abbiano lasciato un segno indelebile nell’immaginario collettivo. Quantomeno non a livello di Thriller di Michael Jackson, Like A Virgin di MadonnaWild Boys dei Duran Duran o Take On Me degli A-Ha; ma forse nemmeno al pari di video di artisti più strettamente rock come Queen, Nirvana o Guns N’ Roses. Un aspetto singolare, questo, poiché in verità Bono & co. di bellissimi clip ne hanno realizzati eccome, lavorando con registi anche molto importanti come Wim Wenders e Anton Corbijn. Forse però le cose migliori erano troppo ricercate, d’essai, roba tipo riferimenti a Fellini, Pasolini o Il cielo sopra Berlino che magari buona parte del pubblico generalmente sintonizzato su MTV e affini poteva non cogliere appieno.

Ma gli U2 girarono anche video senza pretese artistiche di tale risma ma ugualmente originali. Tra questi c’era di certo Numb, clip abbinato al singolo di lancio dell’album Zooropa e arrivato sul mercato a fine giugno 1993, in anticipo di una settimana sul disco. La cosa curiosa è che non fu stampato nell’allora preponderante formato CD (a eccezione di poche copie promozionali, rilasciate anche in vinile) composto solitamente da 3-4 brani – la title-track e quelle che una volta si sarebbero chiamate B-sides – ma arrivò in VHS, la vecchia videocassetta su cui, nella fattispecie, erano impresse due versioni del video della canzone, quella canonica scelta per la rotazione sui canali musicali e quella alternativa, più un clip “apocrifo” di Love Is Blindness, brano che chiudeva il precedente album degli U2, Achtung Baby. La stessa Numb era un outtake del disco del 1991, poi ripescata per il lavoro che ne fu appendice e trasformata in una sorta di marcetta piena di effetti elettronici, con una chitarra iper-trattata e un cantato in stile quasi rap.

Cos’aveva di particolare il filmato? La sua immediatezza, ma anche la sua rudimentalità, diremmo. Un’idea semplice ma efficace: il protagonista doveva cantare il brano, il cui testo era una stanca e ripetitiva litania di versi parlati ed espressi a cadenza marziale introdotti dalla negazione Don’t ripetuta fino allo stremo, semplicemente fissando la telecamera di fronte a lui come se fosse lo schermo di una TV, e quindi rivolgendosi idealmente al telespettatore, a ricreare quel senso di stordimento (numbness, appunto) dato dall’eccessiva esposizione alle immagini della TV che il pezzo – al pari dello spettacolo dal vivo in cui la band era impegnata: Zooropa arrivò infatti nel bel mezzo dello ZOO TV Tour – denunciava, a riprova degli effetti nefasti prodotti sull’intelletto umano dal mezzo televisivo (oggi magari nel mirino finirebbero internet e i social, ma la sostanza non cambierebbe).

Ora, viene naturale pensare che il protagonista del video fosse il frontman, cioè Bono, ma la cosa particolare di Numb era il fatto – rarissimo nella carriera degli U2 – che a cantare fosse The Edge, pertanto per la prima volta in assoluto il ruolo di primo attore toccava a lui. Immaginate uno che la band irlandese non l’avesse mai vista prima di allora, magari avrebbe pensato che il famoso Bono Vox di cui tutti parlavano fosse quel simpatico tizio col berretto di lana in testa e il pizzetto da sparviero. Le riprese si tennero in un capannone situato nel quartiere Spandau di Berlino nei giorni immediatamente precedenti il concerto che la band avrebbe tenuto in città il 15 giugno all’interno di quello stesso Olympiastadion teatro, nel 1936, delle famose Olimpiadi utilizzate dal Terzo Reich come passerella per la sua propaganda (salvo poi dover assistere al trionfo del velocista di colore Jesse Owens). Era la prima esibizione degli U2 nella capitale tedesca dal 1981 e arrivava nel pieno di un tour, lo Zooropa, branca europea outdoor dello ZOO TV, incentrato anche sul tema antixenofobo in un periodo di forti rigurgiti neonazisti nel Vecchio continente.

Gli shot durarono 13 ore e fino a notte fonda. Come abbiamo detto, The Edge doveva cantare (o meglio, parlare) le parole del brano guardando fisso in camera, ma siccome non ricordava il testo, da lui scritto ma molto lungo e comprensibilmente non semplicissimo da rimandare tutto a memoria, al contempo doveva leggerle da un appunto che gli era stato messo di fronte. L’idea alla base del copione era che mentre lui cantava venisse continuamente disturbato da varie persone che si alternavano nell’inquadratura cercando in ogni modo di farlo desistere dal suo monologo; ma ogni tentativo andava a vuoto perché lui, imperterrito, avrebbe continuato a fissare l’obiettivo come se la cosa gli scivolasse, istupidito com’era dalle immagini provenienti dall’ipotetico schermo posto dinanzi a sé.

E così, tra zaffate di fumo di sigaretta, leccatine ai lobi delle orecchie da parte di due modelle tedesche, schiaffi da parte di una bambina, corde avvolte intorno alla testa e compagni di band che gli ronzavano accanto come mosche, il chitarrista procedeva inesorabile con la sua nenia. Poi, a metà canzone, in concomitanza con il bridge di tastiera, veniva spinto giù dallo sgabello su cui era seduto al fine di farlo sparire per alcuni istanti dal campo visivo e lasciare lo sfondo completamente scuro. Per quale motivo? La decisione fu un artificio voluto dal regista Kevin Godley per poter cambiare pellicola. Il video, infatti, inizialmente doveva essere girato in un unico piano sequenza, ma dato il tempo limitato a disposizione e la molto elevata possibilità di fare errori (o che The Edge stesso scoppiasse a ridere durante le riprese) che avrebbero comportato il dover ricominciare tutto daccapo, si ricorse a un escamotage degno di Hitchcock: come il leggendario Mago della suspense in Nodo alla gola, Godley approfittò dello sfondo nero per cambiare bobina, in modo che in fase di montaggio non si notasse lo stacco, e girare così la seconda parte con la cinepresa ricaricata.

A questo punto, il chitarrista, riappariva dal basso e si rimetteva a cantare esattamente come prima. E qui ricominciavano le angherie ai suoi danni, tra cui l’esibizione di una danzatrice del ventre che si frapponeva tra lui e lo schermo (si trattava della ballerina e coreografa Morleigh Steinberg, che si esibiva nel conturbante ballo orientale anche sul palco con gli U2 durante Mysterious Ways e che il chitarrista avrebbe poi sposato in seconde nozze) e a seguire la parte più divertente: all’improvviso, da entrambi i lati dello schermo entravano in scena due piedi (appartenenti alla coppia di modelle di cui sopra) che andavano a piazzarsi sulla faccia del chitarrista, scuotendola nella vana speranza di zittirlo. E poi, ancora, carezze sul viso da parte di inquietanti e tozze mani d’uomo, lanci di mazzi di rose, richieste di selfie (con la vecchia macchinetta, ovvio: mica c’erano gli smartphone allora) e, in ultimo, il manager Paul McGuinness che gli sussurrava all’orecchio la fatidica frase, questa sì raggelante, almeno per ogni membro degli U2: «C’è qualcuno che vorrei farti conoscere». E infatti era l’unico approccio verso il quale The Edge mostrava una reazione, per quanto distratta e non proprio entusiasta. Perché? Quelle parole – raccontò lo stesso musicista – di solito erano il preludio a un incontro con qualcuno di estremamente spiacevole. Ma tanto lui ormai era numb, che gliene fregava?

Un ultimo, breve inciso. A inizio articolo abbiamo scritto che gli U2 non hanno mai realizzato videoclip entrati davvero nella cultura popolare, ma in parte è inesatto perché Numb uscì anche in una versione tutta da ridere, intitolata Green Eggs and Ham, ad opera del cantautore e comico statunitense Weird Al Yankovic; e all’epoca, essere parodiati da lui era un po’ come un investitura.

Per i precedenti episodi della rubrica dedicata ai videoclip storici, vi rimandiamo a Lucio Battisti, New Order, PIL, Nirvana, Blur, Joy DivisionU2ColdplayThe CureNick Cave and the Bad SeedsRadioheadDepeche ModeDandy WarholsPublic Enemy e Fatboy Slim.

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