Anche se il cuore dell’evento si svolgerà dal 2 al 4 giugno 2016 nella consueta location del Parc del Forum, la nuova edizione del Primavera Sound barcellonese parte ufficialmente e in piccolo oggi, 30 maggio, dall’Apolo, ovvero il club dal quale oltre 15 anni fa è partita l’avventura del festival. Cogliamo dunque l’occasione per fornirvi una mappa di ciò che andremo a vedere e ad ascoltare a partire da mercoledì (segnalando a chi è già in loco gli Psychic Tv il lunedì), ovvero la giornata che segna l’apertura del Primavera, su uno stage gratuito situato al Parc del Forum che vedrà alternarsi sul palco due band radicalmente differenti l’una dall’altra, ma decisamente da non perdere: gli Suede, ovvero la formazione di Brett Anderson che sta godendo di una seconda giovinezza con gli ultimi due album Bloodsports e Night Thoughts (alle 22:00), e i sempre imbattibili GOAT, collettivo svedese mascherato a cui Stefano Pifferi ha affibbiato un bel 7.5 per il loro ultimo Commune (alle 20:30). Questi, in sostanza, i main act, a cui aggiungiamo, a seguire in città e orari permettendo, Empress Of, musicista che monitoriamo fin dagli esordi (Barts, 23:50), la spremuta di garage e psych di White Fence (Apolo, 00:40), il primo degli show della r’n’b singer di Hyperdub Jessy Lanza con l’ottimo Oh No (Barts, 01:00) e il primo show dei Suuns, il cui Hold/Still è un altro dei nostri top album 2016 (Apolo 02:00). E come prima giornata, al netto dell’eventuale Optimo, si finisce alle 3 di notte.
Giovedì 2 giugno inizia la kermesse vera e propria e assieme a lei arrivano le prime sovrapposizioni importanti, tipo la nuova icona del 90s revival Car Seat Headrest (19:00) che si accavalla con i BEAK> del sempre interessante Geoff Barrow (19:30), con Daughter (20:00), Destroyer (20:30) e gli italiani C+C Maxigross (20:05) stipati nell’ora successiva. Da citare in primissima serata almeno gli Algiers, il cui post punk ha lasciato un bel segno sulle nostre colonne con l’omonimo esordio dello scorso anno (18:00) e il sempre valido Cass McCombs, che dovremmo riuscire a coprire, almeno in parte.
Il primo grosso act da memorabilia per i ventenni di oggi, ma che piace ancora anche ai coetanei della band, è fissato per l’ora successiva, quando sull’H&M stage saliranno gli Air con un repertorio antologico estratto dall’album celebrativo Twentyears in uscita il 10 giugno 2016 (21:10); a loro va la dolorosa preferenza, rispetto al concerto di Kamasi Washington (21:00) e Peaches (20:30). Supponendo di aver già visto il giorno precedente sia Lanza (22:30) che i Suuns (21:35), la scelta successiva vede da una parte gli Explosions In The Sky (il loro ultimo album è sorprendentemente buono) e dall’altra il live di Floating Points, vera e propria garanzia dal vivo (volendo, c’è sempre Astro a Ferrara, per chi se lo dovesse perdere). Sulle 23:00 altre selezioni da compiere: guarderemo l’inizio concerto dei Tame Impala (che in sostanza proporranno lo show dello scorso anno) e a seguire John Carpenter, mentre il post punk dei Protomartyr lo riserviamo ad un futuro live in un piccolo club off cittadino. Gli LCD Soundsystem sono gli headliner da vedere all’01:10, poche incertezze a riguardo, e pazienza per i pur validi Thee Oh Sees che hanno appena annunciato l’ennesimo album. In nottata si accavallano Battles e Neon Indian (02:50 e 02:45 rispettivamente, di cui abbiamo altrettanti approfondimenti ai rispettivi link), tra cui sceglieremo il secondo. Volendo, DJ set di Hudson Mohawke e Helena Hauff in chiusura.
Venerdì 3 giugno c’è Lubomyr Melnyk, il pianista della continuous music alle 16:00, la Ben Watt Band con il feat. di Bernard Butler un paio di ore più tardi (18:30) e subito dopo i Lush, che scalzano nelle nostre preferenze Neil Michael Hagerty (quello dei Royal Trux) con i suoi Howling Hex (19:30); pazienza anche per Alex G (18:55) e Bardford Cox. Ok le Savages (20:00), il cui live è ormai una garanzia, e pazienza per Beirut a cui preferiremo l’hip hop di Freddie Gibbs, uno che con o senza Madlib è sempre un’istituzione (e Luca Roncoroni ci ha spiegato perché). Quest’ultima scelta esclude purtroppo anche i Cavern Of Anti-Matter, la band di Tim Gane, già leader dei Stereolab. La band che ha la sfortuna di suonare contemporaneamente (22:15) ai Radiohead sono i Dinosaur Jr.: scelta obbligata per i primi. Tra Tortoise e Shellac vincono i chicagoani senza troppe sorprese, così come gli Animal Collective scalzano il romanticismo un po’ piacione dei Last Shadow Puppets. Alle o2:00 ci sono i Beach House, alle 02:50 si andrà avanti con gli Avalanches al posto di Evian Christ (segnaliamo anche Altre di B alle 03:00). Alle 4 poi c’è Dj Koze, imperdibile, anche se il suo set è previsto anche altrove all’interno del festival.
Sabato 4 giugno. Difficilmente saremo alle 12:00 ad assistere al concerto di Bob Mould al Bowers & Wilkins o Matthew Dear l’ora successiva. Per chi se lo è perso ci sarà di nuovo Cass McCombs (16:25), mentre giusto un’ora dopo suoneranno i Boredoms, happening evento (che scalza qualsiasi altra cosa, compresi i Wild Nothing) che sarà la nostra prima tappa della giornata. Scelta difficile poi tra Dam Funk, Cat’s Eyes e US Girls (inizio 19:00-19:30): opteremo forse per il funk del primo, con un qualcosina del Dunedin sound dei Chills (18:40). Salteremo invece gli Autolux e purtroppo anche i Current 93, per correre all’Auditorium per assistere al concerto evento di Brian Wilson che celebra il suo Pet Sounds (20:00). Vincono anche le tenebre di Jenny Hval (20:30) e il suo concept sul sangue, mentre i 90s dei Drive Like Jehu vincono sui 00s dei sempre ottimi Deerhunter (21:25). Salteremo Pusha T, anche perché alle 22:35 c’è PJ Harvey: l’artista britannica non avrà forse tra le mani un album altrettanto valido rispetto a Let England Shake, ma il suo è sempre uno di quei live che ti possono cambiare la giornata, se non l’annata. Ci costerà molto perderci i Venom, storica band che ha dato i natali al metal estremo tutto (23:05). Seguiranno una serie di saltelli non elegantissimi ma funzionali tra Chairlift (23:30), di cui ricordiamo il valido Moth, Sigur Ros (00:00), una buona parte del concerto di Julia Holter (00:50) per ovvi motivi, che ci porterà a saltare i set di Parquet Courts e Unsane. Più avanti, l’altra scelta sarà tra Moderat e Ty Segall con i suoi Muggers, e vinceranno probabilmente i primi. A seguire potrebbe starci anche Dj Richard (04:00), ma senz’altro prima Pantha Du Prince (02:50), con il quale probabilmente caleremo il nostro sipario su questa edizione del festival.