Weekend di pubblicazioni discografiche e streaming: Roger Waters, Alt-J, Cody Chesnutt e molti altri

Il nostro consueto (ampio) sguardo sulle uscite del fine settimana.

NB salvo diversamente indicato nell’editoriale, trovate l’ascolto Spotify di ogni disco citato nella relativa pagina album linkata.

Svoltato il mese, in questo primo weekend di giugno si ritorna a parlare di uscite di un certo peso, dopo qualche settimana di sostanziale calo che tuttavia ci ha regalato almeno due uscite memorabili, ovvero quelle di Jlin e di Heliocentrics. Questo fine settimana pare polarizzato da una parte sul lato del songwriting, dall’altra su quello di un discreto art pop; eppure è senz’altro l’album di Roger Waters il più atteso tra tutti. L’ex Pink Floyd mancava dai negozi di dischi da ben 25 anni, per l’esattezza da Amused To Death, e il nuovo disco Is This The Life We Really Want?, co-prodotto da Nigel Godrich, non è che la testimonianza della forza di volontà di un uomo il cui cuore batte ancora forte e le cui ossessioni sono poi quelle di sempre: la guerra e la morte del padre, la soft middle age dell’alcol e Israele, lo strapotere dei potenti, ecc. Tutto riporta come sempre a The Wall (ma anche ad Animals e alla discografia più teatrale dei floydiani), con l’aggiunta di qualche rifinitura dell’uomo che da sempre collabora con i Radiohead (ed ha prodotto Sea Change di Beck). La recensione è di Edoardo Bridda.

L’altro grande ritorno è rappresentato dal disco di Cody Chesnutt, My Love Divine Degree, seguito di Landing On A Hundred e nuova imprescindibile tappa per uno che il soul lo ha non solo metabolizzato, ma anche trasfigurato nella contemporaneità. Passando sul suolo inglese, nel senso più letterale del termine, arriviamo a Home Counties, il nuovo disco del trio Saint Etienne, tornato in campo dopo molti anni di silenzio (Words And Music era del 2012). Il lavoro, come al solito prodotto da una squadra di tutto rispetto, è un concept più introspettivo rispetto alla precedente prova: ruota attorno ai viaggi in treno della common people tra Londra e provincia (con tanti di intermezzi di speaker radiofonici e annunci di treni), un tuffo nella suburbia, dunque, che altro non è che un nuovo modo per la band per ripensare al “da dove veniamo” e agli anni formativi della loro vita, quelli da cui scaturisce la loro ossessione per un certo pop, anche ballabile, ed intriso di melodie anni Sessanta. Sempre di canzoni parliamo nell’esordio solista della ex Dirty Projectors, Amber Coffman, che con City of No Reply è chiamata ad esprimere un talento fresco e sbarazzino che abbiamo avuto modo di apprezzare in questi anni non soltanto all’interno delle fila della band di David Longstreth. I brani che l’hanno preceduto promettono molto bene.

Uno che non si fa attendere molto discograficamente parlando è invece Mark Kozelek / Sun Kil Moon, che con 30 Seconds to the Decline of Planet Earth firma il secondo capitolo della sua collaborazione con Justin Broadrick / Jesu. Molto interessante inoltre Peasant, il nuovo disco del coriaceo Richard Dawson, descritto da Gianluca Lambiase, in sede di recensione, come uno dei migliori dischi british-folk degli ultimi anni (Top Album), e valido pure Witness, il nuovo album del cantautore e chitarrista della Virginia, Benjamin Booker, registrato tra l’Isokon Studio di Woodstock e il Red Delicious studio di New York, e che è stato anticipato da una title track che vede la collaborazione della leggendaria Mavis Staples. Tornando in Inghilterra, c’è senz’altro da citare I Romanticize, disco con cui il weirdo britannico H. Hawkline si spoglia di ogni facile etichetta – una tra tutte, quella di “Beck gallese” – e raggiunge il suo acme (afferma Beatrice Pagni in sede di recensione), oltre a segnare, in generale, «un importante spartiacque nella scena pop-rock contemporanea».

Svoltando sul lato art pop di un fine settimana decisamente ribollente di uscite discografiche, il disco di cui parlare è senz’altro quello degli Alt-J, che con Relaxer arrivano alla fatidica prova numero tre, che è un po’ quella che deciderà le loro sorti future. La recensione, e non vogliamo svelarvi nulla, è firmata da Fernando Rennis. Poi abbiamo due giovani promesse attorno alle quali si è assiepato un certo – crescente – hype: da una parte l’israeliana Noga Erez con Off The Radar (il singolo traino è Dance While You Shoot), recensita positivamente da Luca Roncoroni (che parla di un disco «che nei suoi highlight mantiene le attese»), e dall’altra PIXX con The Age Of Anxiety. Sono entrambe opere prime sulla lunga distanza, sospese tra pop, r’n’b e una produzione influenzata dall’Hip Hop, e per entrambe è stato evidenziato nei comunicati stampa un certo impegno politico, con temi come i mass media, la violenza e la difficoltà nei rapporti sociali nell’epoca dei social.

Per quanto riguarda l’elettronica, il week end segna il ritorno del (techno)siriano Omar Souleyman con To Syria, With Love per Mad Decent, disco che vede la presenza dell’arrangiatore Hasan Alo. In ambito UK, Pinch esce con un EP, Water Bomb/Cold New Worlds, in cui continua il suo percorso nei meandri della techno più siderale per la sua Cold Recordings. Sul lato house e clubbing, torna a quattro anni di distanza la producer Ikonika su Hyperdub con Distractions, mentre Todd Terje esce con un singolo, Maskindans, che anticipa un nuovo album su cui è al lavoro. In un ambito neo classico, quello solitamente bazzicato dall’etichetta Erased Tapes, troviamo il romantico, ma forse un tantino troppo convenzionale, Endless, l’album del compositore Luca D’alberto in uscita su K7!, nuova sub-label della nota !K7 esclusivamente dedicata a queste sonorità (recensione di Nicolò Arpinati). Sul lato rock, i Kills festeggiano i 15 anni di carriera con l’EP Echo Home – Non Electric e, virando sul country, Dan Auerbach pubblica Waiting on a song. Per gli eterni prog-rocker King Crimson è il tempo di Heroes, un disco dedicato al compianto David Bowie contenente l’omonima cover, mentre andando spulciare nell’indie troviamo i Beach Fossils con la svolta di Somersault, disco con il quale la formazione ha voluto reinventarsi in direzione (dream)pop, e gli Ulrika Spacek, con Modern English Decoration, che continuano in un viaggio nello psych vintage che apre il cuore e la mente agli eventi storici che stanno attraversando la contemporaneità (recensione di Fernando Rennis). Di pop parliamo invece con Gone Now, nuovo disco del progetto Bleachers, capitanato da Jack Antonoff (chitarrista dei Fun.), mentre sulle note del synth (pop) è strutturato Wounded Healer, il quinto album dei Celebration su Bella Union (recensione di Fernando Rennis).

Per una panoramica generale sulle uscite da oggi ai prossimi mesi vi rimandiamo come sempre alla pagina dedicata In Uscita (disponibile anche dal menù di navigazione e in visione solo per utenti desktop). Se volete, potete consultare anche gli editoriali relativi alle uscite del 26 maggio, 19 maggio, 12 maggio5 maggio, 28 aprile, 21 aprile, 14 aprile, 7 aprile, 31 marzo, 24 marzo, 17 marzo, 10 marzo, 3 marzo, 24 febbraio, 17 febbraio, 10 febbraio, 27 gennaio e 3 febbraio.

Tracklist