Pulp, still dal videoclip “Bad Cover Version”

“Bad Cover Version”, la “brutta copia” dei Pulp

«A bad cover version of love is not the real thing». Niente di meglio di una metafora pop se vuoi farle rimpiangere che ti ha lasciato per un altro: l’amore che ti darà lui non sarà che una brutta copia, anzi una brutta cover, del nostro. Parola di Jarvis Cocker. Se poi a cantare questo verso c’è un orrendo replicante di Bono, che nemmeno nelle peggiori puntate di Tale e Quale Show

Pubblicata come secondo singolo dal non troppo fortunato We Love Life (2001), settimo e ultimo album in studio dei Pulp, Bad Cover Version nacque da uno strumentale della tastierista Candida Doyle su cui il frontman scrisse un testo ispirato da ormai rari e mitologici artefatti della cultura materiale pop del tempo che fu: quelle raccolte economiche, contenenti scadenti versioni non originali dei successi del momento, che vedeva sugli scaffali dei negozi di dischi da ragazzo e che spesso avevano in copertina fanciulle in bikini («bikini-clad girl on the front who invited you in»). Roba esteticamente alla Fausto Papetti, per capirci, con dentro l’imitatore di Tom Jones che canta Tom Jones.

Non è certo la composizione di maggiore successo della band di Sheffield e nemmeno tra le loro hit più note (si fermò a un modesto #27 in classifica; risultato poco lusinghiero per chi, appena sei anni prima, aveva in mano l’Inghilterra e tutto il Britpop). E però è forse la miglior rappresentazione dell’umorismo dissacrante e iconoclasta – e a suo modo poetico – dell’ineffabile Jarvo, complice un video che, mettendo letteralmente in scena il tema della canzone, allestisce una riuscitissima e agghiacciante parodia dei singoli di beneficenza stracolmi di popstar da Do They Know It’s Christmas in giù. L’idea è semplice ma geniale: la “crema del talento musicale mondiale” si riunisce in uno studio di West London per tributare “una delle band più originali e creative dei nostri tempi”, realizzando una brutta cover di una canzone che si chiama “brutta cover”. Coerentemente con il concept del tutto, a farlo non sono certo gli originali ma dei pessimi imitatori di Robbie Williams, Liam Gallagher, David Bowie, Kylie Minogue, Paul McCartney, Mick Jagger e, tra i tanti altri… Jarvis Cocker (a parte il suo “sosia”, lui stesso fa un cameo in chiusura che, se non avete visto il video, non vi sveliamo: è la parte migliore).

Il risultato è da rotolarsi dalle risate e da raggelare il sangue, spesso contemporaneamente. Interessante notare la presenza di star oggi certamente meno in auge di allora, come Sophie Ellis-Bextor o Craig David, mentre l’inserimento di un clone riuscito malissimo di Kurt Cobain – unico trapassato del mucchio – era un gesto decisamente estremo, degno di South Park (e quindi imperdibile). Sull’iconoclastia di Jarvis Cocker basti ricordare la sua invasione di palco ai Brit Awards nel ’96 durante l’esibizione di Michael Jackson… questo video è, in pratica, la traduzione artistica di quel gesto.

Si trattò, a pensarci bene, di un rischio: il clip non contiene infatti la versione dei Pulp che potete ascoltare sul disco, ma appunto questa brutta (bruttissima) cover cantata dagli imitatori. Agli albori del millennio, quando YouTube e i social erano lì da venire e ancora si vendeva qualche disco (e case discografiche come la Island scommettevano su di te e ti davano il budget per realizzare una cosa del genere), un filmato promozionale come questo poteva essere una visione divertente sui canali musicali, specie per i fan e per chi sapeva cogliere tutti i riferimenti e riconoscere i personaggi, ma non aiutava certo la canzone in sé che, appunto, non fu un successo ma, quasi appropriatamente, l’ultimo singolo del gruppo (a noi piace pensare: il definitivo).

Tuttavia si credette così tanto nell’operazione che la bad cover version di Bad Cover Version fu inserita tra le b sides del singolo, insieme a cover – belle, invece! – di due classici dei Pulp: Disco 2000 di Nick Cave e Sorted Out For E’s & Wizz di Roisin Murphy; il tutto abbinato a una copertina che riprende para para quella di Ziggy Stardust, con il chitarrista della band Mark Webber al posto dell’alieno bowiano. Roba da nerd, ma di quella che ci piace.

extra trivia: Bad Cover Version (che non è certo brutta, con il suo romanticismo sixties e la sua graffiante e amara ironia), come il resto di We Love Life, è stata prodotta dal grande Scott Walker, uno dei miti assoluti di Jarvis, in una delle sue rarissime collaborazioni con altri artisti. Ora, nell’ultima strofa del brano, la “brutta cover” della relazione d’amore del protagonista della canzone viene paragonata ad una carrellata di versioni brutte o deludenti di cose un tempo belle, in un compendio di cultura pop da manuale. Il problema è che tra queste – le puntate in cui Tom & Jerry parlavano, i Rolling Stones a partire dagli anni ’80, le ultime stagioni di Dallas (“the last days of Southfork”), il Pianeta delle Scimmie in TV, i corn-flakes non di marca – viene annoverato anche la seconda facciata di ‘Til The Band Comes In, LP di Walker del 1970 diviso a metà tra composizioni originali di alto livello e quattro blande e zuccherose cover di standard country & western. Cocker, che aveva scritto il testo prima del coinvolgimento del suo idolo nella produzione del disco, si trovò nella non invidiabile posizione di cantare il verso incriminato davanti a lui; prima di farlo, si fece coraggio e glielo andò a spiegare. La risposta di Walker, che nemmeno si ricordava di aver inciso quelle canzoni (non riascoltava mai i suoi vecchi dischi né li possedeva), fu: «Oh, grazie! Così mi ripaghi della fatica che sto facendo per te!». Poi cantò nei cori del pezzo.

Per i precedenti episodi della rubrica dedicata ai videoclip storici, vi rimandiamo a Bluvertigo, The Clash, Beatles / LennonVerdenaPj HarveyLucio BattistiNew OrderPILNirvanaBlurJoy DivisionU2ColdplayThe CureNick Cave and the Bad SeedsRadioheadDepeche ModeDandy WarholsPublic Enemy e Fatboy Slim.