Weekend di pubblicazioni discografiche e streaming con Jesus & Mary Chain, Diamanda Galás, Pontiak e altri

Dopo un weekend come quello scorso, dove sono stati i Depeche Mode a catalizzare l’attenzione delle uscite discografiche, questo fine settimana (anticipato dall’exploit dei Gorillaz e dal nuovo brano di Lamar) possiamo tranquillamente farlo rientrare nel capitolo dei ritorni di culto a 360°, a partire da quello sulla chilometrica distanza dei Jesus And Mary Chain. La band degli ex fratelli-coltelli britannici non pubblicava un disco dai tempi di Munki e il nuovo Damage and Joy, recensito su queste pagine da Diego Ballani, è qui per dimostrarci quanto i «Mary Chain restino sempre i migliori Mary Chain in circolazione».

Altro comeback di peso, e a distanza di parecchi anni dall’ultima uscita (Guilty Guilty Guilty risale al 2008), è quello di Diamanda Galás che con All the Way propone una raccolta di standard jazz riarrangiati con la sua (ancora) incredibile estensione vocale. Come sempre, a coloro che la definiscono la regina del goth, lei risponde: «Non sono goth, sono greca».

Terzo ritorno di una certa rilevanza, da un bel po’ di anni a questa parte se consideriamo la trilogia Randy, Chuck and Bob uno spin-off della stessa band, è quello dei Residents, che ritroviamo nella loro veste più congeniale con un concept album nella forma di storytelling, tra narrazione surreale da audiolibro e grottesca new wave. The Ghost Of Hope esce per Cherry Red – sulle ceneri della defunta Ralph – e, come vi racconteremo prossimamente in sede di recensione, riappacificherà una buona fetta di fan perduti con le sonorità del gruppo di San Francisco.

Di un certo peso (in tutti i sensi), e sotto una medesima costellazione apocalittica, anche il primo album lungo della coppia formata da The Bug (ovvero Kevin Martin) e Earth (ovvero Dylan Carlson), che con Concrete Desert – vedi anche recensione – lavora di cinematografia tra texture sintetiche e polverosi riff di chitarra, riducendo al minimo la potenza e i volumi in funzione di lande abbandonate, a ricordarci del Dead Man di Neil Young ma anche dell’isolazionismo dei 90s.

E se c’è chi lavora su una dimensione che trascende l’uomo, P.W. Elverum, sotto l’alias Mount Eerie, è colui che di converso ci fornisce uno degli incontri ravvicinati con il dolore e la perdita più potenti degli ultimi anni. A Crow Looked at Me, racconta Nino Ciglio in sede di recensione, è «incontro con l’anima nuda del suo autore», ed è già uno dei top album di quest’anno. Sempre rimanendo in tema di album marchiati TOP, Fabrizio Zampighi parla molto bene di Dialectic of Ignorance, il nuovo album dei Pontiak: i Nostri «prendono il precedente Innocence e lo bombardano di raggi X, cavandone fuori una creatura muscolare e blindata».

Un altro bel ritorno è quello della Cairo Gang – band affiliata a Bonnie Prince Billy – con Untouchable, sottolinea Carmine Vitale, mentre, all’opposto, deludente per Maria Eleonora Mollard Find Me Finding You, l’album di Laetitia Sadier con il Source Ensemble. Sempre sull’onda degli inaspettati ritorni sulle scene abbiamo i Boss Hog di Cristina Martinez e Jon Spencer con Brood X, dei quali ha parlato Stefano Pifferi in una critica recensione. E se di chitarre parliamo, la fuzz rock band cantautorale Arbouretum è tornata con Song of the Rose, sempre sull’etichetta dove escono anche i Pontiak, Thrill Jockey.

Avventurandoci per sentieri più legati all’elettronica, la producer londinese Kelly Lee Owens esordisce sulla blasonata Smalltown Supersound con un album omonimo tra art pop e tech-house. Il duo Teengirl Fantasy torna con il seguito dell’esordio discografico, 8AM, e l’apprezzato producer britannico delle “false memories” da rave Special Request firma il 91° capitolo del Fabriclive. Sempre elettronico, ma dalle tinte analogiche il ritorno dei Soulwax con From Deewee, registrato in un’unica take con il «duo belga in gran spolvero», sottolinea Marco Boscolo in sede di recensione. E ancora elettronico, ma virato su ambient/drone/minimalismo, Epithymía, il secondo album degli Anjou, progetto composto da Mark Nelson e Robert Donne dei Labradford. Verso sentieri più contemporanei troviamo, infine, il primo disco in solo di Daniel Brandt del Brandt Brauer Frick su Erased Tapes.

Chi preferisce, invece, spaziare tra dorni, noise e psichedelia è la 90s band Bardo Pond, che su Fire propone l’ultimo lavoro Under The Pines, mentre su un terreno propriamente noise, ma virato su una marcissima psichedelia, troviamo i Wolf Eyes, che con Undertow inaugurano l’etichetta personale Lower Floor Music.

Uscite italiane: Emidio Clementi e Corrado Nuccini pubblicano Quattro Quartetti (la recensione è di Fernando Rennis), e il rapper Mudimbi esce con Michel dagli spiragli di un talento ancora tutto da sviluppare, ma già sulla buona strada, racconta Roncoroni in sede di recensione. Vecchi progger: Steve Hackett ritorna con The Night Siren. Sempre 90s: Scott Kannberg (Pavement) sotto l’alias Spiral Stairs pubblica Doris and the Daggers. 70s e funky: Tuxedo II rappresenta il ritorno della coppia Mayer Hawthorne e Jake One con un buon disco, la cui recensione su queste pagine è firmata da Eleonora Orrù.

Per una panoramica più generale sulle uscite da oggi ai prossimi mesi vi rimandiamo, come sempre, alla pagina dedicata In Uscita (disponibile anche dal menù di navigazione e in visione solo per utenti desktop). Se volete, potete consultare anche le notizie relative alle uscite del 17 marzo, 10 marzo, 3 marzo, 24 febbraio, 17 febbraio, 10 febbraio, 27 gennaio e 3 febbraio e, come sempre, trovate l’ascolto Spotify, assieme ad ulteriori informazioni, nelle pagine che abbiamo dedicato a ciascun disco.

24 Marzo 2017 di Edoardo Bridda
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Tour di Jesus And Mary Chain Tutto il tour
  • Feb
    23
    2021
    Milano (MI)
    Alcatraz
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