Weekend di uscite discografiche e streaming. Ascolta gli album di Oneohtrix Point Never, Father John Misty, Flaming Lips e altri

Oneohtrix Point Never fa saltare il banco ma anche Father John Misty ci regala la sua prova più sincera e (forse anche più bella). Brave anche Natalie Prass e Neko Case. Prezioso il ritorno dei Mazzy Star e valide pure altre uscite che scoprirete all'interno nel consueto editoriale del weekend

NB: salvo quando diversamente indicato, trovate l’ascolto Spotify di ogni disco citato nella relativa pagina album. Potete inoltre consultare gli editoriali pubblicati finora. Attualmente abbiamo quelli del 25 maggio, 18 maggio, 11 maggio, 4 maggio, 27 aprile, 20 aprile, 13 aprile, 6 aprile, 30 marzo, 23 marzo, 16 marzo, 9 marzo, 2 marzo, 23 febbraio, 16 febbraio, 9 febbraio, 2 febbraio, 26 gennaio, 19 gennaio e del 12 gennaio.


Weekend polarizzato sul songwriting, questo del 1 giugno, ma ci pensa il solo Oneohtrix Point Never a far pendere la bilancia dal lato dell’elettronica e della sperimentazione, anche se neppure troppo visto che al mixer e alla produzione spunta il nome di James Blake. Questo in sostanza il riassunto dei riassunti per introdurvi a una manciata di uscite tanto attese quanto rivelatesi all’altezza delle aspettative.

In primis abbiamo un Josh Tillman, in arte Father John Misty, che torna con un sound più minimale, in pieno stile cantautorale e, soprattutto, con uno stile narrativo più asciutto e genuino. Era proprio quel che serviva a questo God’s Favorite Customer, ora che il Nostro è arrivato a quota quattro album solisti e, oltre ai meme e all’eccentrico personaggio pubblico che è diventato, deve dimostrare di saper ancora scrivere buone canzoni (recensione di Nino Ciglio). Conferma anche per Natalie Prass, stella in forte ascesa per quanto riguarda la canzone d’autore. Come sembra alludere anche il titolo – The Future And The Past – la Nostra si rimette in gioco con un disco scritto nel 2016, cancellato e riscritto dopo le elezioni americane, per rispondere a un’urgenza espressiva che le imponeva di raccontare cosa significasse essere una donna in America oggi (recensione di Valentina Zona). Anche la al solito biondissima Laura Marling, questa volta accanto al membro dei Tunng Mike Lindsay, torna a far sentire la propria voce con un album omonimo a nome LUMP che ragiona su mercificazione e individualismo, e sull’assurdità di tutto ciò. Fuor di concetto, il valido singolo (anche videoclip) che lo ha preceduto, Curse of the Contemporary, mastica il linguaggio di un gentile art pop altezza Kate Bush con contrappunti chitarristici molto 80s. Niente di ostico dunque.

Chi invece questo week end la butta sul pop senza farsi troppe domande è lo svedese Albin Lee Meldau. Il suo debut About You è un album facile facile fatto di pop innocuo e anonimo ed è un peccato, viste le buone capacità che Beatrice Pagni in sede di recensione comunque gli attribuisce. Va senz’altro meglio il pop rock di Neko Case, cazzuto fin dal titolo – Hell On – e da una copertina – ahinoi – tra le più brutte viste in circolazione quest’anno. Fortuna che il disco è di tutt’altra pasta, e non solo perché c’è San Mark Lanegan a prestare l’asfaltata ugola in Curse Of The I-5 Corridor (recensione di Andrea Murgia in arrivo). E proprio dalla collaborazione Lanegan e Case che vien facile parlare dello slow core dei ritrovati Mazzy Star, che tornano con Still, un EP che può contare su tre inediti. Si tratta delle prime novità in quattro anni per la band e non sono niente male, sempre in linea con la loro cifra stilistica che spazia dal dream allo shoegaze, partendo da una solida radice americana (recensione di Nino Ciglio). Da queste coordinate, alzando i giri e spostandoci un po’ sull’airplay radiofonico, abbiamo Scarlett Johansson e Pete Yorn alle prese con un nuovo EP intitolato Apart, che fin dalla copertina molto Italians Do It Better ricorda gli anni ’80 fine e i Roxette (scherziamo ovviamente).


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Venendo al piatto forte Daniel Lopatin, non era affatto scontato che con Blake, Anohni, Prurient e altri amici e collaboratori il Nostro riuscisse a confezionare un album così sorprendente. È sempre lui, eppure la sua cifra stilistica pare rinnovata, persino ringiovanita. Banalmente, è il suo disco “pop”, ma se questo è pop (con l’autotune) lo è ai suoi soli termini. Lui ne ha parlato nei termini di bizzarre ballate da incubo, e di un disco che immagina degli HAL 9000 alla fine dell’universo alla ricerca di una stupidità tutta umana. Le definizioni ci stanno, anche perché da queste parti c’è spazio per la seriosità del compositore contemporaneo e per lo houmor dell’occhialuto nerd con lo schermo LCD fisso davanti agli occhi. Parliamo del resto di un disco molto più ricco di intermissioni, frullati di generi e stili che di “canzoni”, e a proposito di quelle: noi ci abbiamo sentito – e questa volta non scherziamo – qualcosa del miglior Peter Gabriel. Chi l’ha detto che at “The End Of The Universe” si smette di sognare? (recensione di Edoardo Bridda).

Altre uscite del WE: è uscito un nuovo singolo con la collaborazione dei Chemical Brothers per Beth Orton, i Flaming Lips pubblicano la loro prima raccolta in diversi formati Greatest Hits Vol. 1 (recensione di Tommaso Iannini in arrivo). Il nuovo album a sorpresa di Kanye West è intitolato YE e mentre vi scriviamo non è ancora disponibile sulle piattaforme di streaming, pertanto vi rimandiamo a una notizia dedicata per gli aggiornamenti, i primi ascolti e le prime indiscrezioni sui controversi testi. Sul lato elettronico si torna a parlare di intelligenze artificiali e apocalissi prossime venture con Dossier, nuovo album del compositore e producer statunitense Patrick Higgins sulla Other People di Nicolas Jaar che si muove in area Mark Fell tra ambient, droni, noise e…catastrofe. Sempre cupo e post-umano Circulation, l’EP del producer israeliano Yotam Avni che promette tre tracce fatte di techno celebrale, parola di Hotflush Recordings, la label di Scuba. Sul lato più ambientale e dub di questa narrazione ci viene incontro Batu che su XL pubblica Rebuilt.

Sempre belli impellettati e vampireschi anche i Cold Cave, che tornano con un derivativo quanto si vuole ma valido You & Me & Infinity. Anche Rone torna a farsi sentire. Wave è l’EP che comprende il già noto omonimo brano con il feat. di Noga Erez e altri tre remix dello stesso. E pure di Nils Frahm abbiamo novità: Encores 1 è il suo nuovo 12” e contiene cinque composizioni nuove di zecca. Non promette nulla di buono invece The Remixes, l’album di versioni elettroniche dell’iconico album di Paul Simon che quest’anno darà l’addio all’attività live. E non dimentichiamoci neppure che è uscito il quarto volume delle Modeselektion e un nuovo album dei Joan of Arc intitolato 1984 (recensione di Stefano Capolongo in arrivo) e che la art rock band di Brooklyn Bodega esordisce con Endless Scroll sotto il patrocinio di Austin Brown dei blasonati Parquet Courts (recensione di Massimo Padalino). Sull’Italia: Musica per bambini è il nuovo album del rapper Rancore. Sulla trap “ottomana” Free For All è l’interessante debutto lungo di Sami Baha, producer di Instabul (ma di stanza a Londra), che circuita della (sino)grime, la trap di qualche anno fa (quella con le serpentine e a zero tasso di diabete) e qualcosa della sua Turchia su un solido bass sound fatto più di vuoti che di pieni.

Tracklist