Weekend generoso, questo del 1° maggio. Da una parte segnaliamo gli ottimi ritorni di Man Man, Ghostpoet, Austra e Car Seat Headrest, dall’altra ci sono interessanti lavori chamber e ambientali che ben s’inseriscono come complemento sonoro per questo periodo di quarantena, a partire da quello di Soft Pink Truth.
Ma andiamo con ordine: Katie Stelmanis torna con gli Austra per firmare HiRUDiN, un concept che parla dell’importanza di lasciarsi guarire, un disco che è un flusso emotivo densissimo e per farvela breve TOP ALBUM per Valentina Zona. Poi c’è Obaro Ejimiwe, in arte Ghostpoet, che con I Grow Tired But Dare Not Fall Asleep firma il suo miglior lavoro… e che lavoro!. Si tratta fornire – dice lui – uno sguardo distopico sull’ansia universale che stiamo vivendo in questi ultimi anni e sulle sensazioni causate da un futuro incerto», sensazioni che vengono ottimamente affrescate tra scale di grigi trip hop, chiaroscuri post-punk e anti-climax radioheadiani. Altri bei dischi li infilano Will Toledo e Damien Jurado, con il primo a ridisegnare il sound di Car Seat Headrest ispirandosi a un nuovo alter ego, questa volta elettronico (Making A Door Less Open, recensione di Tommaso Iannini) e il secondo a tornare a stretto giro dalla prova precedente replicandone la formula: folk stellestrisce dritto alla polpa, senza nient’altro che la sostanza di un songwriting genuino nel solco di Nick Drake e Elliott Smith (recensione di Stefano Capolongo in arrivo)
Tutt’altro che facilmente inquadrabili, tra esotismi Talking Heads, soundtrack music per oboi, novelty song à la Randy Newman e Harry Nilsson e nervose partiture avant-rock, i Man Man di Honus Honus (alias Ryan Kattner), che tornano dopo sette anni dall’ultimo lavoro con il buon Dream Hunting In The Valley Of The In-Between, quanto di più spassoso possiate ascoltare all’interno della pletora di dischi proposti questo weekend. Pesantuccio, al contrario, pare Orcorara 2010, il ritorno di Elysia Crampton, che rispetto al passato adotta un approccio decisamente levigato quando non minimalista, un incrocio tra soundtrack, spoken word e chamber music paragonabile per nitore, distacco e tocchi di luce a quello adottato dal James Ferraro in versione composer da Far Virtual Side in avanti.
Altrettanto dilatato il ritorno della metà concettuale (e beffarda) dei Matmos. Dopo aver sperimentato di tutto con l’alias Soft Pink Truth, Drew Daniel propone un album fatto soprattutto di ambient ma in cui non mancano elementi house e soprattutto tante angeliche voci. Un disco che suona come un OM laico per esorcizzare un’amministrazione governativa affatto gradita dal Nostro, dunque un disco di pace e spazi aperti per la mente che tuttavia mostra braci ancora calde. Altrettanto meditativi, ma decisamente essenziali risultano invece i nuovi lavori di Lawrence English e Klara Lewis, che scelgono di ridurre gli elementi in gioco all’unità. In Lassitude il compositore australiano si concentra sulla vibrazione e il timbro di un organo a canne, in Ingrid la figlia d’arte svedese sviluppa un crescendo partendo da un singolo e basinskiano loop di violoncello. Sempre improntati all’oscurità sono i lavori dei Noun e di Ital Tek. I primi altro non sono che Daniel Avery e Roman Flügel in Meeting Of The Minds che operano in ambito techno tra visioni dark room, dub e oscurità assortite; il secondo, sottopostosi a estenuanti session notturne, sviluppa con Outland un tessuto electro emozionale sulla falsariga di Cortini.
Nel WE sono usciti anche Clouds In The Mirror, ovvero la versione orchestrale di This is Not a Safe Place, sesto album in studio dei Ride; Dark Morph II, ovvero secondo album dei Dark Morph, il progetto ecologista di Jónsi dei Sigur Rós e del compositore svedese Carl Michael von Hausswolff di cui ci parla Elena Raugei in sede di recensione; Cover Two, seconda raccolta di cover firmata Joan As Police Woman.
Last but not least è uscito un nuovo mixtape di Drake – Dark Lane Demo Tapes – e The Mother Stone di Caleb Landry Jones, attore conosciuto per la sua partecipazione a film e serie come I morti non muoiono, Tre manifesti a Ebbing, Missouri e Twin Peaks: The Return. Un visionario mondo psichedelico spinto all’eccesso che si ispira ai Beatles come al glam di Bowie e T. Rex – recensione di Massimo Onza.
Per quanto riguarda il capitolo singoli: ancora novità dai Field Music, usciti con l’inedito Logic; di Love in Mine dei Big Thief vi avevamo già parlato (così come di quanto fosse incredibilmente potente tutto il materiale concepito dalla band nelle session per gli ultimi due album); c’è anche Olafur Arnalds, che insieme a Arnor Dan e Nils Frahm pubblica il rework di For Now I Am Winter; il remix ad opera di Initial Talk di On the Floor, singolo di Perfume Genius estratto dal suo nuovo album in arrivo; tornano anche i BADBADNOTGOOD con un singolo formato dai brani Goodbye Blue/Glide (Goodbye Blue Pt.2); infine, non potevamo non citare Don’t Stop, l’inedita demo degli Oasis risalente a una quindicina d’anni fa e condivisa ieri da Noel Gallagher (con l’approvazione non polemica del fratello Liam).
Precedenti editoriali: 24 aprile, 17 aprile, 10 aprile, 4 aprile, 27 marzo, 20 marzo, 13 marzo, 28 febbraio, 21 febbraio, 14 febbraio, 7 febbraio, 31 gennaio, 24 gennaio, 17 gennaio, 10 gennaio.