A semestre appena concluso, è giunto il momento di tirare le somme su questa prima parte dell’anno ed evidenziare quelli che secondo la redazione e lo staff sono i migliori, o meglio, i più rappresentativi album del 2015.
La lista che segue è il risultato di un mix tra le preferenze espresse nella classifica “in movimento” della sezione relativa del sito e una cernita editoriale che si è fatta carico delle solite, dolorose selezioni ed esclusioni. Parliamo di “movimento”, nella citata classifica, perché a seconda delle votazioni dei collaboratori questa può tecnicamente subire variazioni in ogni momento e fino alla fine dell’anno; parliamo di “selezioni” perché in questa sede abbiamo deciso di far rientrare soltanto 20 dischi. Nel far questo, abbiamo prediletto il classico polso sul presente ma anche le tenaci resistenze di chi, scavando nel passato e nelle cosiddette “origini”, trova viatici vibranti in relazione al solito mai-del-tutto-svelato qui e ora, un rapporto tra sé e chi ascolta che chiede rapimento, cattura, spiazzamento.
Tirando il ballo la ragione sociale del sito, questa lista di 20 dischi rappresenta un compromesso tra le istanze del “sentire” e quelle dell'”ascoltare”, due inscindibili modalità di approcciare il mondo dei suoni unite da un continuum: quel sentire specifico che ci distingue tutti (ognuno ha il proprio) e quell’ascoltare socializzato che ci accomuna, divide e condiziona. Valutare questi dischi ha significato collocarsi in un punto tra questi due poli opposti e il compromesso tra tutti ha portato alla lista di seguito.
A questo indirizzo trovate i dettagli del nostro nuovo annuario su carta che, a differenza del formato scelto per il web, comprenderà 30 album (e alcuni articoli), ognuno accompagnato da un testo inedito e scritto ad hoc. Di seguito trovate una lista spiccia corredata da link che rimandano alle recensioni di riferimento pubblicate su SA (allegato ad esse, ove disponibile, si aggiunge l’ascolto del disco via Spotify o Soundcloud).
D’Angelo and The Vanguard – Black Messiah
Un intreccio di ipotesi black music con una presa forte sulla realtà
Carter Tutti – Carter tutti Plays Chris & Cosey
Nuove interpretazioni e remix dei classici anni Ottanta e Novanta di Chris Carter e Cosey Fanni Tutti
Iosonouncane – Die
Una micidiale narrazione in technicolor in bilico tra prog, pop, elettronica, psichedelia, canzone d’autore.
Jim O’Rourke – Simple Songs
“Canzoni semplici”, che nella testa di Jim O’Rourke equivalgono a una gimkana imprevedibile e avvincente.
Holly Herndon – Platform
Un importante affresco sulla contemporaneità digitale in cui siamo immersi, in bilico tra liberazione e controllo (e un tocco pop che non guasta).
Kendrick Lamar – To Pimp A butterfly
Il funk e l’hip hop old school alle fondamenta di una cattedrale ritmica e narrativa.
Sufjan Stevens – Carrie & Lowell
Undici ballate a luci basse, scritte in memoria della madre e del di lei compagno. Melodicamente superbe.
Mumdance & Logos – Proto
Indagare sulle zone di confine dei continuum britannici superando citazionismi e revival.
Voices From The Lake – Live At MAXXI
Non è ambient e non è techno, casomai téchne.
Prurient – Frozen Niagara Falls
Un album tra i più importanti della dissennata carriera di Fernow.
Matana Roberts – Coin Coin Chapter Three: The Run Thee
Matana Roberts continua imperterrita il suo percorso alla ricerca delle origini.
Tyondai Braxton – Hive1
Musica generativa, più che intuitiva. Sospesa nel tempo.
Ibeyi – Ibeyi
Nuovi mix tra gospel, hip hop e Africa all’insegna dello Yoruba.
Laura Marling – Short Movie
Un lavoro di grande personalità, nitido ed empatico.
Courtney Barnett – Sometimes I Sit and Think, and Sometimes I Just Sit
Quadretti quotidiani con impressioni e osservazioni su fatti con già il sapore del generazionale.
Melampus – Hexagon Garden
Il melange umbratile ed elegantemente algido del duo, tinto d’elettronica.
Hudson Mohawke – Lantern
Gospel grime for the 10s
Florence And The Machine – How Big How Blue How Beautiful
Nuove splendide delusioni sentimentali per la Welch.
Kerridge – Always Offended Never Ashamed
Nuove forme di disperata e consapevole fisicità.
FFS – FFS
Un brillante e autoironico lavoro di sponda.