Weekend discografico. In ascolto Caribou, Dente, Non Voglio Che Clara, Vladislav Delay, Soccer Mommy e altri ancora

Dopo il pieno di uscite dello scorso weekend c'era da aspettarsi un calo, ma è un calo tutto relativo, perché sia a livello di quantità che di qualità questo fine settimana se la cava assai bene

Dopo il pieno di uscite dello scorso weekend c’era da aspettarsi un calo, ma è un calo tutto relativo perché sia a livello di quantità che di qualità questo fine settimana se la cava assai bene. È uscito Suddenly, l’atteso disco di un Caribou che si ripresenta in ottima forma a oltre cinque anni dal precedente Our Love con un lavoro che entra ed esce dai costrutti dance, folk, hip hop e pop con una disinvoltura e un’introspezione disarmante. È, inoltre, il disco di un Dan Snaith che ci mette più che mai la voce e l’accompagna con un solido songwriting. Di ottime canzoni parliamo anche nel caso dei Non Voglio Che Clara di Superspleen Vol. 1, recensiti da Marco Boscolo, così come notiamo con piacere che la vena agrodolce di quegli eterni jangler che sono i Real Estate non si è spenta (di The Main Thing scrive Fernando Rennis).

Più perplessità che convinzione Stefano Solventi la ritrova invece nel Dente del disco omonimo, che mette nel cassetto il cantautorato sghembo e disincantato per abbracciare una radiofonia a pronta presa, semplificando strutture e melodie fino a sfiorare una certa faciloneria. Sul lato indie, per ragioni similari, Riccardo Zagaglia non promuove del tutto Color Theory, il ritorno di Soccer Mommy, un disco all’insegna della disillusione e del tormentato, eppure incapace di elevare il proprio indie pop/rock nostalgicamente ’95-’00 oltre la barriera dell’innocuo. Piuttosto innocue sono, del resto, anche le atmosfere tra dream pop e rock a tinte shoegaze di Komorebi, l’album di Lavinia Siardi, in arte Flamingo (di cui si è occupato sempre Rennis), mentre più interessante sembra il piglio sbarazzino e indie pop degli Orielles da Liverpool nel loro Disco Volador, così come quello dei Pop X di Antille a cavallo fra pop, vocoder, reggae, musica disco commerciale e abbattimento dei luoghi comuni della canzone italiana, di cui parla un gran bene Marco Braggion.

Spostandoci su proposte più eccentriche, c’è grande attesa per i Wasted Shirt, ovvero il primo disco del duo formato da Brian Chippendale dei Lightning Bolt e Ty Segall. Una collaborazione difficile da immaginare sulla carta la loro, che colpisce, però, già dai singoli che hanno preceduto la pubblicazione del disco, a cavallo tra avant, psych & garage. Il WE segna inoltre il ritorno dei Gang Of Four: This Heaven Gives Me Migraine è l’EP al quale Andy Gill stava lavorando prima del decesso. E il disco contiene versioni riarrangiate di brani che la band ha composto lungo la sua quarantennale carriera.

Per quanto riguarda la classica contemporanea, Niklas Paschburg pubblica Svalbard, un disco che ci porta fino al mar Glaciale Artico (recensione di Raimondo Vanitelli), e sempre dal freddo più estremo nascono le musiche di Rakka, l’album pubblicato sulla Cosmo Rhythmatic di Shapednoise che segna il ritorno di Sasu Ripatti, in arte Vladislav Delay, a 6 anni di distanza da Visa. Nel suo caso parliamo di un lavoro tutto distorsioni e ritmiche ossessive che si susseguono in un magma sonoro in cui si fatica a distinguere le singole tracce, e in cui la svolta noise da un lato sembra occhieggiare all’apocalisse messa in musica dalla frangia più HD dell’elettronica contemporanea, e dall’altro si avvicina alla virata rumorista del Ben Frost di Aurora, afferma Lorenzo Montefinese (recensione in arrivo).

È un disco, il suo, che non sembra colpire nel segno, come del resto non lo fa neppure Simulcast di Tycho, che ritorna ai patinati e ammalianti tappeti post-rock dei primi lavori per una proposta leggermente stucchevole (recensione di Luigi Lupo). Più convincente, ritornando alle lande di Rakka, è invece Where Do We Go Now?, ovvero il lavoro dei fratelli Mohammad e Mehdi Mehrabani-Yeganeh, iraniani-canadesi di base a Brooklyn, che unisce sonorità tradizionali iraniane e il linguaggio della musica noise.

Per quanto riguarda infine house, funk, lounge e Africa: da una parte segnaliamo il progetto Wajatta nato dall’incontro tra il produttore John Tejada ed il musicista e cabarettista Reggie Watts (Don’t Let Get You Down), e dall’altro il ritorno dei rinnovati Disclosure di Ecstasy.

Altre uscite del WE: Tenue (Filtro), RZA (Guided Explorations), Gigi Masin (Calypso), Christine and the Queens (La vita nuova), Guignol (Luna piena e guardrail).

Precedenti editoriali: 21 febbraio, 14 febbraio, 7 febbraio, 31 gennaio, 24 gennaio, 17 gennaio, 10 gennaio.

Tracklist

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