Weekend discografico. Tra i dischi in streaming Matmos, Cinematic Orchestra, Coma_Cose e Comet Is Coming

Quest’anno, discograficamente parlando, è iniziato bene, e senza dilungarci qui in riassunti delle puntate precedenti (come abbiamo già fatto in passato) vi rimandiamo ai precedenti editoriali per una mappa di ascolti e recensioni. Attualmente abbiamo quelli dell’8 marzo, 1 marzo, 22 febbraio, 15 febbraio, 8 febbraio, 18 gennaio, 25 gennaio e 1 febbraio.

15 marzo, ed eccoti un weekend all’insegna dell’ingegno e della creatività: stupefacenti le prodezze dei Matmos, che in Plastic Anniversary festeggiano 20 anni di unione personale e artistica con un album suonato con una miriade di “strumenti” di plastica. Nella recensione diciamo di un gruppo che ora come ora può dirsi storicizzato, ma risultare un po’ stanchi e prevedibili non suona certo come una condanna per un progetto che ci ha regalato tanto e continua a fare musica come nessun altro potrebbe. A proposito di elettroacustica ed elettronica, frutto dell’ingegno è anche la densa prova del duo irlandese Lakker, ovvero Ian McDonnell (aka Eomac) e Dara Smith (aka Arad). Época lo vede per la prima volta cimentarsi con la voce in un lavoro altrettanto inedito a livello del processo compositivo: diversamente dal passato, i due hanno composto e suonato assieme in studio dall’inizio alla fine delle sessioni. Altra prova abilmente orchestrata, tra passato e futuro, è quella del compositore Daniel Thorne, già Immix Ensemble e collaboratore di Seb Gainsborough in arte Vessel (Transition, 2016) e Luke Abbott. Il suo Lines of Sight pubblicato da Erased Tapes, e ispirato alle immagini “a volo d’uccello” e al concetto di prospettiva, pare decisamente intrigante e parallelo, a livello di percorso artistico, all’ultimo album di Gainsborough.

Su queste coordinate, ma con un approccio più circostanziato e di maniera, To Believe è il disco che segna il ritorno della Cinematic Orchestra di Jason Swinscoe e Dominic Smith a distanza di ben 12 anni dalla precedente prova (Ma Fleur). Diciamolo subito, non ci è parsa una gran prova: la formazione – scrive Nazim Comunale nella sua recensione di prossima pubblicazione – si muove all’interno dei confini di un sound patinato e di maniera, da blockbuster hollywoodiano. Il sound può ricordare anche i Massive Attack ma senza il loro caratteristico tocco dark soul. In sostanza c’è un po’ meno di tutto ciò che ci piaceva del loro sound: jazz, fumo, notte.


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Cambiando registro, e dicendovi brevemente in questa sede che del pop rétro della coppia Karen O e Danger MouseLux Prima – ci parla approfonditamente Elena Raugei in sede di recensione, ci troviamo ora a ribadire quanto di buono abbia fatto e continui a fare quel reinassence man del jazz britannico che è Shabaka Hutchings, ovvero il Re Shabaka dei Comet Is Coming, che con Trust In The Lifeforce Of The Deep Mystery torna a bissare i fasti di quei Sons Of Kemet che appena l’anno scorso ci hanno stregato con il monolite femminista Your Queen Is A Reptile. Il tono della recensione di Stefano Pifferi è decisamente entusiasta, e a quella vi rimandiamo per approfondire e ascoltare quello che è sicuramente il disco della settimana.

Non da meno, ma senz’altro non agli stessi livelli di urgenza, è Groove Denied, lo sbandierato disco elettronico di Stephen Malkmus che poi troppo elettronico non è. Ce ne parla con discreto trasporto Diego Ballani su queste colonne, così come dell’atteso Hype Aura del duo che risponde al nome di Coma_Cose, marchio senz’altro più giovane e diverso per estrazione musicale ma senz’altro accumulabile al Nostro per associazioni libere e giochi di parole, scriverà Luca Roncoroni.

Su un terreno più specificatamente elettronico questo WE ci sono almeno due uscite importanti: il techno producer Lucy torna con un disco ispirato a Lo Straniero di Albert Camus, con i spoken word cadaverici di Jason Snell a ricordare il Plastikman di Closer. S’intitola Dyscamupia. Su Planet Mu c’è Rian Treanor qui all’esordio con ATAXIA, un cut and paste post-rave che mixa industrial, synth-pop, bleep, computer music estrema e speed garage. Inoltre, a curare il nono volume della serie di missati del Berghain c’è Vatican Shadow che propone un menù a base di Genesis Breyer P-Orridge, Merzbow, Ron Morelli e altri. Un poco deludente infine la prova del super-duo Chupame El Dedo che, al secondo disco, continua ad ibridare, ma mette troppa carne al fuoco per ottenere un risultato coeso e fascinoso (recensione di Nicolò Arpinati).

Questo fine settimana tornano anche i Faint con Egowerk, di cui ci parlerà Valentina Zona, ma anche Finn Andrews dei Veils, che esordisce solista con un One Piece At A Time tutto ballate e songwriting, e forse non così sorprendente. Il compositore e pianista Ludovico Einaudi pubblica Seven Days Walking: Day One, e per chi volesse la sua buona razione di shoegaze e dream pop, c’è Plastergaze, il sesto album dei Cosmetic, di cui ci parla positivamente Elena Raugei in sede di recensione.

15 Marzo 2019 di Edoardo Bridda
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