Weekend discografico. Tra i dischi in streaming Weyes Blood, Mana, La Batteria, Camilla Sparksss, Sick Tamburo

Questo anno, discograficamente parlando, è iniziato bene, e senza dilungarci qui in riassunti delle puntate precedenti (come abbiamo già fatto in passato) vi rimandiamo ai precedenti editoriali per una mappa di ascolti e recensioni. Attualmente abbiamo quelli del 22 marzo, 15 marzo, 8 marzo, 1 marzo, 22 febbraio, 15 febbraio, 8 febbraio, 18 gennaio, 25 gennaio e 1 febbraio.

…per la serie aspettando il 12 aprile. A New Illusion è l’album di Rose Elinor Dougall (della Pipettes) con la quale cantautrice si vorrebbe imporre come autrice impegnata, con questo che è un lavoro essenziale che vorrebbe guardare negli abissi del 21° secolo e osservare la Brexit come un’apocalisse. Le premesse ci sono ma dalla recensione di Beatrice Pagni capirete che non tutto funziona a dovere nelle sue 10 composizioni. L’impasse politico di fronte alla Brexit è comunque un po’ il tema caldo di questi giorni e altre e più efficaci colonne sonore da abbinarci selezionate tra le pubblicazioni discografiche del weekend potrebbero rispondere ai nomi di ManaLabelle, Tommy Four SevenBogdan Raczynski, Camilla Sparksss, Ifriqiyya Electrique, Priests e Jacuzi.

Troviamo il producer torinese alle prese con il primo album lungo sulla Hyperdub di Kode9. Seven Steps Behind è in pratica un tuffo carpiato in un labirinto di specchi, una opera teatrale, un autentico cifrario sonoro in cui rimanere attoniti, rapiti, svuotati dopo aver ascoltato tutto, dall’inizio alla fine (recensione di Edoardo Bridda). Anche il terzo album in studio di Jérémy Labelle, Orchestre univers, con la sua complessa indagine post-coloniale, si presta bene rispetto alla questione allargata del tema Brexit, e lo fa con un interessante, nonché impegnativo, mix di tradizione creolo Maloya e musica elettronica (recensione di Nicolò Aprinati). Più lineare invece la proposta techno del britannico Tommy Four Seven. Il suo Veer suona profetico. Virare bisogna virare, ma in che direzione? Un’altra opzione potrebbe essere quella dello struzzo: rifugiarsi in un passato di gloria rave. Proprio questo WE esce Rave ‘Till You Cry, raccolta di inediti di quel pazzo di Raczynski, assoluto culto nato in Polonia ma da sempre apolide per indole e attitudine.

Con Brutal di Camilla Sparksss il discorso si fa più avant-rock e industrial ma non meno interessante, e sempre da queste parti c’è Laylet El Booree, il buon disco di Ifriqiyya Electrique, combo franco-italiano-tunisino (recensione di Tommaso Iannini). Metti che anche i Priests con The Seduction of Kansas potrebbero farsi alfieri di energia punk rock in questo momento particolare, anche se la loro nuova prova – leggerete nella recensione di Elena Raugei – non conferma quanto di buono avevamo pensato per la prima. Più dark e sintetici invece i turchi Jakuzi: Hata Payı esce su City Slang Records e si sintonizza su un mood malinconico tra primi Depeche Mode, Ultravox, Soft Cell e Human League. E decisamente doom i Von Stroheim di Love? Who Gets Love?.


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Sempre a proposito di un’umanità sull’orlo dell’apocalisse, ma non senza speranza, troviamo invece Titanic Rising, l’album con il quale Weyes Blood raggiunge probabilmente il suo apice. Se in qualche modo rimangono sonorità nostalgiche, tra le chitarre di George Harrison e il folk di provenienza Laurel Canyon, queste man mano assumono la funzione di collante per uno stile personale e maturo. È uno scendere a patti con la natura umana, forse condannata, ma inevitabilmente e tragicamente sublime (recensione di Davide Cantire in arrivo).
Abbracciando la sunny side di questo weekend discografico troviamo invece gli Idlewild con Interview Music, disco fresco che riprende gli intrecci chitarristici dei Field Music e le melodie dei Death Cab For Cutie. Mentre in purezza (indie) pop si ripresenta invece Jonny Pierce con, Brutalism, il nuovo album firmato The Drums che è anche un inaspettato colpo di coda nella sua carriera, come leggerete in sede di recensione. Sul versante Coldplay di queste musiche si muovono i Circa Waves con What’s It Like Over There? (recensione di Fernando Rennis), mentre su un terreno di escapismo cosmic-kraut c’è Prins Thomas che con Ambitions firma la sua prova più matura (recensione di Edoardo Bridda).

Dall’Italia abbiamo, un singolo di Levante, gli Effenberg con Il cielo era un corpo coperto, gli Uochi Toki con La magia raccontata da una macchina, i Pinguini Tattici Nucleari – sbandierati come i prossimi Stato Sociale… – con Fuori dall’hype, La Batteria che torna con un secondo interessante capitolo di cui ci dice approfonditamente Valerio di Marco in sede di recensione, e i Sick Tamburo con Paura e L’Amore, che confermano la direzione cantautorale punk del loro sound (recensione di Giulio Pasquali in arrivo).

Sempre questo weekend escono i dischi della star multi-platino Khalid (Free Spirit), Bryce Dessner (El Chan recensito da Fernando Rennis), Lissie (When I’m Alone: The Piano Retrospective), Stuart A Staples (Music for Claire Denis’ High Life), Daniel O’Sullivan (Folly) e Sad Planets ovvero il progetto del batterista dei Black Keys, Patrick Carney (Akron, Ohio).

Un’ultima postilla la riserviamo al jazz, che da questa settimana entra a pieno titolo in questo già nutrito report sulle uscite settimanali. Abbiamo scelto quattro dischi tra quelli in pubblicazione, e in particolare John Patitucci con Soul Of The Bass (un album intimo, incentrato su improvvisazioni sul basso acustico), Colour dell’Anat Fort Trio (un mood che combina i suoni blues della tradizione con le inclinazioni contemporanee degli improvvisatori della New Thing), gli svizzeri Le Rex con Escape of the Fire Ants  (la band rappresenta una forza della natura, nella scena musicale europea, con un irresistibile groove perfezionato sulla strada e disegnato per il massimo impatto nei club) e il Kendrick Scott Oracle di A Wall Becomes A Bridge (un lavoro sul «superare gli ostacoli personali e collettivi»).

5 Aprile 2019 di Edoardo Bridda
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