Migliori album 2017. Le considerazioni e la lista di Francesco Abazia

Ho sempre avuto qualche difficoltà con le classifiche di fine anno, lo ammetto. A volte ho fatto fatica a ricordare dischi che sì, mi avevano colpito, ma evidentemente non così tanto da restar impressi in quella che Joshua Foer in L’arte di ricordare tutto chiama memoria dichiarativa. Certo, ricorderò che il 2017 è stato l’anno in cui è uscito DAMN. di Kendrick Lamar, o quello in cui sono ritornati gli LCD Soundsystem, ma ho difficoltà nel ricordare se More Life di Drake sia uscito questo o lo scorso anno. Per questo motivo ho, da qualche tempo, preso l’abitudine di segnare, a mano, su diverse agendine, un disco, una compilation, un EP o un singolo artista che mi avesse colpito. Il problema è che le agendine e i taccuini erano sempre diversi e ritrovarli a fine anno diventava poi difficile. Ma ci sono riuscito. L’esigenza di non provare a ricordare, non allenare la memoria – che tende a sostituire ricordi più velocemente di quanto non immaginiamo – è dipesa anche dalla difficoltà del compito. Il 2017 è stato l’anno in cui ho ascoltato musica meno “memorizzabile”, se con questo si intende musica fuori dai circuiti principali. Farei infatti molta fatica a compilare una top 10 come quelle realizzate da tanti collaboratori di SA o come quelle che potete trovare sui maggiori portali di informazione musicale italiani e non. Non è una nota di merito, anzi, è un semplice dato di fatto. Il 2017 infatti, è stato l’anno in cui ho consegnato la mia scoperta musicale completamente nelle mani di Bandcamp, in particolare nella persona di Andrew Jervis, chief curator del portale e conduttore di Bandcamp Weekly, forse la miglior cosa che sia possibile ascoltare in rete oggi.

Una breve introduzione: Bandcamp è una “online music company” fondata esattamente 10 anni fa. Partita come una piattaforma per permettere agli artisti e alle etichette (specialmente indipendenti) di promuovere la loro musica e il loro merchandise con dinamiche completamente diverse da quelle dei principali competitor, si è velocemente trasformato in un piccolo paradiso musicale con l’arrivo di Bandcamp Daily, un vero e proprio portale dove è possibile trovare approfondimenti, feature, interviste e liste della musica che approda su Bandcamp. Bandcamp Weekly è invece uno show radio, registrato e disponibile sotto forma di podcast settimanalmente, dove Jervis mette insieme musica arrivata più o meno recentemente su Bandcamp, intervallandola con informazioni e interviste ad artisti che possono essere del calibro di Shigeto o Clap! Clap!. Una delle caratteristiche di Bandcamp Weekly – e quindi dei miei ascolti targati 2017 – è l’attenzione per tutto quel segmento che spesso, ed erroneamente, viene definito world music, una etichetta limitante ma che serve per inquadrare sotto un unico cappello un modo di fare musica che può essere definito borderless e fluido e che ha prodotto alcune delle cose più interessanti degli ultimi anni, oltre ad aver influenzato artisti anche molto grossi e molto mainstream (un nome su tutti: Drake). È partendo da lì che ho deciso di concentrare proprio qui parte di quegli appunti presi, una lista che, se potrebbe sembrare limitante (perché legata quasi esclusivamente ad un player musicale), è in realtà ricca di spunti interessanti e di musica poco convenzionale da ascoltare.

Molta musica degna di essere scoperta è arrivata dalla Germania, come il progetto Analog Africa, nato dalla passione di Samy Ben Redjeb, un vero e proprio viaggio musicale (che ripercorre i passi dei viaggi fisici di Samy) per il continente africano alla scoperta di registrazioni e dischi dimenticati, che spesso e volentieri vengono rimasterizzati per essere poi rilasciati. Quello che ho trovato più incredibile è stato forse Resurrection dei Los Camaroes, band della parte islamica del Camerun attiva negli anni ’60; un album che vede per la prima volta la luce digitale dopo essere stato pubblicato nel 1969. Se questo progetto di Analog Africa vi dice qualcosa è perché effettivamente assomiglia a Awesome Tapes From Africa, forse il primo e più celebre progetto di riscoperta di musica africana. Sempre dalla Germania arriva l’Habibi Funk Records, etichetta berlinese che – come da bio – rilascia solo «arabic funk, jazz and other organic sounds we like from 70s and 80s».

Tutte queste piccole imprese musicali hanno il limite e il pregio allo stesso tempo della soggettività: per stessa natura della musica che si propone non c’è alcun vincolo legato alla commerciabilità della stessa, o calcoli di vendita di nessun tipo. Un ambiente produttivo genuino dove si ascolta la musica che qualcuno, non per forza un esperto nel settore, ha trovato affascinante. È, se volete, una retorica a tratti reazionaria, quel senso di scoperta analogica e di nicchia che però si nutre proprio della potenza del digitale. Tant’è, ed è una bella sensazione. A conferma di quanto appena detto, i dati rilasciati da Bandcamp, che parlano di 22.6 anni di musica pubblicata su cassetta.

È stato anche l’anno – non il primo, certo – della reinterpretazione della world music. In chiavi diverse: quella ambient e avanguardistica (la definizione di “scoperta della ambiguità del Quarto Mondo” rimane una delle più belle dell’anno) dei Visible Cloaks, della loro rielaborazione della musica nipponica anni ’80. Ma pure di Clap! Clap! e dei suoi Thusand Skies. Crisci, oramai guru del genere, ha messo in piedi un disco di global dance di fruibilità davvero enorme, che uniforma e rende coesa musica che, invero, arriva da diverse parti del mondo. Si è concentrato in un solo punto invece, a Lisbona, Populous, che si è lasciato ispirare dalla città degli azulejos per l’omonimo disco. Da Lisbona è partita pure l’avventura della Principe Discos, etichetta che riesce a fondere insieme elettronica continentale con i ritmi kuduro e batida che arrivano dalle ex colonie lusitane, l’Angola su tutte. L’ultimo diamante – per molti il più pronto per il mercato europeo – è NIDIA (che ha già abbandonato il primo moniker di Nidia Minaj), origini angolane e residenza francese, a Bordeaux per la precisione. Il suo disco “” è, oltre che bellissimo, un campione perfetto per spiegare cosa possa essere la Principe e come potrebbero suonare i prossimi 20 anni delle seconde e terze generazioni. NIDIA è presente, insieme a DJ Marfox – uno dei fondatori della Principe – in un altro dei dischi che trovate in questa playlist: la raccolta di remix di End of the world, titolo che nasce dalla traduzione di uno dei classici di Elza Soares Mulher do fim do mundo, rivisitato (insieme ad altri titoli) dai due artisti Principe, Gilles Peterson, Ricardo Dias Gomes e altri. Il tutto esce per la Mais Um Discos. Restiamo poi in Brasile per una riscoperta importantissima, le studio session del 1976 di Hermeto Pascoal con i Vice Versa, una di quelle re-issue che hanno contribuito a fare di Bandcamp quello che è oggi. Se non conoscete Pascoal, la miglior breve intro è quella offerta da una cosa detta da Miles Davis su di lui: «è il musicista più impressionante al mondo».

In ordine sparso, poi, ci sono altre cose che meritano assolutamente di essere ascoltate e ricordate: su tutte il lavoro di riscoperta spirituale di Alice Coltrane, quasi un’ora di musica che racconta parte del percorso che l’ha portata a prendere il nome di Alice Coltrane Turiyasangitananda. E poi i Bargou 08, che con Targ hanno fatto compiere alla musica folk tunisina un enorme balzo nel presente. E ancora Soul of a Nation, la compilation della Soul Jazz Records, un disco importante e politico; gli istinti ribelli dei Kokoko e dei Songhoy Blues, così come il giro intorno al mondo di Daniel Haaksman, raccolto nella sua compilation di remix realizzati negli ultimi 10 anni. Merita sempre attenzione Nicola Cruz, anche se non per l’uscita di un album completo, così come il nuovo capitolo di quella fantastica avventura sull’asse Roma-Londra-Durban che è la Gqom Oh! che nelle ultime due release, il disco di Emo Kid in particolare, esplorano il Sgubhu, genere musicale molto vicino al Gqom ma dalle sfumature diverse.

Un anno davvero ricchissimo di input culturali diversi, in cui il lavoro di Bandcamp fa solo da cassa di risonanza per quello che succede nel mondo – così come in Italia il compito è ben svolto da Musical Box e da Raffaele Costantino. Sono tutte alternative valide al mondo delle classifiche più canoniche, alternative che prima o poi contaminano pure quel mondo, portando la musica ad essere sempre meno classificabile e più stimolante. È questa la mia speranza per il 2018.

Album, EP, raccolte e compilation in ordine sparso

Sempre per quanto riguarda il 2017 di SA vi ricordiamo degli editoriali e delle playlist scritti da Tommaso Bonaiuti, Riccardo ZagagliaFernando RennisElena RaugeiLuca RoncoroniStefano SolventiFederico SardoBeatrice PagniAlessandro PoglianiDavide Cantire, Luigi Lupo, Federica Carlino, Andrea Murgia, Edoardo Bridda e Francesco Abazia. Tra quelle delle testate nazionali e internazionali invece: Rumore (con i commenti del direttore Rossano Lo Mele), XLR8R, WIREStereogumRough TradeNME, Rolling Stone, Bleep.com, Consequence of SoundQuietus, Pitchfork (videoclip e album) e Spin.

29 Dicembre 2017 di Francesco Abazia
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