Migliori album 2017. La classifica di Davide Cantire

L’avevamo previsto a metà anno, con il primo bilancio, che sarebbero stati pochi i candidati in grado di scalzare dalla vetta della classifica quello che era e rimane il miglior esempio di songwriting di questa annata (secondo Davide Cantire).

L’avevamo previsto a metà anno, con il primo bilancio, che sarebbero stati pochi i candidati in grado di scalzare dalla vetta della classifica quello che era e rimane il miglior esempio di songwriting di questa annata caratterizzata da piccole ma convincenti sorprese e anche – soprattutto – di grossissime delusioni (Arcade Fire in primis, anche se di fallimento tout court non si può certo parlare). Stiamo osannando ovviamente il capolavoro dei Fleet Foxes, che con Crack-Up rimangono stabilmente inchiodati a una prima posizione meritatissima e sofferta, come solo i migliori dischi sanno fare.

Le poche, anzi minime, differenze con la classifica compilata a fine agosto sono lì a testimoniare come in questi ultimi quattro mesi il panorama discografico non sia stato scosso minimamente da terremoti sensoriali degni di rilievo, ma chi ha avuto il coraggio di osare ha lasciato un segno indelebile, tanto da schizzare direttamente in cima alle preferenze del sottoscritto. Si pesca a piene mani da quell’atmosfera Amerikana (per dirla come il Torino Film Festival di quest’anno) figlia della tradizione, ma volenterosa nel tracciare un solco profondo anche in previsione delle orecchie del futuro: a chiunque vivrà senza aver mai sentito riecheggiare tra gli spalti di uno stadio le vibranti melodie del Boss, pensa Adam Granduciel, che con i suoi War on Drugs è il testimone della vecchia strada e colui che indirizzerà i posteri verso una golden age tutta da riscoprire. A Deeper Understanding è il gran disco che i singoli avevano preannunciato e si guadagna senza possibilità di appello per gli hater la prima posizione, a pari merito con le fantasie malinconiche di Robin Pecknold e soci. Subito dietro, stabili, i Big Thief (il cui Capacity, non smetteremo mai di dirlo, va a formare uno dei più grandi uno-due della storia dell’indie-rock, dopo il notevole Masterpiece). A seguire, schizza alle stelle il ritorno di Perfume Genius: No Shape è un caleidoscopico viaggio tra le vette sensoriali della pop-art e nel quale la precisione tecnica e la spinta emotiva sono perfettamente bilanciate; un disco che come un elastico impazzito e teso all’infinito si appoggia di tanto in tanto su impressioni à la Prince, ma c’è anche e tanto Scott Walker dentro (come specifica meglio Marco Boscolo in sede di recensione). Non solo indie – ci mancherebbe altro – perché a sorpresa (ma di quelle che ti lasciano proprio a bocca aperta) emerge dal sottosuolo maledetto il post-rock dei Godspeed You! Black Emperor, i quali in punta di piedi erigono nel 2017 le loro Luciferian Towers, consegnando al contempo un campionario di ciò che forse sarà il mondo del futuro: una landa desolata in putrefazione dalla quale ricavare ancora tanta buona ispirazione rock (e lasciarci almeno con un briciolo di speranza). La loro è epica del futuro, un poema cavalleresco dove tutti i cavalieri sono stati sterminati e gli dei si accorgono improvvisamente della loro inutilità.

La Top 10 finale (ma di seguito potete scoprire le preferenze del sottoscritto arrivando a spulciare fino alla posizione #20) vede l’ingresso di altre tre new entry: lo psichedelico ritorno dei Grizzly Bear, che dimostrano di essere una delle band indie-pop più interessanti e confermano il loro status di primi della classe nel genere; lo fanno incredibilmente con il primo lavoro realizzato per una major (RCA), riempiendo di pernacchie chi già li vedeva come spacciati nel marasma del commerciale e dell’insulsamente popolare: brani come Mourning Sound, Aquarian e Losing All Sense sono il segno di una ricerca di cambiamento che non si è esaurita nell’atto di guardare schizzare alle stelle il conto in banca. Gli ultimi due nuovi ingressi rispondono al nome di Beck – un ritorno che rimescola ancora le carte di un pop psichedelico e “colorato” che strizza l’occhio al miglior hip-hop in circolazione (e mi perdonerete se in questa selezione non ce ne sta neppure un esempio) – e LCD Soundsystem, che in pratica fanno quello che avrebbero dovuto fare gli Arcade Fire, se non fosse che i primi non sono mai stati pazzi come i secondi.

  1. Fleet Foxes – Crack-Up/The War on DrugsA Deeper Understanding
  2. Big Thief – Capacity
  3. Perfume GeniusNo Shape
  4. Godspeed You! Black EmperorLuciferian Towers
  5. Grizzly BearPainted Ruins
  6. Father John Misty – Pure Comedy
  7. Solki – Peacock Eyes
  8. BeckColors
  9. LCD Soundsystemamerican dream
  10. Laura Marling –Semper Femina
  11. St. VincentMasseduction
  12. John MausScreen Memories
  13. Andrea Laszlo De Simone – Uomo Donna
  14. Johnny Jewel – Windswept
  15. Real Estate – In Mind
  16. The Magnetic Fields – 50 Song Memoir
  17. Mac DeMarco – This Old Dog
  18. Nine Inch NailsAdd Violence EP
  19. Ariel PinkDedicated to Bobby Jameson
  20. AlvvaysAntisocialities

Per quanto concerne le classifiche personali dei collaboratori di SA finora pubblicate, trovate quelle di Tommaso Bonaiuti, Riccardo ZagagliaFernando Rennis, Elena Raugei, Luca Roncoroni, Stefano Solventi, Federico Sardo, Beatrice Pagni, Alessandro Pogliani e Davide Cantire. Tra quelle delle testate nazionali e internazionali invece: Rumore (con i commenti del direttore Rossano Lo Mele), WIRE, Stereogum, Rough TradeNME, Rolling Stone, Bleep.com, Consequence of Sound, Quietus e Pitchfork (videoclip e album)

Tracklist