Migliori album 2019. La classifica di Riccardo Zagaglia

Il 2019 musicale – per quanto mi riguarda – è stato principalmente un accompagnamento (piuttosto lento e stanco) alla fine del decennio. Negli ultimi mesi sono sicuramente usciti tanti buoni album – alcuni veramente ottimi – ma a conti fatti le sorprese sono state davvero poche e a livello contro-culturale non abbiamo assistito a nulla di davvero impattante o dal retrogusto vagamente generazionale.

Riguardando quelli che sono stati gli album che mi hanno maggiormente accompagnato lungo il 2019, mi rendo conto di essermi rifugiato in una sorta di classicità che solo fino a qualche anno fa cercavo di evitare (quasi) a tutti i costi. Weyes Blood e Angel Olsen hanno effettuato ulteriori passi in avanti raggiungendo una epicità senza tempo con i rispettivi Titanic Rising e All Mirrors, probabilmente i loro album più ambiziosi e artisticamente completi, ma non necessariamente quelli che riascolterò con più piacere. Discorso non troppo diverso per Aldous Harding (Designer) e Sharon Van Etten (Remind Me Tomorrow non arriva alle vette di Are We There).

Lana Del Rey e i Big Thief invece hanno raggiunto il proprio apice, la prima con Norman Fucking Rockwell (expolit già intuibile dai singoli pubblicati lo scorso anno) e i secondi con due preziosi album rilasciati a pochi mesi di distanza: U.F.O.F. e, soprattutto, Two Hands. Sul fronte cantautorale anche (Sandy) Alex G ha trovato un momento di grazia con House of Sugar, punto d’arrivo di una carriera ormai stracolma di ottima musica. Cosa dire, poi, di una FKA Twigs (MAGDALENE) sempre più artista totale?

Tanto songwriting quindi, ma non solo, fortunatamente: tra le cose migliori dell’anno non posso non citare l’esordio dei Black Midi (Schlagenheim) e il movimento che si è creato attorno alla Speedy Wunderground (Black Country, New Road, Squid…), forse il più interessante in termini di guitar-music alle porte del nuovo decennio. Sempre sul fronte post-punk bene anche i Fontaines D.C. con Dogrel (sulla scia del clamore suscitato negli ultimi anni da band come Idles e Shame) e sempre da Dublino il ritorno integralista e senza compromessi dei Girl Band (The Talkies). Tra i dischi migliori dell’anno senza dubbio anche Bandana della premiata ditta Freddie Gibbs & Madlib e Igor di un Tyler, the Creator sempre più icona definitiva anni dieci.

Questi sono probabilmente i lavori che ho apprezzato e ascoltato maggiormente durante l’anno, ma mi piace citare anche gli album dei Boy Harsher, These New Puritans, Jenny Hval, Drab Majesty, Hatchie, Orville Peck, Stella Donnelly, Little Simz, Nick Cave & The Bad Seeds, Caretaker, Billy Woods & Kenny Segal, Purple Mountains, Tropical Fuck Storm, Wicca Phase Springs Eternal, Caroline Polacheck, The Murder Capital, DIIV, slowthai, Loraine James (forse l’unico nome che sembra proiettato verso il prossimo decennio), Palehound, Men I Trust, Great Grandpa, le colonne sonore di Hildur Guðnadóttir, di Bobby Krlic e di Mica Levi e la conclusione del progetto Everywhere at the End of Time di The Caretaker. La lista è piuttosto lunga e la potete trovare poco più sotto.

Colgo l’occasione della fine del decennio per ampliare la lente di ingrandimento su tutti gli anni Dieci, attraverso una sorta di libro interattivo super sintetico che ho scritto e impaginato negli ultimi mesi:

Top 20 Album 2019:

1) Weyes Blood – Titanic Rising
2) Big Thief – Two Hands
3) FKA Twigs – Magdalene
4) Black Midi – Schlagenheim
5) (Sandy) Alex G – House of Sugar
6) Fontaines D.C. – Dogrel
7) Tyler the Creator – Igor
8) Freddie Gibbs, Madlib – Bandana
9) Lana Del Rey – Norman Fucking Rockwell
10) Angel Olsen – All Mirrors
11) Aldous Harding – Designer
12) Sharon Van Etten – Remind Me Tomorrow
13) Boy Harsher – Careful
14) These New Puritans – Inside The Rose
15) Jenny Hval – The Practice of Love
16) Girl Band – The Talkies
17) Nick Cave & The Bad Seeds – Ghosteen
18) Caroline Polachek – Pang
19) Drab Majesty – Modern Mirror
20) Hatchie – Keepsake

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6 Dicembre 2019 di Riccardo Zagaglia
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