Weekend di pubblicazioni discografiche e streaming con At The Drive-In, Slowdive, Mac DeMarco, Kasabian e altri

Il ritmo delle uscite di rilievo non accenna a calare neppure questo weekend.

Il ritmo delle uscite di rilievo non accenna a calare neppure questo weekend. Dopo un epico fine settimana che ha segnato il ritorno di Gorillaz, Feist, Ryuichi Sakamoto e Arto Lindsay, giusto per citare coloro che sono tornati sulle scene dopo una lunga pausa discografica, questo del 5-7 maggio non è da meno e presenta in pole position il ritorno degli At The Drive-In con in • ter a • li • a, a 17 anni dall’album Relationship of Command, battuto soltanto da quello degli Slowdive, ripresentatesi sulle scene con un album omonimo a circa 22 anni di distanza dal precedente, Pygmalion. Se i primi sono stati recensiti da Tommaso Iannini, che parla di un disco pari per impatto e qualità ma non superiore al precedente, per i secondi vale sottolineare quanto ha affermato Stefano Pifferi all’interno dell’articolo a loro dedicato. Il loro disco è pertanto «la naturale evoluzione di ciò che il mercato discografico 2.0 è al momento, in questa fase di incertezza: un continuo ripiegare su stesso in una vertigine retromaniaca nella quale volenti o nolenti siamo avvitati tutti, band, discografici, critica, pubblico, e per la quale viviamo, visti i numeri che ristampe, concerti celebrativi di album d’epoca, reunion vere e proprie sembrano totalizzare, sia under che overground».

Rimanendo in ambito chitarristico, il weekend segna anche l’uscita degli Oxbow, che con Thin Black Duke tornano dopo 10 anni di silenzio discografico, degli Afghan Whigs con il secondo – valido – album post-reunion In Spades (ce ne parla sempre Tommaso Iannini) e dei Kasabian con For Crying Out Loud (recensione negativa firmata da Ilaria Nacci). Da citare anche il Moon Duo che completa il dittico luce/tenebra con Occult Architecture Vol. 2. e non ultimi i Black Lips, che con il loro Satan’s graffiti or God’s art? siglano una collaborazione con Sean Lennon (che produce il disco), la madre di lui Yoko Ono e Saul Adamczewski dei Fat White Family per un disco che Andrea Macrì definisce un ambizioso compendio di carriera tra garage, punk, pop, blues e derivazioni. Big Walnuts Yonder è invece l’omonimo debutto dell’omonimo supergruppo formato dalla «collisione di quattro pianeti» chiamati Mike Watt, Nels Cline (Wilco), Greg Saunier (Deerhoof) e Nick Reinhart (Tera Malor).

Dalle chitarre passiamo all’elettronica per segnalare innanzitutto il ritorno di Forest Swords, ovvero Matthew Barnes, con Compassion, disco già presente tra i nostri Top Album, un lavoro ambizioso che ha messo al centro dell’analisi un discorso sulla comunicazione nell’epoca di WhatsApp e della post-verità – e in questa sede non vi sveliamo altro, rimandandovi alla recensione di Luigi Lupo. Delle contaminazioni tra classica ed elettronica ci parla invece Alessandro Pogliani nell’articolo dedicato a Versus, il nuovo album del producer Carl Craig dal quale vale la pena citare almeno un passaggio: «anche limitando il discorso all’ambito techno detroitiano il rischio maggiore di tali progetti di “classicizzazione” rimane quello di far perdere la forza eversiva del materiale di partenza». Sempre di questo weekend è l’uscita di Paradiso, il primo album lungo di Chino Amobi che, nelle sue parole, «integra poesia e collage musicali in una narrativa concettuale». Non ultimo, Ricardo Villalobos pubblica l’atteso LP Empirical House sulla [a:rpia:r] di Rhadoo, Raresh e Petre Inspirescu. Divination è invece il secondo album di Liam Blackburn, meglio conosciuto come Indigo e metà del progetto  Akkord assieme a Synkro. In coda: Nite Jewel torna con Real High. Ultimissimo: Objekt arriva con il quarto volume della sua serie in 12” Objekt #4.

Lato songwriting abbiamo l’ottimo ritorno di Perfume Genius con No Shape, altro Top Album su queste pagine con recensione di Marco Boscolo, l’omaggio di Will Oldham a Merle Haggard, Best Troubador, con il quale – afferma Antonio Lamorte – il songwriter diventa «custode delle emozioni assolute che qualificano i bardi di ogni parte del mondo ricostruendo l’eredità di Haggard nel segno della tradizione e dell’indie folk» (per la recensione completa vi rimandiamo alla pagina dedicata). Sempre di buon songwriting parliamo nel caso di John Moreland, che con Big Bad Luv, pubblicato da 4AD, ci racconta un’esperienza onesta e cruda «attraverso un disco-verità sull’amore, la fede e la condizione umana» (come recita la recensione di Beatrice Pagni).

Virando su folk, psichedelia e il rock più sperimentale citiamo inoltre Esker, disco che segna l’approdo in casa Drag City per il chitarrista chicagoano Bill MacKay e di Delia Gonzalez con Horse Follows Darkness, che esce su DFA. E sempre a proposito di terre di confine che ruotano attorno al folk, The Imperfect Sea è il disco che segna il ritorno dei Penguin Cafe, curioso ensemble britannico riportato in vita da Arthur Jeffes dopo la dipartita (nel 1997) di suo padre Simon, primo fondatore dei Penguin Cafe Orchestra (recensione di Marco Boscolo), mentre Fresh Air è il nuovo disco dei Faust, iconica band krautrock che non ha certo bisogno di presentazioni. Anche Mac DeMarco è uscito questo weekend con un nuovo album, This Old Dog, prevalentemente acustico, lavoro che Gianluca Lambiase ha recensito positivamente su queste pagine parlando di «canzoni che ridefiniscono quella prospettiva slacker e disimpegnata con un piglio testuale più maturo e leggermente meno sarcastico». E per non farci mancare nulla, My Kinda Music è il nuovo disco solista di Walter Martin, già componente della band indie rock The Walkmen.

Doverosa parentesi pop dance per Blondie, che con Pollinator torna con un album ricco di collaborazioni, e per i Pond, che si riaffacciano con The Wather. Dall’Islanda invece segnaliamo altri due artisti da tenere d’occhio: Soley con Endless Summer e Àsgeir con Afterglow, quest’ultimo già positivamente recensito da Carmine Vitale. Dall’Italia abbiamo Barbagallo con 9 e Giancarlo Onorato con Quantum.

Per una panoramica generale sulle uscite da oggi ai prossimi mesi vi rimandiamo come sempre alla pagina dedicata In Uscita (disponibile anche dal menù di navigazione e in visione solo per utenti desktop). Se volete, potete consultare anche le notizie relative alle uscite del 28 aprile, 21 aprile, 14 aprile, 7 aprile, 31 marzo, 24 marzo, 17 marzo, 10 marzo, 3 marzo, 24 febbraio, 17 febbraio, 10 febbraio, 27 gennaio e 3 febbraio e, come sempre, trovate l’ascolto Spotify, assieme ad ulteriori informazioni, nelle pagine che abbiamo dedicato a ciascun disco.

Tracklist