Weekend discografico. Tra i dischi in streaming Weezer, Angel-Ho, Royal Trux, Hozier, Robert Forster e Canova

Quest’anno, discograficamente parlando, è iniziato bene, e senza dilungarci qui in riassunti delle puntate precedenti (come abbiamo già fatto in passato) vi rimandiamo ai precedenti editoriali per una mappa di ascolti e recensioni. Attualmente abbiamo quelli del 22 febbraio, 15 febbraio, 8 febbraio, 18 gennaio, 25 gennaio e 1 febbraio.

Con in cuffia un pezzo – concedeteci la perifrasi – us pop come Zombie Bastards e un album di karaokistiche cover perlopiù 80s pubblicato a sorpresa, come dovremmo accogliere il nuovo lavoro a pantone cromatico degli Weezer? Che il Black Album sia la paraculata definitiva della band dopo quella furbata di cover dei Toto che l’ha rilanciata nelle chart statunitensi lo scorso anno? Ce lo dirà Valerio di Marco in sede di recensione ma dal canto nostro vien facile calar la mannaia quando in tracklist ascolti brani folky disco sbarazzini come Living In L.A. A proposito di 80s, non molla la passione per il decennio edonista neppure in casa Pond, che intendono questo Tasmania come fratello del precedente The Weather. Si parla ancora di capitalismo e del climate change ma lo si fa con mano decisamente felpata attraverso un morbido e solare elettro-pop-rock. Di una nostalgia più marcata (e stracciona) è invece fatto Till I Burn Up, quinto album del chitarrista Steve Marion, meglio noto come Delicate Steve, in cui spuntano anche beat a un passo dal trash da colonna sonora di genere e un sintetizzatore – giusto per non farsi mancare nulla – appartenuto in origine a Freddie Mercury. Accade nel singolo Selfie Of A Man, uno degli episodi più gradevoli in scaletta, ci racconta Elena Raugei.

Sempre 80s ma senza scherzi: escono i dischi di Test Dept, band pioniera dell’industrial (Disturbance), e Rema-Rema, formazione post-punk seminale che vedeva membri dei Siouxie & The Banshees e The Models (la raccolta di materiale d’archivio Fond Reflections su 4AD).


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Giriamo l’angolo e parliamo di cantautori. Ottimo il ritorno di Fumaretto/Billoni che in Coma magnifica tutta la sua attitudine visionaria, la stessa che si intuiva nei dischi precedenti ma che forse non veniva fuori in modo così plateale. Ce ne parla Fabrizio Zampighi in sede di recensione e sempre suo sarà l’articolo che ci dirà di Amore e Soldi dei Lapingra, formazione che in passato si era distinta per un’idea di indie pop molto creativa e spumeggiante. Il nuovo album è una svolta non da poco rispetto ai precedenti, a cominciare da un titolo che sembra citare gli argomenti giovanili che vanno per la maggiore tra i trapper e i rapper contemporanei, fino ad arrivare a un synth pop decisamente più lineare, ortodosso e cantato in italiano.

Sempre canzoni, ma in lingua inglese, scrivono due tipi piuttosto distinti tra loro: Ian Brown Robert Forster. Il primo torna solista a 10 anni da My Way e dopo l’avventura della reunion degli Stone Roses che ha prodotto due singoli pubblicati in serie non proprio memorabili. Diversa la pasta di cui è invece fatto Ripples, disco che lo vede nella sua forma migliore. I suoi giri in bici nel clip di First World Problems intersecavano la giusta dose di sfrontatezza e gioco, dunque. Il secondo era anche lui silente da qualche annetto, e questa nuova prova dell’ex Go-Betweens intitolata Inferno promette, parole sue, «un mix di pop (Inferno (Brisbane in Summer)), groove balneari (Life Has Turned a Page) e la New York del ’77 (Remain)». Di gran classe aggiungiamo noi, fate conto il Nick Cave di The Good Son in negativo, e forse non è un caso che il disco sia stato registrato a Berlino.

Canzoni un po’ paracule, pur nel loro vestito più incazzoso (vedi Nina Cried Power con Mavis Staples), ce le consegna invece Hozier, uno che detta come va detta je piace fare er piacione e che pertanto non ha lesinato né sul fronte della ballata sexy, né su quello dei cori e della grancassa in zona Mumford & Sons. La formula è come al solito ricca di influenze gospel, soul e rock, ma il carattere risulta più intenso. Ci dirà più specificatamente Eleonora Orrù di questo Wasteland, Baby!, come dell’ennesimo album di Mark Kozelek – qui in compagnia di Donny McCaslin e Jim White – ci dirà Marco Boscolo.

Sorvolando sul singolo dei produttori multiplatino Takagi e Ketra (che sfornano un brano con i feat. dell’inedita trinità formata da Tommaso Paradiso, Jovanotti e Calcutta), sempre sul fronte della canzoni con gli occhi e le orecchie strizzate abbiamo Vivi per sempre, il nuovo disco della band cantaut(it)pop milanese Canova. Un lavoro che probabilmente non ci annoierà con temi quali l’immortalità e gli ultimi ritrovati della ricerca genetica, ma prova a distrarci dalle nostre grame vite con storie d’amore di fuori sede a Londra e con interrogativi sulle Groupie. Vi si pongono domande anche esistenziali: cosa potrebbe nascere tra un cantante e una groupie al di fuori dei loro ruoli? Ma spazziamo via ogni dolcezza e parliamo dei Royal Trux. Che discaccio è White Stuff? Tommaso Bonaiuti ce lo descrive per filo e per segno ma la sostanza è che abbiamo in cuffia e nelle casse un lavoro forse non bellissimo ma decisamente necessario, fatto da uno degli ultimi outfit rock ancora indossabili, senza sembrare totalmente ridicoli. È poco? Senz’altro no.

Sul fronte elettronica lontana dai beat abbiamo un TOP ALBUM, parola di Daniele Rigoli. Lo firma Ancestral Voices, ovvero il side project di uno dei due Akkord Liam Blackburn. Il disco s’intitola Navagraha, traduzione di “nove corpi celesti” nella lingua sanscrita. E non vi sveliamo nulla di più, se non che è un ascolto terribilmente esoterico e numerologico. Per quanto riguarda le uscite più ritmate, sul lato techno c’è Luke Slater con l’alias Planetary Assault Systems con Straight Shooting, e poi Ascetic EP della producer russa (ma di stanza a Copenhagen) Anastasia Kristensen. Su un’elettronica intimamente indie tornano i Lali Puna con Being Water, mentre sul lato più cyber-pop-queer-avant c’è un disco piuttosto atteso, che è il debutto su Hyperdub di Angel-Ho, Death Becomes Her, di cui ci dice Giuseppe Zevolli.

Last but not least, parliamo di Solange, che se n’è uscita a sorpresa con un nuovo album ricco tanto di jazz quanto di ospiti. Il disco s’intitola When I Get Home e dovrà far fronte alle alte aspettative di quanti hanno decretato il precedente A Seat At The Table tra gli album favoriti del 2016. A proposito di jazz ma in senso più avventuroso, Nicolò Arpinati ci parla bene anche dei 72-Hour Post Fight, un collettivo con base a Milano il cui disco omonimo esce per La Tempesta. Dimenticavamo…. è uscito un nuovo album dei Queensryche.

1 Marzo 2019 di Edoardo Bridda
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