John Lennon, still dal making del video di “I'm The Walrus”

The Beatles. “I Am The Walrus”, l’altro Lennon, da tenere negli occhi e nelle orecchie

“The Walrus was Paul”? No, Paul era l’ippopotamo, e il Tricheco era (ovviamente) – John. George era il coniglio e Ringo la gallina – o qualche altro pennuto, ma comunque non ne sarebbe venuta una buona canzone, o una freccia depistante scagliata ai fan come Glass Onion …. insomma, chiunque abbia visto Magical Mystery Tour (contemporaneamente: capolavoro incompreso del cinema; capolavoro del pop-rock psichedelico e oltre; più grande flop nella carriera dei Quattro; monnezza inconcludente in technicolor; pellicola cult, arty e sperimentale a posteriori interessante e – sic! – geniale pur nella sua pretenziosità) sa benissimo che John non solo canta di essere il Tricheco ma ne indossa anche il costume, in una delle sequenze più memorabili di quel film. Che poi non è altro che un pretesto per una collezione di filmati musicali come lo erano stati i precedenti A Hard Day’s Night e Help!, con il trascurabilissimo dettaglio di non avere, stavolta, né una sceneggiatura né un regista (si trattò, di fatto, di un’autoproduzione con Paul al timone e, praticamente, dietro la cinepresa).

Trasmesso dalla BBC il giorno di Santo Stefano, a poco meno di sei mesi dal trionfo planetario di Sgt. Pepper’s… fu per l’opinione pubblica il primo, vero, passo falso artistico dei Beatles: in mezzo c’era stata la Summer Of Love con tanto di diretta mondiale televisiva, i primi incontri con il Maharishi, la morte di Brian Epstein, l’entrata in scena in sordina di una certa artista giapponese e una cosuccia chiamata 1967, quindi non ci sarebbe stato nulla di strano se fosse subentrata un filino di autoindulgenza. E poi, diamine, sono i Beatles e basta leggere la scaletta dell’EP – per farsi ancora più male, quella dell’LP – per inchinarsi e tacere.

The Fool On The Hill, Blue Jay Way, Your Mother Should Know, più grottesche scenette proto-pythonesche in costume, incomprensibili giri a vuoto nella campagna inglese, Lennon-cameriere che serve gli spaghetti a una cicciona con una pala… Magical Mystery Tour è questo, prendere o lasciare. In quello che francamente è e resta, al netto della girandola di opinioni sopra elencate, un mirabile guazzabuglio, la scena-clip di I Am The Walrus è forse la più famosa, nonché quella che è certamente più ficcante nel contesto lisergico-onirico-a cazzo di cane del film. In modo piuttosto spartano e senza l’aiuto di particolari effetti, se non i summenzionati costumi, un montaggio frenetico di inquadrature random e una visionaria sequenza di coda che fa il paio con quella musicale, mette letteralmente in immagini uno dei testi più ispirati di Lennon, un nonsense di scuola Lewis Carroll, figlio diretto delle sue raccolte letterarie In His Own Write (1964) e A Spaniard In The Works (1965).

Girato in località West Malling, nel Kent, oltre a riferimenti al mondo di Alice – il muro di Humpty Dumpty? – ci sono i policemen, c’è l’eggman (Lennon con indosso un copricapo da manicomio del 18mo secolo…), ci sono gli eggmen, ci sono i Beatles nei summenzionati costumi e vestiti più sgargianti (strumenti inclusi: su tutti la Stratocaster “Rocky” di Harrison, che di recente la Fender ha riprodotto in edizione limitata in ogni dettaglio della sua ineffabile riverniciatura). E c’è soprattutto il Tricheco. Che è John. Pazienza per i complottisti del #paulisdead che, fuorviati dal citato passaggio del testo di Glass Onion, associavano Paul a un animale simbolo della morte (?); tesi corroborata dalla scritta “Love 3 Beatles” sulla grancassa di Ringo… (3, non 4… capito?). Lasciamo stare qui Macca e le teorie a lui dedicate: questo è – come concetto, scrittura, songwriting, produzione, arrangiamento – un apice assoluto di John, l’ultima delle sue composizioni davvero irripetibili. Perché unica.

Analogamente, i Beatles non si ripeteranno mai più – filmicamente – a questi livelli: i loro clip successivi saranno piuttosto standard, fino al cine veritè di Let It Be che per concezione ed esiti è l’antitesi del videoclip. Ad essere onesti: il quasi coevo clip di Strawberry Fields Forever, concepito come filmato promozionale a sé stante e non come sequenza di film, è probabilmente superiore a I Am The Walrus sia tecnicamente che concettualmente; che tuttavia preferiamo, proprio per la sua vena genuinamente folle, casuale e amatoriale in arcobaleni sixties. Il tutto con buona pace di Imagine e delle sue – ehm – immagini di bianca luce accecante; il Tricheco è un altro Lennon, non meno iconico, da tenere negli occhi e nelle orecchie. Goo Goo G’joob.

Extra trivia: nel video di When We Was Fab del 1987, George e Ringo suonano con un misterioso bassista mancino vestito da … ippopotamo? No! Da Tricheco!

N.B. questo che vedete in questa pagina è l’Alternate video della scena clip che include il making of del clip stesso

Per i precedenti episodi della rubrica dedicata ai videoclip storici, vi rimandiamo a Verdena, Pj Harvey, Lucio Battisti, New Order, PIL, Nirvana, Blur, Joy DivisionU2ColdplayThe CureNick Cave and the Bad SeedsRadioheadDepeche ModeDandy WarholsPublic Enemy e Fatboy Slim.

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