Weekend discografico. Ascolta gli album di 1975, Tim Burgess, Populous, Badly Drawn Boy e altri

I 1975, dopo vari tira e molla, hanno finalmente pubblicato il loro atteso Notes On A Conditional Form, una conferma - come se ce ne fosse ancora bisogno - che la loro cifra stilistica sta nel non averne una.

Fine settimana piuttosto frizzante. A scaldare i cuori degli indie fan con l’orecchio più attento alla radiofonia ci sono i 1975 che, dopo vari tira e molla, hanno finalmente pubblicato il loro atteso Notes On A Conditional Form, una conferma – come se ce ne fosse ancora bisogno – che la loro cifra stilistica sta nel non averne una. Il loro trucco semmai, e Riccardo Zagaglia che ce ne parlerà in sede di recensione, è rendere “pop” stili e stilemi folk come rock, garage come elettronici tout court che non partono come tali. Prendete la nota Frail State of Mind è o non è una 2step/garage à la Burial votata alla top40?

Anche Badly Drawn Boy è uno che si presta bene alla radiofonia. Il suo Banana Skin Shoes non verrà suonato in streaming e strombazzato come quello del quartetto britannico ma condivide con il loro doppio album (1 ora e 22 minuti!) l’attitudine al sing along oltre a rappresentare per il suo autore un ritorno su una distanza pari a quella tra gli ultimi due dischi di Fiona Apple. Ben otto gli anni che lo separano da Being Flynn (2012) e se tanto tempo è passato, l’uomo dietro alla colonna sonora di About a Boy pare piuttosto solido al centro di una scena in cui la sua scrittura può muoversi agile e scafata, con ispirazione ma forse più esperienza, tra power pop, funky e folk. Ce ne parlerà a breve Stefano Solventi. Potabile alle FM ma troppo sofisticato e retrò (in senso 70s) per andare veramente in heavy rotation troviamo anche Tim Burgess con l’ottimo I Love The New Way, disco TOP da queste parti e le ragioni in merito ve le lasciamo leggere direttamente nella recensione di Marco Boscolo. Interessante, a proposito, il suo parallelo con Neil Hannon e i suoi Divine Comedy.

Più etereo e sognante, tra campanellini, arpe elettriche e morbide linee di synth, il sound di Fools che è totalmente strumentale invece. Fools Harp Vol.1, ovvero l’esordio solista di Christopher Bear, batterista dei Grizzly Bear il cui strumento d’elezione si presta qui a un jazz giocato di spazzole ma anche a un tocco retro futurista dal gusto new age. Gira che ti rigira siamo sempre in ambito 80s e sempre alla decade fa riferimento Introduction, Presence, l’album d’esordio dei Nation of Language, band guidata da Ian Richard Devaney, già leader degli indie-rockers The Static Jacks. Da queste parti – e ce lo spiega sempre Zagaglia nella recensione – siamo in ambito revival synthpop.

Sul fronte del puro noise rock svetta invece Bill Nace, già noto per il progetto condiviso con Kim Gordon Body/Head, e qui intento a radical-improvvisare in solo mostrandoci nuove facce di uno scorticato e riverberato sound da estrema periferia e degrado urbano (recensione di Massimo Onza). A proposito di noise e industrial applicati alla techno, torna sulla lunga distanza Regis. Il suo Hidden In This Is The Light That You Miss è stato registrato a Berlino con l’ingegnere e produttore degli Einstürzende Neubauten Boris Wilsdorf ed è una macchina del tempo in grado di attraversare di tutto: dai Cabaret Voltaire ai British Murder Boys. Sempre techno bella dritta è quella che servono Uwe Schmidt aka Atom™ e Tobias Freund aka Tobias in Enne. E se vogliamo infilarci qualcosa di ambient dopo questa tripletta di assalti sonori mantenendo però viva la componente “power”, c’è Rafael Anton Irisarri con il lunare Peripeteia.

Sempre elettronica, ma sul lato solare della faccenda, accogliamo ben volentieri il ritorno di Populous con W (recensione di Luigi Lupo) e di Moodyman che con Taken Away ci consegna le sue nuove istantanee dal (consueto) black ghetto tra sirene della polizia e una Detroit House che al solito spazia tra jazz e orgoglio Motown. In ambito house c’è pure il producer svedese Emotional Ty segna la prima uscita vinilica della sua label, EMTY, con il 12″ Roses & Aliens.

Infine è uscita Music in Eight Parts l’opera perduta di Philip Glass. I Son Lux hanno pubblicato l’EP Reincarnates mentre viene caricato in streaming Fabrizio De André & PFM. Il concerto ritrovato, omonima colonna sonora del docu-film diretto da Walter Veltroni

Lato singoli Lady Gaga e Ariana Grande pubblicano Rain On Me, un numero dance pop che tira in ballo una precisa memorabilia 90s/00s, metti qualcosa di funky e house tra Sophie Ellis-Bextor e Kylie Minogue. Daniele Silvestri e Rancore tornano a unire le forze nel brano Il mio nemico invisibile (questa sera saranno ospiti di Propaganda Live su La7); Ariel Pink pubblica il singolo Iron Worrier, mentre i nostri Edda e Gianni Maroccolo anticipano la loro nuova collaborazione con il brano Servi dei servi.

Precedenti editoriali: 15 maggio, 8 maggio, 1 maggio, 24 aprile, 17 aprile, 10 aprile, 4 aprile, 27 marzo, 20 marzo, 13 marzo, 28 febbraio, 21 febbraio, 14 febbraio, 7 febbraio, 31 gennaio, 24 gennaio, 17 gennaio, 10 gennaio.

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