Weekend discografico. Tra i dischi in streaming Divine Comedy, Plaid, Peter Perrett

Questo anno, discograficamente parlando, è iniziato bene, e senza dilungarci qui in riassunti delle puntate precedenti (come abbiamo già fatto) vi rimandiamo agli editoriali passati per una mappa di ascolti e recensioni. Attualmente abbiamo quelli del 31 maggio, 24 maggio, 17 maggio, 10 maggio, 3 maggio, 26 aprile, 19 aprile, 12 aprile, 5 aprile, 22 marzo, 15 marzo, 8 marzo, 1 marzo, 22 febbraio, 15 febbraio, 8 febbraio, 18 gennaio, 25 gennaio e 1 febbraio.

Variegato ma prevalentemente chitarristico, ineffabile se volete, questo weekend discografico. Ci troviamo dentro l’hard glam di Perry Farrell con l’album solista Kind Heaven, e da questo portale delle memorie ecco che fioccano i ricordi ’90s dei Palehound di Black Friday ma anche l’alternative e l’attitudine DIY/lo-fi di Midnight di Stef Chura, nome della band ma anche della frontwoman. A produrre quest’ultimo c’è uno ragazzo che con l’ultimo decennio del secolo scorso ha più di un legame, e parliamo di Will Toledo dei Car Seat Headrest.

Alzando il volume, ecco arrivare anche i bostoniani Cave In a otto anni di distanza da White Silence. La psych metal band commemora la morte del bassista Caleb Scofield con un disco epitaffio intitolato Final Transmission, una prova nata da una sua traccia melodica. A fare il paio col loro disco troviamo Nighttime Stories, il nuovo lavoro di un’altra metal band che non sentivamo da un po’, i Pelican. Anche qui cambiamenti d’organico con Dallas Thomas a prendere il posto del dimissionario Laurent Schroeder-Lebec (fuori dalla band dal 2012). Per questa via, purgatoriali ci risultano le cover dell’ex musa di Tom Waits Rickie Lee Jones, che in Kicks rilegge Elton John, America e Steve Miller Band. Ascoltando Humanworld dell’ex frontman dei The Only Ones Peter Perrett è invece alle sonorità del Paisley Underground che vien da pensare, in particolare ai Dream Syndicate (recensione di Andrea Macrì in arrivo).

Il weekend è però anche elettronico: Alex Banks pubblica Beneath The Surface; Ryuichi Sakamoto fa uscire la colonna sonora da lui curata dell’episodio Smithereens della nuova serie targata Black Mirror; i Plaid tornano con un nuovo disco d’inediti – Polymer – di cui ci dirà approfonditamente Tony Donghia, mentre Nicolò Arpinati ci parla di una doppia uscita firmata Lamin Fofana: due album decisamente differenti per il producer africano residente a Berlino, capaci di restituire però l’immagine di un artista curioso, prolifico, pienamente inserito e assolutamente rilevante nel contemporaneo discorso sonico sulla diaspora africana in Europa. Entro una sfumatura che va dall’ambient al minimalismo e alla classica abbiamo inoltre Earthen Sea con Grass And Trees, il sophomore album dei Lifted, ovvero il combo fondato dal produttore americano di house Max D e dall’artista del sampling di Baltimora Co La, su Pan, CHORDS, il secondo album della compositrice e organista di Stoccolma Ellen Arkbro, e Ragnatele, la prova della violoncellista Daniela Savoldi, ex Le Man Avec Les Lunettes, già al lavoro con, tra gli altri, Le luci della centrale elettrica, Paola Turci, Nada.

Lato songwriting tra art e folk, synth e pop, arrivano invece Small Mercies, secondo album della cantante londinese Hannah Rodger in arte Pixx, Together & Apart, ovvero l’esordio lungo dei britannici PicaPica, ma soprattutto il ritorno di Neil Hannon, in arte Divine Comedy, che torna a tre anni di distanza da Foreverland e a nove dal precedente Bang Goes The Knighthood (del 2010) con l’arguto Office Politics, un disco che parla di macchine, o meglio di com’è la nostra vita oggi circondata da questi “oggetti infernali”. È il solito vaudeville hannoniano quello che va in scena, magari con qualche synth in più, ma il suo concept rappresenta l’ottima scusa per veder tornare il suo autore ai migliori – agrodolci – ritratti sociali, quelli parenti dei Kinks per capirci, gli stessi frequentati anche dal miglior Damon Albarn. Non ultimo, questo fine settimana esce Erotic Reruns, l’album della psych wave band statunitense Yeasayer, che torna a tre anni di distanza dal quarto album Amen & Goodbye. Il disco è stato scritto e prodotto dalla stessa band, ovvero dai cantanti e multi strumentisti Chris Keating e Anand Wilder, e dal bassista Ira Wolf Tuton.

Chiudiamo con un paio di dischi legati al mondo del jazz. In uscita il 6 giugno 2019 sulla belga el Negocito, Reeds and Deeds live at JazzCase è un omaggio al genio di Rahsaan Roland Kirk, il celebre sassofonista, flautista e compositore americano scomparso nel lontano 1977, noto per la capacità di suonare fino a tre sassofoni per volta. Il live in oggetto vide sul palco un sestetto quasi interamente olandese, composto da Frans Vermeerssen (sassofono tenore e soprano), Bo van de Graaf  (sassofono tenore, contralto e soprano), lo statunitense Alex Coke (sassofono tenore, flauto, ottavino), Michiel Braam (pianoforte), Arjen Gorter (contrabbasso) e Makki van Engelen (batteria), musicisti che, come Kirk, hanno «un piede piantato nella tradizione e l’altro piede nel futuro». Degno di nota anche il disco del Graziano Gatti Quadri Interact Quartet, Suite for a Fiend, contenitore virtuoso per un jazz placido e quasi ambientale coordinato dai fiati ma anche da un esotico percussivo che ben incornicia gli ambienti sonori ampi definiti dalle otto parti di questa suite.

[per il jazz: Fabrizio Zampighi e Davide Ingrosso]

7 Giugno 2019 di Edoardo Bridda
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