Weekend di uscite discografiche e streaming. Ascolta gli album di Calcutta, Prefuse 73, Chvrches e altri

Ascolta gli album di Calcutta, Prefuse 73, Chvrches e altri, nella nostra consueta news con le uscite (e le recensioni) del fine settimana

NB: salvo quando diversamente indicato, trovate l’ascolto Spotify di ogni disco citato nella relativa pagina album. Potete inoltre consultare gli editoriali pubblicati finora. Attualmente abbiamo quelli del 18 maggio, 11 maggio, 4 maggio, 27 aprile, 20 aprile, 13 aprile, 6 aprile, 30 marzo, 23 marzo, 16 marzo, 9 marzo, 2 marzo, 23 febbraio, 16 febbraio, 9 febbraio, 2 febbraio, 26 gennaio, 19 gennaio e del 12 gennaio.


Liberiamoci subito dal peso più grosso: dell’album di Calcutta ci parla Stefano Solventi in sede di recensione, e più che una recensione è un articolo mid-form dei suoi con una contestualizzazione davvero ampia che non avrebbe senso riassumere in questa sede; basti sapere che Evergreen si lascia alle spalle il mainstream per mettere nell’obiettivo l’evergreen, e che la mccarthyana caccia alla streghe nei suoi confronti lascia il tempo che trova. Del resto, gira che ti rigira, è sempre la solita storia almeno dai tempi dei Genesis e di Phil Collins, tutto si riduce all’annosa questione se pop, disimpegno e canzonetta amorosa abbiano valenze “altre” oltre a quella di soddisfare l’appetito (che ora si chiama streaming) della superficiale (menzognera?) emozione del momento.

Di frivolezze ne sa qualcosa la reginetta di YouTube Clairo,che con diary 001 debutta sulla media distanza cercando di portare il suo twee-pop da vagonate di views oltre la cameretta/il profilo Bandcamp. Non ci riesce, rivelandosi né carne né pesce (recensione di Riccardo Zagaglia). E non vanno meglio neppure coloro che, con lo spauracchio dell’effimero, propongono canzoni molto più raffinate, concettuali e finanche politiche, un approccio che ben si sposa a una accreditata quanto irregimentata idea di maturità che a sua volta si presta bene ai punti del supermercato di certa critica. Questa settimana sono tre gli album che propongono diversi gradienti di “consapevolezze” che non sempre traducono in qualità, due ben incastonati nelle logiche di formato e distribuzione commerciale, e un terzo decisamente più sperimentale (e riuscito). Parliamo dei ritrovati Snow Patrol recensiti da Orrù e di un disco (Wildness) che sulla carta prometteva temi forti quali depressione e demenza senile, oltre a una buona dose di introspezione, e nella pratica è il solito lavoro indie rock slavato e pettinato pieno di lacrimevoli ballate mai memorabili (come quel pezzo della band che tutti conosciamo e che non stiamo a ripetere). Ma parliamo anche dei Chvrches, che fin dal titolo serrano i ranghi e provano a imporsi come qualcosa di più di non una band da soundtrack di Twilight – vedi in tal senso anche il brano firmato assieme a Matt Berninger dei National (recensione di Nino Ciglio).

Diverso il caso della concettuale e altera Jenny Hval, che nel suo EP The Long Sleep ha voluto provare qualcosa di differente rispetto al passato: lasciare che le melodie e tutti gli altri elementi nascessero quasi da soli (recensione di Marco Boscolo). È solo un assaggio di un nuovo lavoro lungo che arriverà a settembre e che, siamo sicuri, farà ben parlare di sé.


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Passando dal pop ai ritmi, e transitando dal Brasile (citando Miopia di Gui Amabis), le prime soddisfazioni che ci sentiamo di esternare sono quelle per il lavoro di Kamaal Williams del disciolto duo Yussef Kamaal. The Returnrecensito da Andrea Murgia continua la saga dei buoni lavori della cosiddetta nuova ondata del jazz sperimentale inglese con una miscela (fusion) jazz-non-jazz fortemente debitrice verso i 70s di Herbie HancockBob James (quello di Nautilus, la traccia riproposta nei 90s dai Master At Work) e della Mahavishnu Orchestra, ma anche dei suoi recuperi in campo hip hop (un nome su tutti, J Dilla). Altro lavoro che sembra recuperare le origini di un mitico sound fatto di broken beat e campioni rare groove è quello di Prefuse 73, che si riaffaccia con l’album Sacrifices (recensione di Luca Roncoroni in arrivo) descrivendolo come il sound di «una vecchia fotografia che si disintegra al contatto con le mani».

Passando dal jazz e dall’hip hop al footwork da segnalare c’è Swinging Flavors #5, pubblicato della label italiana Beat Machine Records, che per l’occasione assolda il giapponese DJ Fulltono e lo statunitense DJ Earl (no Spotify). Sul lato techno della faccenda, Surgeon torna sugli scudi e sui modulari con Luminosiry Device (occhio alla copertina che omaggia Bowie), i Black Dog pubblicano ben due album, uno techno e un ambient, Post-Truth e Black Daisy Wheel, mentre Alexander Kowalski, veterano DJ di stanza a Berlino, già alla fine degli anni Novanta alla console del Tresor, torna a pubblicare un album a suo nome. Il suo Cycles è un sentito omaggio ai tempi d’oro, con cassa riverberante e suoni analogici Roland-furiosi. E sempre a proposito di 90s, AMB1805 è l’interessante EP di SW., ovvero Stefan Wust, e di SVN, ovvero Sven Rieger: 25 minuti di drum-ambient’n’bass minimal ma densa di eventi, vagamente aphexiana, molto Nineties e molto interessante.

Altro lavoro elettronico dal quale non ci aspettiamo miracoli ma scampoli d’incanto, quelli sì, è Lageos, l’album che unisce il producer Actress alla London Contemporary Orchestra in una collaborazione nata nel febbraio del 2016 con un live al Barbican e proseguita con l’uscita, lo scorso settembre, dell’EP Audio Track 5. Mentre sul lato opposto, rispetto a quest’ultime uscite, c’è il nostro duo brutalista londinese preferito, Perc & Truss, che in Leather & Lace Remixed si fa remissare da gente come Mumdance & Logos e Pinch. Scavando nell’underground Uk, importante uscita anche per EndGame del giro Bala Club con il mixtape dancehall distopico Consumed.

Sul lato più chitarroso di questo weekend molto 2018 per attitudine e produzioni – metti che è anche uscito il nuovo singolo influenzato dalla dancehall di Ghali – abbiamo tre gruppi che ci ricordano del significato della parola indie: gli Wand del sanfranciscoano Cory Hanson (anche nei Muggers di Ty Segall) tornano con l’EP su Drag City, Perfume, gli E, ovvero il trio composto da Thalia Zedek (Come, Uzi, Live Skull), Jason Sanford (Neptune) e Gavin McCarthy (Karate), propongono il cazzuto e riuscito Negative Work (recensione di Tommaso Iannini) e i canadesi Jo Passed di Their Prime bravi a unire freschezza e leggerezza, in particolar modo nel richiamare la tradizione psych degli anni ’60 e portarla negli anni ’80 e ’90 guardando tanto all’indie di Pixies e Yo La Tengo quanto all’emocore di Van Pelt e Karate (recensione di Valerio Di Marco).

Lato Hip hop, imprescindibile il ritorno di Pusha T con la produzione di Kanye West. Il disco s’intitola Daytona e oltre al sopracitato mentore vede anche il feat. di Rick Ross. Poi c’è A$AP ROCKY che esce con Testing, il suo terzo album che segue a tre anni di distanza da At. Long. Last. A$AP. Grime: Wiley rimane relevant nel suo Godfather II.

Tracklist