Weekend discografico. In ascolto Agnes Obel, King Krule, Ozzy Osbourne, Grimes, Greg Dulli e tanti altri

La quantità di uscite discografiche di questo weekend è davvero notevole. Non solo Grimes e King Krule, Pelù e Ozzy dunque, ma anche Guided by Voices, Agnes Obel, Lee Ranaldo & Refree, Greg Dulli e molto molto altro

La quantità di uscite discografiche di questo weekend è davvero notevole, quindi andiamo spediti partendo dalle pubblicazioni più attese: GrimesKing Krule. Della prima e il suo Miss Anthropocene ci parlerà Giuseppe Zevolli, e già vi abbiano detto qualcosa in un’analisi dedicata (spoiler: non ci ha convinto); per il secondo, di cui ci parla Stefano Solventi, abbiamo un lavoro che si aggira nel cuore della Brexit ma senza tirarla in ballo direttamente. Ovvero abbiamo un disco la cui scrittura, mai tanto frammentaria, pesca melodie asciutte da congetture post-punk, hip(trip)-hop e jazz-soul. Il piglio è in bilico tra lo-fi e ascendenze androidi, la voce preda di un disincanto quasi terminale, amarezze rugginose e residui di speranza fragile (ma tenace). Insomma Man Alive! di sottotesti, implicazioni e fascino ne ha da vendere, cosa che dubitiamo abbia Pugili Fragili, il debutto solista di un Piero Pelù reduce dall’ultima edizione del Festival di Sanremo.

Neppure per i Mondo Generator capitanati da Nick Oliveri (Kyuss, Queens of the Stone Age) – con Fuck Itcosì come per il disco di un Ozzy Osbourne, la cui salute non è certo delle migliori, nutriamo grandi speranze. A partire dalle due collaborazioni già incluse nel disco di Post Malone – e che troviamo anche in questo Ordinary Man – il disco dell’ex Black Sabbath sembra una versione commentario musicale dei bio-pic che vanno tanto di moda al cinema, un patinato e radiofonico excursus nella vita del personaggio pubblico Ozzy, dall’amore per i Beatles al metal, passando per le (poche) sfumature di grigio (vedi la cover) di un radiofonico e fiero album epitaffio.

Poco male, di buona musica questo WE è pieno, a partire dalla partnership tra l’ex chitarrista dei Sonic Youth e l’eclettico musicista spagnolo, che produce un disco dal titolo suggestivo in cui si incontra un curioso mix tra musica sperimentale e melodia, folk acustico dai timbri psichedelici ed elettronica minimal che incuriosisce sin dalle prime battute e a lungo andare si guadagna apprezzamenti convinti. Parliamo di Lee Ranaldo e Refree e dell’ottimo Names of North End Women (recensione di Tommaso Iannini in arrivo), il cui ascolto potrebbe sposarsi con quello della violoncellista canadese Rebecca Foon. Il suo Waxing Moon esce su Constellation e alterna intimismi chamber, compunto minimalismo a un songwriting chiaroscurale/confessionale di sicura presa (recensione di Valerio di Marco in arrivo).

A proposito di sperimentazioni, Jan St. Werner dei Mouse On Mars fa vibrare la voce narrante del compianto Mark E. Smith nel suo Molocular Meditation (recensione di Massimo Onza), e a proposito di scrittura e buone canzoni, Greg Dulli degli Afghan Whigs pubblica Random Desire, un album solista in linea con la sua notevole caratura che non deluderà chi ama la sua scrittura e il suo mondo musicale (ce ne parla Tommaso Iannini). Sempre di valide canzoni (in italiano in questo caso) parliamo nel caso del Lumen di Hibou Moyen per Private Stanze, che fa proprio un indie-rock-pop anni Novanta d’impronta Afterhours, Moltheni, Cristina Donà (ma anche la Consoli di Amore di Plastica o il Mario Venuti delle origini vengono in mente, scrive Zampighi).

Canzoni intimistiche e minimali le scrive invece il britannico Douglas DareMilkteeth, il suo terzo album, esce per Erased Tapes ed è arrangiato su un suggestivo pop da camera con uno sguardo particolare alla comunità LGBT e in generale ai “diversi” che abitano il mondo. Anche la Agnes Obel di Myopia si muove egregiamente, e con grazia immutata, tra neoclassicismo e retrofuturismo. Le sue nuove composizioni vivono di paradossi spaziotemporali: non appartengono a nessuna epoca e a nessun luogo ma a qualsiasi epoca e a qualsiasi luogo, scrive Elena Raugei nel suo articolo.

Passando per l’abrasivo noise punk dei validi Hallelujah! di Wanna Dance, di indie sia sul versante pop che rock ce n’è parecchio da segnalare in questo fine settimana: i Guided by Voices, dopo aver pubblicato ben tre album nel 2019, sembrano proprio intenzionati a fare lo stesso anche nel 2020. E a giudicare dalla opener del loro Surrender Your Poppy Field – il coriaceo indie rock con le chitarre ben avanti al mix Year Of The Hard Hitter – c’è da creder loro, così come sembra conquistare lo psych/indie-pop dei Purr, duo newyorchese composto da Eliza Barry Callahan e Jack Staffen. Il loro disco s’intitola Like New e a produrlo troviamo Jonathan Rado (già al lavoro per Father John Misty, Weyes Blood, Whitney) dei Foxygen. Di filata a questo ascolto non ci starebbe male Spook The Herd dei britannici Lanterns On The Lake, che arrivano al quarto lavoro dopo un periodo di session in completo isolamento. Il disco – un folk rock intimista e atmosferico tra venature wave e psych – è blu proprio come la luce che illumina la stanza della sua copertina, che per atmosfere ricorda tanto i National quanto Hope Sandoval.

Sempre in ambito indie, ma svoltando su proposte decisamente più solari e frizzanti, abbiamo gli interessanti Spinning Coin da Glasgow con Hyacinth e il ritorno degli ormai veterani Best Coast, questa volta con un disco – il quinto – dallo sguardo rivolto agli anni Settanta.

Immergendoci invece in sonorità peste come la notte più buia abbiamo da una parte i Sightless Pit di Grave Of A Dog, ovvero Kristin Hayer/Lingua Ignota, Lee Buford dei The Body e Dylan Walker dei Full Of Hell, e dall’altra i Wrekmeister Harmonies di We Love to Look at the Carnage, duo americano che da queste parti s’impreziosisce del supporto di Thor Harris (Swans) e Jamie Stewart (Xiu Xiu) reiterando la dimensione doom & gloom del precedente lavoro. Scuro, impenetrabile è anche il produttore e sound artist Nokuit, che torna con Live at Cafe OTO, una sorta d’immersione à rebours nel catalogo dell’artista tra noise, ambient e malinconici soundscape elettronici. Sempre angoscia ed estraniamento, espresso però su vetrose atmosfere HD, dominano in Quelque Chose Tombe, il disco della franco-canadese Racine pubblicato sulla Danse Noire di Aisha Devi. E anche Arca è tornata a bazzicare queste sonorità nella sua @@@@@, una traccia di un’ora «trasmessa da un universo ipotetico e immaginario dove il format analogico delle radio FM pirata rimane uno dei pochi modi per evadere la sorveglianza autoritaria personificata da una coscienza presa in ostaggio e nutrita da una post-singolarità».

Sempre versante elettronico ma sul lato dei ritmi: Nicolò Arpinati scrive molto bene della collaborazione tra l’inglese Elvin Brandhi e gli artisti della Hakuna Kulala, ovvero Villaelvin, il cui Headroof è una delle uscite più vivaci e interessanti di questo inizio di 2020: in poco più di mezz’ora l’estemporaneo collettivo incrocia elettronica avanguardista e sperimentale con ritmi e field-recordings direttamente dall’Africa in un mix unico e sempre sorprendente. Sempre dal Continente Nero arrivano gli implacabili ritmi del maliano Dj Diaki. Il suo debutto sulla lunga distanza – Balani Fou – esce per Nyege Nyege Tapes.

A proposito invece di sonorità elettroacustiche Mario Bajardi torna con In Silence, un ottimo disco con un sapore spirituale particolarmente accentuato di cui ci parla approfonditamente Marco Boscolo in sede di recensione. E per qualcosa tra Omit, la bibbia di Satana sonorizzata da Richard David James, gli stupori dei Boards of Canada e le estati infinite di certi corrieri cosmici, c’è Fera con Stupidamutaforma su Maple Death Records debut per il quale Nazim Comunale si spende con un bel 7.8!

Altre uscite del WE: Moses Sumney con la prima – molto promettente – parte di græ, Pat Metheny con From This Place e Six Organs of Admittance con Companion Rises (recensito da Stefano Pifferi). E dall’Italia: Ghali torna con il secondo album DNA e Generic Animal con la terza prova Presto. Infine Young Signorino pubblica il suo primo pezzo pop (Rockstar Mai).

Precedenti editoriali: 14 febbraio, 7 febbraio, 31 gennaio, 24 gennaio, 17 gennaio, 10 gennaio.

Tracklist

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