Weekend discografico. Tra i dischi in streaming Chemical Brothers, Logos, Damien Jurado, Anderson .Paak, Pj Harvey, Achille Lauro

Questo anno, discograficamente parlando, è iniziato bene, e senza dilungarci qui in riassunti delle puntate precedenti (come abbiamo già fatto in passato) vi rimandiamo ai precedenti editoriali per una mappa di ascolti e recensioni. Attualmente abbiamo quelli del 5 aprile, 22 marzo, 15 marzo, 8 marzo, 1 marzo, 22 febbraio, 15 febbraio, 8 febbraio, 18 gennaio, 25 gennaio e 1 febbraio.

Weekend uggioso ma eccitante per quanto riguarda innanzitutto un trio di memorabili pubblicazioni elettroniche. La fiammella la riscaldano i Chemical Brothers di No Geography, che riprendono la strumentazione dei loro primi dischi per tirar fuori uno dei loro album quintessenziali, già in lizza per entrare nella loro discografia maestra, e questo senza fanfare, pioggia di star ed effetti speciali. Solo la polpa (recensione di Edoardo Bridda). Secondo, ma non per qualità, è poi l’ottimo ritorno di Tiger & Woods con A.O.D., in cui ascoltiamo Marco Passarani e Valerio Delphi in fuga dall’house e dalla stravaganza sampledelica per un approdo a un’estate di fine anni ’80, con tanta italo-disco e funk lunare, tra cangiante malinconia e un tocco di mal de vivre (recensione di Daniele Rigoli in arrivo). E infine caliamo l’asso con il tomo piazzato da Logos. Leggerete in sede di recensione un lungo approfondimento a riguardo, qui basti accennare al fatto che Imperial Flood rappresenta il degno seguito di Cold Mission, che nel suo incastro tra ambient, HD e grime è a oggi uno dei dischi elettronici più importanti e paradigmatici degli anni ’10.

Passando dall’elettronica alle colonne sonore d’autore attraverso il buon disco dell’etnomusicologo e sperimentatore Luca Forcucci (di cui ci parla Nicolò Aprinati), abbiamo PJ Harvey che ha curato All About Eve, atteso lavoro che accompagna il riadattamento teatrale del film Eva contro Eva per la regia di Ivo Van Hove e con protagoniste Gillian Anderson e Lily James (recensione di Elena Raugei in arrivo). E da una signora songwriter ad altri ottimi autori il passo è breve, perché questo fine settimana escono Damien Jurado e Glen Hansard rispettivamente con In the Shape of a Storm e This Wild Willing. A proposito di quest’ultimo, vi consigliamo la lettura della recensione di Beatrice Pagni, che ne parla nei termini di una prova che «recide tutte le insicurezze che hanno segnato un’arte della modestia lunga quasi trent’anni di musica».

Lato compositori, c’è da segnalare anche Bruce Hornsby con Absolute Zero, al quale ha partecipato anche Justin Vernon/Bon Iver. E sempre lungo la vena più folky dei protagonisti sopracitati, abbiamo anche Bibio con i suoi ricami pastorali e caratteristico fingerpicking: Ribbons rende omaggio a due iconici produttori hip hop quali J Dilla e Madlib, ma lo fa nel modo meno scontato, ovvero prendendo ispirazione dai periodi e dagli album che questi artisti hanno campionato, come Dionne Warwick, Dee Dee Sharp e altri ancora. A proposito di Dilla, anche un insospettabile Steve Wynn lo ha citato come influenza per il prossimo disco dei Dream Syndicate.

Approdando al sempre monitorato campo dell’Hip Hop e delle musiche black più raffinate ritroviamo Anderson .Paak. Il suo vintagista e soulful Ventura, ancora una volta prodotto da Dr. Dre, è la conferma di un’eleganza e di un edonismo che già avevamo apprezzato – mettendovi in guardia anche – in Oxnard (recensione di Luca Roncoroni in arrivo). In uscita c’è anche il disco di uno dei protagonisti dell’alt rap dei 00s, Odd Nosdam, che ritorna con l’ipnagogico Mirrors. Dall’Italia invece, più sul lato del cantautorato che del rap ma tant’è, si fa sentire Achille Lauro con lo strombazzato 1969 (recensione di Luca Roncoroni).

Sull’indie internazionale abbiamo invece i Leisure Society con un doppio album intitolato Arrivals & Departures, i Broken Social Scene con il secondo volume di Let’s Try the AfterChris Forsyth con un All Time Present in bilico tra astrattismi avant, un rock chitarristico talvolta in odore di R.E.M. e molta psichedelia. Per quanto riguarda infine le esclusive del Record Store Day del 13 aprile, atteso è Jeff Tweedy con WARMER, seguito ideale di Warm pubblicato lo scorso anno. Altre uscite del WE: LSD è l’omonimo album del super-trio formato da Diplo e dai songwriter e cantanti SIA e Labirinth; Dengue Fever Hypnotic Trip è il terzo album dei noise rocker Gluts; Coscienza di sé è l’EP della coppia formata da ?Alos e Xabier Iriondo, in pratica, manipolazioni elettroniche e vocalità sciamanica per un disco di “cyberpunk esoterico” inspirato alla femminista emma goldman: un disco di stretta denuncia sociale e puro godimento auricolare (recensione di Stefano Pifferi in arrivo).

Per quanto riguarda il jazz italiano, c’è di che gioire anche questo fine settimana. Ad esempio per il disco di Francesca Gemmo, Ad Libitum, in uscita il 16 aprile, che in un periodo storico in cui il suono pianistico che va per la maggiore è una neo-classica con un fortissimo debito verso Satie e a volte poca fantasia, propone una contemporanea che non teme il silenzio o le dissonanze, l’approccio fisico come la dinamica. Ci sono poi i Satoyama con Magic Forest, a ricordarci come ecologia e musica possano convergere in un album intrigante, e La Cantiga de la Serena, che con La fortuna (in uscita il 13 aprile) propongono «canti della tradizione popolare pugliese dal Salento al Gargano (ninnananne, tarantelle, pizziche) accostati ad antiche cantighe e romanze sefardite (espressione della cultura degli ebrei spagnoli) e splendide melodie delle tradizioni provenzale, arabo-andalusa e irlandese, antichi canti di gioia, di preghiera e d’amore. Un viaggio millenario nella musica del Mediterraneo». Chiude la nostra intrigante carrellata sul Bel Paese un Simone Di Benedetto che con Depth Sounding indaga i diversi livelli di profondità del suono di un contrabbasso «trasformato in una nave immaginaria».

Per quanto riguarda il jazz internazionale, da segnalare ci sono invece lo Sven Erik Lundeqvist Trio con First & Foremost (album di debutto che esibisce una musica dalle fiere movenze swing, piantando le radici nella tradizione jazz per aggiungervi un tocco di modernità), Bill Frisell e Thomas Morgan con Epistrophy (un lavoro che cattura l’empatia sviluppatasi tra i due musicisti, tra classici del canzoniere americano e standard firmati da Paul Motian, Billy Strayhorn, Frank Sinatra e Thelonious Monk) e i Trapper Keaper con Tim Berne alle prese con «un’avventura aurale» (Meets Tim Berne & Aurora Nealand) in cui perdersi all’istante e con un omaggio a Federico Fellini. Buoni Ascolti!

[contributi di Fabrizio Zampighi]

12 Aprile 2019 di Edoardo Bridda
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