Non si può certo dire che fin qui sia stato un anno scarno di avvenimenti, musicali e non. Per quanto riguarda l’ambito più immediatamente vicino a questa sede, gli snodi fondamentali sono stati molti; tra i principali, vale la pena citare il Pulitzer assegnato a Kendrick Lamar, l’apertura di nuove piattaforme di streaming (YouTube Music e Amazon Music), la morte di XXXTENTACION e anche, immersa nel chiaroscuro ideologico di base, la copertina anti-salviniana di Rolling Stone. E poi ancora, la situazione festivaliera in Italia: l’annullamento di Radar Festival e del live di Vince Staples al Magnolia sono entrambi fallimenti sintomatici di un problema radicale di questo Paese, sebbene orgogliose sacche di resistenza non manchino – ad esempio MZOO aprirà a breve la sua decima edizione (e noi ci saremo).
A un livello più personale, la chiusura del Mucchio Selvaggio – con cui anch’io nel mio piccolo ho collaborato per oltre un anno – è un “lutto” culturale davvero tosto da mandare giù. Un traguardo felice e di cui sono particolarmente orgoglioso è invece la fresca pubblicazione per Arcana Edizioni del mio primo libro, Hip Pop. Si tratta di un’analisi ragionata del processo di pop-izzazione della musica hip hop, che prende le mosse dalle riflessioni condotte negli anni anche e soprattutto sulle pagine si Sentireascoltare. La scrittura del libro ha chiaramente lasciato a disposizione davvero poco tempo per ascolti più esterni al mio ambito di riferimento, che pure è stato a sua volta pieno di uscite fondamentali. Il primo semestre del 2018 è stato soprattutto marchiato a fuoco dalla calda estate di Kanye West, con cinque uscite a distanza di una settimana l’una dall’altra tutte abbondantemente sopra la sufficienza. In ordine di personale apprezzamento ecco quindi Kids See Ghosts con Kid Cudi, l’eccellente DAYTONA di Pusha-T, la sfoglia più “old” di Teyana Taylor, l’interlocutorio e personale Ye e infine il parzialmente deludente ritorno di Nas.
Non di solo Yeezy ha vissuto però la prima parte dell’anno, con vertici qualitativi assoluti come KOD di J Cole e Care for Me di Saba, oltre alle altalenanti ma stuzzicanti sperimentazioni di A$AP Rocky e Playboi Carti. Dal lato quote rosa mi sono innamorato dell’eccessivo (in ogni senso) ma necessario Ephorize di Cupcakke, mentre Janelle Monae resta una stella di fruibilissima sofisticatezza. Lato EP, consiglio vivamente l’esordio di solista di Black Thought, MC principale del collettivo The Roots, con produzioni di 9th Wonder. Venendo alle delusioni, hanno un po’ stancato le interminabili playlist-blockbuster licenziate da gente come i Migos e l’ultimo, ammorbante Drake, mentre lo smalto patinato di Cardi B e del tandem Beyoncé-MaritoZerbino più che intrattenere annoia. Capitolo grime: dalle nostre parti nessuno a parte me ne ha parlato, ma l’esordio di Novelist è uno dei dischi grime più belli degli ultimi anni.
E qui in Italia? Se il disco dell’anno è stato sicuramente lo stordito e spesso irritante nulla cosmico di Rockstar, preferisco in questa sede segnalare il ruspante orgoglio di Nitro, l’intrigante duttilità di Tedua e la piacevole conferma di Mecna.
Classifica hip hop
- Kids See Ghosts, Kids See Ghosts
- J Cole, KOD
- Saba, Care for Me
- Novelist, Novelist Guy
- Pusha T, DAYTONA
- Kendrick Lamar, Black Panther OST
- Cupcakke, Ephorize
- Janelle Monae, Dirty Computer
- Teyana Taylor, KTSE
- Black Thought, Streams of Thought, Vol. 1
- XXXTentatcion, ?
- A$AP Rocky, Testing
- Nitro, No Comment
- Tedua, MOWGLI
- Mecna, Blue Karaoke
- Playboi Carti, Die Lit
- Kanye West, Ye
- The Carters, Everything Is Love
- Rae Sremmurd, SR3MM
- Nas, Nasir
Su SA potete recuperare anche gli editoriali pubblicati finora con le considerazioni di metà anno di Diego Ballani, Tony Donghia, Davide Cantire, Elena Raugei, Tommaso Bonaiuti e Stefano Solventi. Se volete c’è anche la classifica 2018 con le votazioni in tempo reale.