Weekend discografico. Tra i dischi in streaming Flying Lotus, Mavis Staples, Cate Le Bon, Earth e Black Mountain

Questo anno, discograficamente parlando, è iniziato bene, e senza dilungarci qui in riassunti delle puntate precedenti (come abbiamo già fatto) vi rimandiamo agli editoriali passati per una mappa di ascolti e recensioni. Attualmente abbiamo quelli del 17 maggio, 10 maggio, 3 maggio, 26 aprile, 19 aprile, 12 aprile, 5 aprile, 22 marzo, 15 marzo, 8 marzo, 1 marzo, 22 febbraio, 15 febbraio, 8 febbraio, 18 gennaio, 25 gennaio e 1 febbraio.

Questo venerdì 24 è un giano bifronte dalle nervature piuttosto rock. Fatti i dovuti distinguo tra l’uno e l’altro, Destroyer dei Black Mountain (recensione di Tony Donghia) e Full Upon Her Burning Lips degli Earth (recensione in arrivo, sempre di Donghia) dimostrano come nel 2019 la parte più vitale e vibrante del genere, quella che non dimentica la tradizione ma non ha paura di metterne di discussione limiti e confini, sia da ricercare ai margini, tra le frange e i sottogeneri più estremi dell’underground. E parlando di margini, centrali risultano pure Nel Sud di Mai Mai Mai e Totem di Franck Vigroux (collaboratore e amico del compianto Mika Vainio dei Pan Sonic), entrambi testimoni di quanto il noise sia ancora materia incandescente, un plasma per attraversare portali spazio-temporali, indagare miti e riti dell’antichità, l’equivalente sonico di un buon racconto di Howard Phillips Lovecraft.

È un discreto weekend per il rock e le chitarre, si diceva in attacco, che declina il suo verbo anche su frangenti 90s con il ritorno in buona forma degli inossidabili Sebadoh (Act Suprised recensito da Andrea Macrì) oppure su quelli 00s con il fuzz pop dei Guards di Richie Follin (Modern Hymns). Ma non manca certo l’elettronica, con i nuovi dischi di Matias Aguayo (il cupo e cibertronico Support Alien Invasion) e dei ritrovati JETS – ovvero Jimmy Edgar e Machinedrum – con il vaporwave pop nostalgicamente 90s di Zoospa, tra orientalismo HD e r’n’b (ospiti Dawn Richard, Mykki Blanco, KingJet, Rochelle Jordan, Tkay Maidza). Di HD duro e puro parliamo invece nel caso di Exaland, l’opera visionaria e futurista del collettivo torinese SPIME.IM: sette pregiatissime tracce capaci di immaginare una realtà psichedelica e mutante (recensione di Nicolò Aprinati); sul “lato torbido dell’antropocene via gender bender”, uno dei dischi più attesi all’interno di certe fila è quello autoprodotto di KABLAM dal titolo Confusìa (che se vi è piaciuto l’ultimo disco di SOPHIE, potete andare a recuperare/acquistare a scatola chiusa). Curiosità, invece, la desta anche l’esordio lungo del chitarrista Steve Lacy che dopo la doppia presenza (i brani Sunflower e Flower Moon) nell’ultimo Vampire Weekend, arriva con il suo Apollo XXI.

È anche un fine settimana di songwriting di pregio questo: escono Joanthology di Joan As Police Woman e Reward di Cate Le Bon, rispettivamente un’ottima raccolta celebrativa (recensione di Beatrice Pagni) e un lavoro art folk nuovo di zecca e di assoluto pregio (recensione di Fabrizio Zampighi). Nel mazzo ci mettiamo anche un disco assolutamente tradizionale ma dall’impegno tutto contemporaneo: We Get By, dell’ottantenne icona del blues Mavis Staples, un lavoro scritto e prodotto da Ben Harper. E per il gusto degli opposti in questa sede vi parliamo anche di Hunger In Me Living del produttore londinese Organ Tapes, che si sposta ancora più vicino al bedroom pop in senso stretto, impugnando la chitarra e valicando il confine tra elettronica d’atmosfera e indie pop (recensione di Giuseppe Zevolli).

Come mai non vi abbiamo parlato in attacco del super atteso Flamagra di Flying Lotus? Perché in sostanza si tratta di una stroncatura di cui non vogliamo svelare gli argomenti in questa sede. Ne leggerete approfonditamente nella recensione di Gabriele Marino. Questo WE sono usciti anche i dischi dell’ex Wild Beasts, Hayden Thorpe (Diviner, recensito da Fernando Rennis), dei Waterboys (Where The Action Is), della Fire! Orchestra (Arrival), di Skinny Pelembe (Dreaming is Dead Now), Clever Square (Clever Square) Sting (My Songs) e non ultimo Morrissey, che ancora non abbiamo boicottato come ha fatto quel negozio di dischi (California Son).

24 Maggio 2019 di Edoardo Bridda
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