Weekend di uscite discografiche e streaming. Ascolta gli album di Gorillaz, Florence And The Machine, Drake e altri

Il nuovo, consueto appuntamento con le uscite del fine settimana, con Gorillaz, Florence And The Machine, Drake e moltissimi altri

NB: salvo quando diversamente indicato, trovate l’ascolto Spotify di ogni disco citato nella relativa pagina album. Potete inoltre consultare gli editoriali pubblicati finora. Attualmente abbiamo quelli del 22 giugno, 15 giugno, 8 giugno, 1 giugno, 25 maggio, 18 maggio, 11 maggio, 4 maggio, 27 aprile, 20 aprile, 13 aprile, 6 aprile, 30 marzo, 23 marzo, 16 marzo, 9 marzo, 2 marzo, 23 febbraio, 16 febbraio, 9 febbraio, 2 febbraio, 26 gennaio, 19 gennaio e del 12 gennaio.


Dopo un weekend caldo come quello scorso con i lavori di  Kamasi Washington, Nine Inch Nails e Death Grips a tenere banco anche dividendo fan e critica, questo ultimo fine settimana di giugno è a buon cuore quello delle uscite più grosse e attese anche solo a livello di cifre a sei zeri. Basta solo guardare a quelle delle rispettive pagine Facebook per farci un’idea della potenza di brand come Gorillaz (9,9 milioni di fan), Drake (35 milioni), Florence And The Machine (3,5 milioni), che rappresentano le taglie forti di un weekend piuttosto esiguo come pubblicazioni ma altrettanto valido nelle diramazioni discografiche tra art pop, (world) ambient, songwriting folk/rock e non ultimo disco/house.

Partiamo dalla band di Damon Albarn e Jamie Hawlett, anzi verrebbe da dire del solo cantante dei Blur dati l’impianto e le finalità di un’opera polarizzata sull’intimismo (almeno lato testi) come The Now Now (un po’ in scia a Plastic Beach), dove compattezza e coesione vanno a braccetto con un lavoro maggiormente riferito alla penna e alla personalità del frontman (recensione di Daniele Rigoli). A proposito di personalità forti, non vi è dubbio che la prosa tra intimismo ed enfasi di Florence Welsh sia al centro anche di questo quarto album dei Florence and the Machine, dove ancora una volta video e immagini si fondono e confondono virtuosamente in crescendo dal grande pathos. Anticipato dai singoli Sky Full Of Song (videoclip), Hunger (videoclip) e Big God, High as Hope (recensione di Nino Ciglio), il disco è una sorta di concept che si concentra sugli struggimenti dell’età dell’adolescenza, tra autobiografia e soprattutto molta rappresentazione.

Chi se la gioca tutta sul confessionale è invece Drake: in due brani di Scorpion riconosce un figlio avuto qualche anno fa da una relazione occasionale con una pornostar (probabilmente in risposta a Pusha T che gli aveva dedicato un’intera diss track) e riesuma i morti nel ruolo di featuer (tra i crediti compare pure il compianto Michael Jackson nel brano Don’t Matter To Me). Nel disco ci sono comunque i validi singoli che già conosciamo – God’s Plan, Nice For What e I’m Upset – tanti dollaroni lanciati dai palazzi e sicuramente qualche altra chicca, in un lavoro che di primo acchito rischia di esser un pochino prolisso conoscendo il personaggio e notando gli 89 minuti di durata spiattellati in due CD (recensione di Luca Roncoroni in arrivo).


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Pesi massimi dell’industria discografica a parte, abbiamo un buon weekend anche su altre lande sonore. C’è l’esordio lungo delle Let’s Eat Grandma con I’m All Ears di cui ci parla un soddisfatto Riccardo Zagaglia. Il loro è un mix tra Cocorosie e The Knife, Joanna Newsom e Aurora, ovvero un terreno dove synth e art pop s’incontrano all’altezza di un indomito spirito DIY e qualche bella nota di weirdness. Ciliegina sulla torta: SOPHIE che fa coppia con Faris Badwan degli Horrors nel brano It’s Not Just Me ma che ha anche prodotto il primo estratto, Hot Pink.

Poi abbiamo Jim James di nuovo in libera uscita dai My Morning Jacket che in Uniform Distortion si è ispirato al libro che fu icona della hippie generation The Last Whole Earth Catalog (un idealistico progenitore di Google in formato magazine cartaceo). Un disco molto più ispirato rispetto alla precedente prova che restituisce l’immagine di un artista che non ama sentirsi braccato da sbrigative etichette di genere. Rispetto a Eternally Even, James abbandona l’immaginario della black music e torna a una tensione compositiva nel solco di Neil Young e George Harrison (recensione di Carmine Vitale in arrivo).

Un’altra uscita interessante risponde al nome di Alex Zhang Hungtai, che nell’EP Divine Weight anticipato dal bel videoclip diretto da Kevin Luna & Brian Echon, sembra porsi come anello di congiunzione tra le colonne sonore dei Popol Vuh e il catalogo più cameristico della Constellation, il tutto incanalato sulle cangianti traiettorie post-colonialiste dell’etichetta NON. «Come i sogni», racconta Hungtai, «le visioni ci appaiono senza che possiamo comprenderne appieno il significato. Come nel caso della psicomagia di Alejandro Jodorowsky, i sogni e le visioni assumono il ruolo di testimoni dentro un inesplorato labirinto del sub-conscio. Esserne testimoni significa credere. Credere significa proiettare una certa realtà nel mondo esterno. E la proiezione dunque, non ha nulla a che fare con la realtà. Forse è dove i sogni vanno, dopo che questa muore» (recensione di Edoardo Bridda in arrivo).

Sul lato elettronico della faccenda anche Jolly Mare con Logica Natura (recensione di Nicolò Arpinati) e Little Louie Vega con NYC DISCO (recensione di Luigi Lupo) danno buone soddisfazioni. Non ultimo, è uscito anche il primo album postumo di Mika Vainio, qui con Franck Vigroux, dal titolo Ignis (recensione di Stefano Pifferi in arrivo).

Tracklist