Weekend discografico. Tra i dischi in streaming Skepta, Miley Cyrus, Soundwalk Collective e molti altri

Questo anno, discograficamente parlando, è iniziato bene, e senza dilungarci qui in riassunti delle puntate precedenti (come abbiamo già fatto) vi rimandiamo agli editoriali passati per una mappa di ascolti e recensioni. Attualmente abbiamo quelli del 24 maggio, 17 maggio, 10 maggio, 3 maggio, 26 aprile, 19 aprile, 12 aprile, 5 aprile, 22 marzo, 15 marzo, 8 marzo, 1 marzo, 22 febbraio, 15 febbraio, 8 febbraio, 18 gennaio, 25 gennaio e 1 febbraio.

Ce n’è un po’ per tutti i gusti e i formati, questa settimana. In un altro post della serie weekend discografico vi abbiamo raccontato e fatto ascoltare uscite in formato singolo (ricordiamo, tra gli altri, Calcutta, Morgan, Card B), mentre in questo ci occupiamo degli album e degli EP. Nessuna coordinata particolare sembra unire le uscite di questo fine settimana. Potremmo iniziare col dirvi che nel nuovo EP di Miley Cyrus è più importante la confezione che il suo contenuto. La prima traccia di She Is Coming sembra fatta da una Taylor Swift qualsiasi, e per produzione, e per modalità. Le restanti giocano su un personaggio che di trasgressivo ha solo la normalità dei gesti che ogni giorno compiono migliaia di teenager in tutto il mondo, come indossare la maglietta di Never Mind The Bollocks dei Sex Pistols per far incazzare gli zii. Ma da quanto tempo è che H&M vende le magliette con lo smile dei Nirvana?

Per fortuna che c’è Lee Scratch Perry (Rainford) e per fortuna che c’è Skepta. Ignorance Is Bliss è il tanto atteso seguito del disco vincitore del Mercury Prize Konnichiwa e per la grime star amata dagli dei dell’Hip Hop è un po’ la prova del nove. L’ennesima. Prova – e ve lo diremo a brevissimo – che ci pare superata con la sua consueta integrità e nonchalance, e con un occhio che guarda al passato del genere e uno puntato su un futuro senza barriere atlantiche né preconcetti. Anche il rapper della Florida Denzel Curry se ne esce con un nuovo disco, ZUU. Son passati appena 10 mesi dal precedente ma, si sa, in campo Hip Hop i dischi fioccano come conigli dal cilindro. E questi 29 minuti per 12 tracce non fanno eccezione. Questo fine settimana esce pure CouCou Chloe l’Instagram trapper francese di stanza a Londra. L’EP si intitola Naughty Dog e come dichiarazione d’intenti non è lontana da quella di un Young Signorino. Fate conto il torpore del ragazzo di cesena missato con la M.I.A. più dark fashionista e dovremo esserci come perimetro sonoro. Ci è o ci fa? Tutta posa e zero contenuto? Ecco, le domande che ci si pone son queste. E per il momento stiamo nel mezzo anche perché Juicy è da solo il pezzo che vale l’ascolto e Waiting, in crossover con la chitarrina (leggi XXXTentacion), non è affatto male.

Se vogliamo ascolti più cinematici, tra spoken e elettroacustica, il nuovo viaggio sonoro dei Soundwalk Collective con Patti Smith voce narrante è quel che fa per voi. The Peyote Dance inizia su un calpestio di passi mentre vengono letti in spagnolo versi provenienti dall’omonimo libro di Antonin Artaud ispirato dalle esperienze mistiche che lo scrittore e drammaturgo ha vissuto assieme alla tribù messicana degli Rarámuri nel 1936. E di musica come esperienza laico mistica è anche fatto Pale Bloom il bel lavoro di Sarah Davachi, recensito da Marco Braggion.

Un bel tunnel concentrico, anzi un Vortex, è anche quello che ha apparecchiato il producer britnanico Paul Woolford, in arte Special Request. Siamo saltati di palo in frasca, dal minimalismo e dalla chamber della Davachi al più distorto degli incubi rave, ma non ci son confini quando si tratta di addentrarci in musiche prodotte come si deve. E questa sembra proprio una di quelle pubblicazioni in grado di ridestare i più emblematici episodi delle cosiddette musiche del continuum di reynoldsiana memoria senza attaccarsi al filo della nostalgia. Sempre in scia clubbista abbiamo il secondo episodio della nuova serie di missati fabric presents, in uscita il 31 maggio 2019. Questa volta il protagonista è Kölsch, tra i nomi di punta del roster di Kompakt, che per l’occasione ha messo su una raccolta composta esclusivamente da suoi inediti, ispirati – e che prendono il titolo – dai numerosi voli aerei su cui ha viaggiato. Un altro affascinante viaggio che è anche un’ode alla Room One dell’iconico club di di Charterhouse Street.

Questo weekend lo scuotono per bene anche gli Gnoomes su Rocket Recordings (l’album s’intitola MU!), i Lussuria su Hospital (con l’incubo dark ambient Three Knocks), Kevin Martin su Room40 (con il catacombale Sirens), Valerio Tricoli su Second Sleep (la ristampa di Vixit che è stato composto con l’intonarumori di russoliana memoria) e i Darkthrone che – con il nuovo Old Star – invece di rifare l’ennesima mossa slow e doom hanno ben pensato – come di recente hanno fatto i King Gizzard – di buttarsi anema e core nel metal degli ’80. Classico – e lo diciamo con un poco di ironia parlandone di filata qui – è anche il disco di Duff McKagan. Si intitola Tenderness e sembra viaggiare sul lato “americana” di pezzi come Patience dei Guns N’ Roses, con tanto di accompagnamento orchestrale. C’è da dire che Duff è veramente in gran forma, un misto tra Bowie e Mickey Rourke da giovane. Divertente che proprio Rourke (quello di oggi però) sia stato oggetto lo scorso anno di migliaia di scherzi, meme e quant’altro come marito di Axl Rose. Vabbè, tornando alla musica fa un po’ ridere pure il ritorno di Fujiya & Miyagi: Flashback è un omaggio (l’ennesimo) agli anni ’80. La prima traccia – che è poi la title track – sembra rubacchiata ai Franz Ferdinand, la seconda – Personal Space – strizza più di un occhio agli LCD Soundsystem. Sembra cavarsela meglio Ahmed Gallab, in arte Sinkane, dopo l’interlocutorio Life & Living It del 2017. La nuova prova – Dépaysé – prende il nome dal termine francese che significa “essere rimosso dal proprio ambiente” e presenta un mix di ritmi dal mondo (leggi Fela Kuti) e soprattutto afro pop.

Per quanto riguarda la parentesi jazz, vi segnaliamo tre dischi piuttosto interessanti. In primis l’esordio a suo nome del sassofonista (componente del collettivo TriApology ai tempi del ottimo Rockinnerage) Vincenzo Saetta per Tǔk Music, un album in cui l’accento rock della chitarra dona una impronta fortemente contemporanea alla ritmica di matrice più tradizionale, operando una convincente sintesi di tradizione e modernità. Poi Phalax Ambassadors, il nuovo disco del pianista, tastierista e compositore statunitense Matt Mitchell, in testa a un quintetto che segna la presenza di Miles Okazaki (chitarra elettrica), Patricia Brennan (vibrafono, marimba), Kim Cass (contrabbasso) e Kate Gentile (batteria). Sette brani che – secondo il comunicato stampa –  sono «esplosioni di dettagli intricati, e presentano un’esecuzione precisa di materiale ritmato a più livelli, esplorazioni armoniche avventurose e melodie ultraterrene». Infine Hill Spell è il primo lavoro dei Northing, quintetto formatosi in Minnesota, Stati Uniti, e composto da Aaron Hedenstrom e Mara Syman (entrambi al sassofono contralto), Nick Syman (trombone), Josh Becker (trombone basso) e Pete James Johnson (batteria). Una strumentazione minimale al servizio di una formazione con caratteristiche simili a quelle di un quartetto di strumenti a fiato o di una band di ottoni.

Per chiudere, non perdetevi la nostra introduzione ragionata alla psichedelia made in Italy con un approfondimento sulle uscite più meritevoli di questa prima metà del 2019: Massimo Amato, Juju, The Gluts, True Sleeper e Sacramento.

[per la sezione jazz: Fabrizio Zampighi e Davide Ingrosso]

31 Maggio 2019 di Edoardo Bridda
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