Liam Gallagher nel videoclip di "Wonderwall"

“Wonderwall”. Gli anni ’90, il britpop e un’intera stagione incastonati nel bianco e nero degli Oasis

Il recente traguardo del miliardo di streaming su Spotify è solo l’ultimo della miriade di indizi che in questi ultimi 25 anni hanno consacrato Wonderwall non solo come uno dei brani più rappresentativi degli Oasis, ma anche del britpop e degli anni ’90 più in generale. Il brano, premiato fin dalla sua pubblicazione come singolo il 30 ottobre 1995, fu uno dei più venduti in quegli anni e ad oggi è il 76° più venduto nel Regno Unito con oltre 1 milione di copie; è anche l’unico singolo della band di Manchester ad aver raggiunto la Top 10 negli Stati Uniti, sancendo il successo internazionale dei fratelli Gallagher. Proprio in un nostro recente resoconto, evidenziavamo come Wonderwall fosse il brano dei Novanta più ascoltato quest’ultimo mese sempre sulla piattaforma Spotify, riuscendo a staccare, e non di poco, Smells Like Teen Spirit dei Nirvana.

Al centro della fascinazione del pubblico verso il pezzo contenuto nell’epocale album (What’s the Story) Morning Glory? c’è anche il titolo stesso: ispirato al primo (e misconosciuto) lavoro solista di George Harrison, Wonderwall Music, questo cosiddetto muro delle meraviglie è in realtà una parola inventata, cosa che verrà ribadita perfino in una canzone dei coevi Travis, quando nel testo di Writing to Reach You (che sfrutta un riff simile a quello della chitarra di Noel Gallagher) ci si chiede: «And what’s a wonderwall anyway?».

Non so da dove provengano gli accordi e ricordo la cosa di Harrison. Ricordo che “you’re my wishing stone” non suonava bene. Dove abitavo avevo un poster di Wonderwall. E così pensai: “You’re my wonderwall. Porca troia! Suona fantastico. Nessuno saprà cosa significhi
Noel Gallagher (2015)

Così come il brano, anche il relativo videoclip ufficiale – diretto da Nigel Dick (già al lavoro con Tears for Fears, Toto, Alice in Chains) – diventerà tra i più rappresentativi di quegli anni e verrà trasmesso e ritrasmesso a ripetizione continua da MTV, VH1 e da tutti gli altri canali televisivi dedicati alla musica. Nonostante nel filmato compaiano clown e giocolieri, tutta l’impalcatura in cui i componenti della band si muovono (o non si muovono dato che sono quasi sempre in posizione seduta) sembra ricordare un grande dietro le quinte o un making of del video stesso, con gli “attori” Oasis pronti per le riprese del videoclip. In questo spazio ciascun membro occupa il tempo come può: da Noel che sta accovacciato sulla sua chitarra intonando quel riff leggendario a Liam che tenta la fortuna a una slot machine, fino a Bonehad e Alan White che giocano a freccette. Dopo aver dato il via a tutto avviando il singolo in un giradischi portatile, il clown lo stoppa sancendo la fine del video, immerso nel riconoscibile bianco e nero entro cui è stata incastonata non solo questa resa visiva di Wonderwall, ma in generale l’iconografia di buona parte degli anni Novanta musicali (basti pensare ai video di Nirvana, U2 e Depeche Mode di quegli anni). Neanche a dirlo, il videoclip fu premiato all’edizione 1996 dei Brit Awards come British Video of the Year

Per i precedenti episodi della rubrica dedicata ai videoclip storici, vi rimandiamo a Talking HeadsU2 (Numb), Lucio BattistiNew OrderPILNirvanaBlurJoy DivisionU2 (One)ColdplayThe CureNick Cave and the Bad SeedsRadioheadDepeche ModeDandy WarholsPublic Enemy e Fatboy Slim.

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