Su SA trovate le classifiche personali di Marco Boscolo, Tommaso Bonaiuti, Marco Braggion, Beatrice Pagni, Davide Cantire, Fernando Rennis, Elena Raugei, Riccardo Zagaglia e Stefano Solventi, un’analisi di quelle pubblicate da altre testate come The Line Of Best Fit, Pitchfork, FACT, Billboard USA, COS, Quietus e NPR e la nostra selezione dei 50 migliori album.
Continua il monitoraggio/commento delle classifiche che lungo tutto dicembre, o perlomeno dall’inizio del mese al Natale, sono calate nei nostri monitor come tanti fiocchi di neve. Una nevicata, quella del 2018, che ha affastellato una grande quantità di musica senza decretare alcun vero vincitore e con NME a non rappresentare certo il posto giusto in cui rifugiarsi per sentirsi meno spaesati. L’ex rivista (ora soltanto sito web), che dal 1949 propone il “new” in musica, ha da anni la fama di essere “molto british” nell’eccezione pregiudiziale che spesso ne dà la stampa statunitense (caccia alla “next big thing”, ai trend e agli hype vari) eppure la loro lista – che comprende ben 100 titoli – più che rincorrere questa o quella moda sembra l’ennesimo remixone di tante altre, l’ennesimo allineamento/disallineamento del noto, giusto con un tiro più britannico (appunto).
Nella loro introduzione si fa menzione (e plauso) un po’ random alla tetralogia pubblicata da Kanye West (le Wyoming Session) e questo per liberare il campo per due titoli di cui si è fatto un gran parlare quest’anno, ovvero Tranquility Base Hotel & Casino degli Arctic Monkeys e A Brief Inquiry Into Online Relationships dei 1975, entrambe, naturalmente, formazioni UK. Non vi è dubbio che la loro sarà una classifica very british ma fa un po’ specie trovare titoli incensati un po’ ovunque così in basso: Rosalía è il caso più eclatante: il suo disco sta al 94° posto, quando, giusto per fare un nome, i Muse sono al 70° con (il pessimo) Simulation Theory; idem fa strano vedere gli ottimi dischi di U.S. Girls, Nine Inch Nails e (pure quello dei nazionali) The Good The Bad and the Queen stipati nell’anonima decade dei settanta e qualcosa.
I primi due classificati sono praticamente ovvi e rispondono ai sopracitati dischi made in UK, una scelta senz’altro centrocampista, come non desta sorprese trovare il disco degli Idles alla – e qui lo diciamo – meritata terza posizione. Sapevamo che gli Shame non sarebbero potuti mancare ai piani alti di una classifica siffatta (6°), come d’altro canto la presenza dei newyorchesi Sunflower Bean al 4° posto non trova una spiegazione plausibile (“they’ve gone full Fleetwood” non basta di certo per sostanziare il loro “dreamy folk rock”).
Sgomberando il campo da dubbi e incertezze, anche dalle parti di NME il disco di Mitski è piaciuto (9°) così, attorno ad altri accreditati fenomeni stellestrisce (in questo caso Hip Hop) come Cardi B (8°), Pusha T (5°) e, un poco più in giù nella lista, Travis Scott (19°), ci sono solo complimenti (a proposito, Earl Sweatshirt al 59° urla vendetta). Meritato, inoltre, il riconoscimento al disco della Uchis, che si piazza al 7° posto. Di seguito le prime 10 posizioni. Per la classifica completa vi rimandiamo al sito ufficiale.
- The 1975 – A Brief Inquiry Into Online Relationships
- Arctic Monkeys – Tranquility Base Hotel & Casino
- IDLES – Joy As An Act Of Resistance
- Sunflower Bean – Twentytwo In Blue
- Pusha T – Daytona
- Shame – Songs of Praise
- Kali Uchis – Isolation
- Cardi B – Invasion of Privacy
- Mitski – Be the Cowboy
- Christine and the Queens – Chris