Weekend di pubblicazioni discografiche e streaming con Bob Dylan, Jamiroquai, Wire, Pharmakon e altri

Se gli scorsi weekend sono stati catalizzati dal ritorno di grandi rockstar come i Depeche Mode e i Jesus And Mary Chain, ma anche di autentiche icone del ‘900 come Diamanda Galás e i leggendari Residents, questo fine settimana i grossi nomi da spendere si traducono in alcune formazioni e/o musicisti dall’accreditato culto che riconfermano talento e solidità delle loro rispettive proposte. Iniziamo da Pharmakon che con l’ottimo Contact torna a indagare «la fisicità del corpo come confine insormontabile», racconta Stefano Pifferi in sede di recensione, «e lo fa trapiantando Derrida nelle melme dell’industrial-noise ferino e animalesco». Di filata non potevamo non citare all’inizio della nostra guida il buon Silver/Lead degli Wire, band che con questa prova lunga celebra i 40 anni dall’uscita del primo, immenso album, Pink Flag. Tommaso Iannini, nella sua recensione, ne sottolinea la bontà, specificando come questa nuova uscita rappresenti sia un capitolo a sé, sia anche contempli un sunto di carriera tra, riducendo all’osso, «un attacco aggressivo e noisy e un finale a tinte melodiche e psichedeliche».

Anche la songwriter Aimee Mann si conferma ad ottimi livelli. Il suo, eminentemente acustico, Mental Illness è una delle sue migliori raccolte di canzoni, scrive Marco Boscolo, «una riflessione a tutto tondo sull’immagine del vincente nella società americana di oggi». Sempre sul lato del songwriting, ristretto magari ai fan, c’è l’album dell’ottima Julia Holter, In The Same Room, disco registrato dal vivo in studio con la band nei giorni immediatamente successivi al concerto tenuto allo scorso Green Man Festival 2016.

Andando su territori dance pop, le uscite principali di questo venerdì rispondono ai nomi del duo Goldfrapp, che con Silver Eye sforna uno dei suoi dischi migliori sul lato post-Black Cherry di una produzione sospesa tra art pop, eccentricità e provocazione (recensione di Marco Braggion), e degli Jamiroquai, che tornano a farsi vivi – a sette anni da Rock dust light star – con un disco che li vede in moderata ripresa, ma pur sempre all’interno di un consolidato (e un po’ storicizzato) stile: «Dall’acid jazz alla disco funk, andata e (non) ritorno – racconta Luca Roncoroni – grossomodo siamo ancora dalle parti Funk Odissey, e senza particolari scossoni». Sempre sul pop ma svoltato dalle parti dell’r’n’b contemporaneo (e dunque con tinte elettroniche annesse e connesse) troviamo le pubblicazioni di Nelly Furtado (The Ride), che ha praticamente composto la musica del disco a quattro mani con “prezzemolo” John Congleton, e Giulia Villari (Real).

Aprendo una parentesi sulle contaminazioni con la classica segnaliamo una coppia di uscite che potremmo definire complementari: Variazioni del cantautorapper Dargen D’Amico contiene perlopiù rivisitazioni in chiave pianistica di brani editi suonati assieme a Isabella Turso (la recensione anche in questo caso è di Luca Roncoroni) mentre Endlessdel popolare duo produttivo Tale Of Us, in uscita sulla rinomata Deutsche Grammophon, si dimostra un album di maniera che abbandona il dancefloor per una immersione negli arrangiamenti e nelle fascinazioni che dai Rachel’s portano a Max Richter e alle produzioni della Erased Tapes (recensione di Luigi Lupo e Edoardo Bridda). Sempre di composizioni al piano parliamo con l’uscita di Giovanni Truppi, Solo Piano; trovate su queste pagine una recente intervista di Gianluca Lambiase all’artista. Rimanendo all’interno di questo universo tematico, City Slang questa settimana propone il nuovo album di HauschkaWhat If – in bilico tra elettronica, piano preparato e ambient (l’approfondimento è di Marco Boscolo).

Per concludere la rassegna non possiamo non menzionare il nuovo album degli Zu, Jhator, concept basato su «una guerra invisibile», e Emperor Of Sand, altro concept, questa volta «sulla natura del tempo», firmato dai Mastodon. Il ritorno dei British Sea Power s’intitola Let The Dancers Inherit The Party ed è «tonificante come un tuffo in mare in una mattina d’inverno» secondo quanto afferma il chitarrista della band Martin Noble, mentre Prega Per Me è invece il secondo album dei Todo Modo, ovvero il trio composto da Giorgio Prette, Paolo Saporiti e Xabier Iriondo (recensione di Carmine Vitale).

In chiusura: Toro Y Moi esce autografo, ed in trio, a nome Chaz Bundick Meets the Mattson 2 nelle jam molto 70s di Star Stuff, Dylan completa i suoi omaggi alle figure più rappresentative della sua infanzia con Triplicate, i Brooklyn Youth Chorus, un progetto in studio creato da Bryce Dessner dei National e co-curato dallo stesso Dessner e dall’Arcade Fire Richard Reed Parry, esordiscono con Black Mountain Songs, l’iconico techno producer romano Marco Passarani pubblica il prezioso Analog Fingerprints Vol.1, mentre il rapper Freddie Gibbs sforna l’“evangelico” (il riferimento è alla copertina) You Only Live 2wice. Ciliegina sulla torta di questo venerdì di pubblicazioni: i Baustelle hanno reso disponibile per l’ascolto in streaming la loro versione in studio di Eyes Without a Face, cover di Billy Idol precedentemente apparsa nello spot pubblicitario di Gucci.

Per una panoramica più generale sulle uscite da oggi ai prossimi mesi vi rimandiamo, come sempre, alla pagina dedicata In Uscita (disponibile anche dal menù di navigazione e in visione solo per utenti desktop). Se volete, potete consultare anche le notizie relative alle uscite del 24 marzo, 17 marzo, 10 marzo, 3 marzo, 24 febbraio, 17 febbraio, 10 febbraio, 27 gennaio e 3 febbraio e, come sempre, trovate l’ascolto Spotify, assieme ad ulteriori informazioni, nelle pagine che abbiamo dedicato a ciascun disco (li trovate tutti tranne quello degli Zu, mentre per quanto riguarda Dylan, del lavoro è presente soltanto un assaggio/sampler di dieci brani).

31 Marzo 2017 di Edoardo Bridda
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Tour di Pharmakon Tutto il tour
  • Apr
    07
    2020
    Bologna (BO)
    Freakout Club
  • Apr
    08
    2020
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