Kendrick Lamar

Migliori album 2017. La classifica di Luca Roncoroni

Ancora classifiche redazionali. E' la volta di Luca Roncoroni che ci propone una playlist e riflessioni basate su Hip Hop, trap, r'n'b e dintorni

Occupandomi su SA soprattutto di musica hip hop (con tutte le dovute varianti del caso), ho preferito considerare solo quest’ambito per la mia personalissima classifica di fine anno. Ecco quindi un listone – non necessariamente ordinato – di tutti i dischi che quest’anno hanno lasciato qualcosa al giro.

Al primissimo posto – e non poteva essere altrimenti – c’è ovviamente Kendrick Lamar con DAMN: un lavoro che forse non sposterà gli equilibri tanto quanto fece a suo tempo TPAB e che probabilmente non porta qualcosa di realmente nuovo a livello di game changin’, ma che in sé conferma una volta di più – casomai ce ne fosse stato ancora bisogno – che i vertici raggiungibili da quest’uomo sono appannaggio suo e suo soltanto. Parlo di capacità di scrittura, di forza identitaria, di peculiarità di immaginario e anche di puro e semplice rapping. Non lasciatevi distrarre da qualche collaborazione alimentare rivedibile (Imagine Dragons, Robin Thicke, Maroon 5, Taylor Swift, ecc.) e dal fatto che anche sul suo disco ci sono un paio di feat. da punto interrogativo (Rihanna e U2): chi ha parlato di svolta commerciale non ha capito proprio nulla. Qui abbiamo semplicemente un artista che si è preso il suo trono con tutta la legittimità del caso, e ora può permettersi di fare letteralmente quel che gli pare. Tanto poi, quando è il momento di fare sul serio, non ce n’è più per nessuno.

Kendrick a parte, le cose forse più interessanti quest’anno sono arrivate ancora dal made in UK: l’educatissimo e raffinato esordio di Loyle Carner, tra tradizione e “confessional hip hop” e un ottimo Kojey Radical, oltre a un rinascimento grime che ancora non molla un centimetro, ma anzi continua a mettere carne al fuoco: tra ritorni (Wiley, Dizzee Rascal, Skepta), innovazione (Blay Vision, Mr Mitch) e punti della situazione (la compilation New Gen), il vertice qualitativo è stato soprattutto Stormzy, che ha mantenuto le promesse aprendosi al pop e all’r&b senza perdere in incisività.

Sul versante USA (aspettando il nuovo Eminem) abbiamo invece un paio di insperati colpi di coda da Snoop Dogg e soprattutto Jay-Z, e l’esplosione – non ancora definitiva, ma ci siamo quasi – del collettivo Brockhampton, da tenere attentamente monitorato e tra i preferiti di chi scrive. Solita certezza poi per Run the Jewels e Shabazz Palaces, entrambi non rivoluzionari quanto in passato ma sempre garanzia di impressionante solidità. Buoni anche i ritorni di due act leggendari come Wu-Tang Clan e Public Enemy, con due dischi non necessariamente memorabili ma che mostrano come le cricche di RZA e Chuck D siano invecchiate meglio della stragrande maggioranza dei colleghi. Finalmente è arrivato il disco di svolta per Tyler the Creator, che con Flower Boy firma il suo lavoro più a fuoco fino ad oggi.

Per quanto riguarda la trap, la sensazione è di essere arrivati al momento massimo di un’ipotetica gaussiana, e oltre a qualche album manifesto (Culture dei Migos, e il miglior Gucci Mane post-scarcerazione), il trend principale è stato anche qui quello dell’apertura al pop (spesso con ottimi risultati): Young Thug e Future (e anche il non troppo esaltante mixtape collaborativo tra i due), ma anche e soprattutto la definitiva esplosione di tutto il sottobosco di (Sound)cloud rap ed emo-rap: Yung Lean, XXXTENTACION, Lil Yachty, Lil Uzi Vert, and so on…

  1. Kendrick Lamar – DAMN
  2. Run the Jewels – RTJ3
  3. Loyle Carner – Yesterday’s Gone
  4. Vince Staples – Big Fish Theory
  5. Stormzy – Gang Signs & Prayer
  6. Tyler the Creator – Flower Boy
  7. Shabazz Palaces – Quazarz: Born on a Gangster Star & Quazarz vs the Jealous Machines
  8. Blay Vision – Turner Ave
  9. Wiley – Godfather
  10. Mr. Mitch – Devout
  11. Kaytranada & Buddy – Ocean & Montana EP
  12. A.A. V.V. – New Gen
  13. Young Thug – Beautiful Thugger Girls
  14. DalekEndangered Philosophies
  15. Brockhampton – Saturation I & II
  16. Jay-Z – 4:44
  17. Skepta – Vicious EP
  18. Kojey Radical – In Gods Body
  19. Dizzee Rascal – Raskit
  20. Future – Future & HNDRXX
  21. Snoop Dogg – Neva Left
  22. Wu-Tang Clan – The Saga Continues
  23. Public Enemy – Nothing Is Quick in the Desert
  24. Migos – Culture
  25. Young Lean – Stranger
  26. Chief Keef – Two Zero One Seven
  27. XXXTENTACION – 17
  28. London O’Connor – O∆
  29. Odissee – The Iceberg
  30. Freddie Gibbs – You Only Live Twice
  31. Gucci Mane – Mr. Davis
  32. Young Thug & Future – Super Slimey
  33. Princess Nokia – 1992 Deluxe
  34. Lil Yachty – Teenage Emotions
  35. Ty Dolla $ign – Beach Housde 3

In Italia Claver Gold si conferma uno dei talenti migliori che abbiamo, con un disco che alza ancora l’asticella rispetto al precedente Melograno. Benissimo anche Ernia con la riedizione aggiornata di Come Uccidere un Usignolo, Mecna con il suo Lungomare Paranoia – un album fondamentalmente di pop elettronico in cui Corrado continua a fare il suo e a farlo sempre meglio – e le auto-rivisitazioni pianistiche di Dargen D’Amico. Tra i lavori più personali e meno inquadrabili in mode e trend, segnalo la bella conferma post-OrchidDEE di Ghemon con Mezzanotte, un sempre divertente Millelemmi e l’ottimo esordio di Mudimbi (che trovate anche intervistato su queste pagine).

Due sono invece stati i trend principali nella scena: il proliferare del cosiddetto rap-indie-cantautorale (tag orripilante ma ci siamo capiti) con Willie Peyote, Frah Quintale, Dutch Nazari, ecc. (malino l’ultimo Coez), e la pop-izzazione della trap: di quest’ultima l’album più esemplificativo è l’esordio di Ghali, che per carità potrà anche non piacere (e ci sta) ma ha innegabilmente centrato il punto dimostrando di potercela fare anche prescindendo da mode e contingenze. In questa direzione – seppur ovviamente a modo suo – è andato anche Rkomi, mentre mi ha un po’ deluso Izi con Pizzicato, pur firmando con Charlie Charles un singolo (Rap) validissimo di puro e semplice boom-bap, e dimostrando di saper fare alla grande anche “quella cosa lì”. Aspettando Tedua (senza dubbi il mio preferito del giro) arriva ora anche il disco di The Night Skinny, che comprendendo varie ospitate di rilievo prova a fare un po’ il punto della situazione.

  1. Claver Gold – Requiem
  2. The Night Skinny – Pezzi
  3. Ernia – Come Uccidere un Usignolo/67
  4. Mecna – Lungomare Paranoia
  5. Dargen D’Amico – Variazioni
  6. Ghali – Album
  7. Millelemmi – Italodelicastrofunk
  8. Ghemon – Mezzanotte
  9. Willie Peyote – Sindrome di Touret
  10. Godblesscomputers – Solchi

Fuori dall’ambito hip hop, ho apprezzato soprattutto l’omonimo Arca cantato, l’ennesima svolta degli Ulver (questa volta su lidi synth-pop), la riflessione ritmica di Jlin, il centro pieno di Kelela che in un anno con meno quote rosa rispetto allo scorso firma quello che è sicuramente il disco pop dell’anno per quanto mi riguarda. In top 5 assoluta anche l’esordio di Clod (Iori’s Eyes) con il suo nuovo progetto Christaux: un pop barocco e quasi sacrale per il disco italiano più bello del 2017.

  1. Arca – Arca
  2. Ulver – The Assassination of Julius Cesar
  3. Jlin – Black Origami
  4. Kelela – Take Me Apart
  5. Christaux – Ecstasy
  6. Actress – AZD
  7. Dirty Projectors – Dirty Projectors
  8. GAS – NARKOPOP
  9. Clap! Clap! – A Thousand Skies
  10. Sampha- Process
  11. Thundercat – Drunk
  12. Ryuichi Sakamoto – async
  13. Johnny Jewel – Windswept
  14. Sir Was – Digging a Tunnel
  15. Grizzly Bear – Painted Ruins
  16. Mount Kimbie – Love What Survicves
  17. Cody Chesnutt – My Love Divine Degree
  18. Ibeyi – Ash
  19. Populous – Azulejos
  20. Toro y Moi – Boo Boo
  21. Peaking Lights – The Fifth State of Consciousness
  22. Nathan Fake – Providence
  23. Woods – Love Is Love
  24. Iglooghost – Neo Wax Bloom
  25. Not Waving – Populist EP
  26. King Krule – The Ooz
  27. Fine Before You Came – Il Numero Sette
  28. LCD Soundsystem – American Dream
  29. The National – Sleep Well Beast
  30. First Hate – A Prayer for the Unemployed

Per quanto concerne le classifiche personali dei collaboratori di SA finora pubblicate, trovate quelle di Tommaso Bonaiuti, Riccardo ZagagliaFernando Rennis, Elena Raugei e Luca Roncoroni. Tra quelle delle testate nazionali e internazionali invece: Rumore, Stereogum, Rough TradeNME, Rolling Stone, Bleep.com, Consequence of Sound, Quietus e Pitchfork (videoclip)

Tracklist