Weekend di uscite discografiche e streaming. Ascolta gli album di Luca Carboni, Jon Hassell, Eartheater, Lykke Li e altri

Questo fine settimana sul piatto abbiamo: intersezioni tra uomo, macchina e animale, il transumanesimo, delle nuove chiese queer, il Capitale di Marx in due ore di non-musiche, delle musiche basate sul processo più che sulla stasi pittorica. Non tralasciamo manco i sentimenti parlandovi di profeti dell'IT pop e di questa voglia di grunge da cameretta che dagli USA non smette di dare nuovi e forti segnali

NB: salvo quando diversamente indicato, trovate l’ascolto Spotify di ogni disco citato nella relativa pagina album. Potete inoltre consultare gli editoriali pubblicati finora. Attualmente abbiamo quelli del 1 giugno, 25 maggio, 18 maggio, 11 maggio, 4 maggio, 27 aprile, 20 aprile, 13 aprile, 6 aprile, 30 marzo, 23 marzo, 16 marzo, 9 marzo, 2 marzo, 23 febbraio, 16 febbraio, 9 febbraio, 2 febbraio, 26 gennaio, 19 gennaio e del 12 gennaio.


Weekend all’insegna della ricerca e della sperimentazione, questo del 8-10 giugno, ma, naturalmente, non solo. Sono quattro + 1 (che è una compilation) i dischi che vi consigliamo, ognuno a formare un microcosmo di senso dalle molteplici letture e riferimenti incrociati con il mondo delle arti e della letteratura.

serpentwithfeet, al secolo Josiah Wise, con il suo gospel classico/futurista è partito idealmente dalla libreria di libri religiosi del padre per compiere un viaggio di quelli da trilogia degli Illuminati che lo porta, in questo debut album, a farsi apostolo di una nuova carnale chiesa con fondamenta ben piantate al Soil / suolo, e dunque nella più mortale e agnostica carnalità. Un percorso, il suo, che non è una missione per conto di Dio ma trova in una viscerale vitalità (chiamatela se volete sé bios) la propria inner voice, da declinare sulle discografie tanto di Jeff Buckley quanto di Anohni (inevitabilmente), e pure del suo mito personale Brandy Norwood. Insomma, il top del top per quanto riguarda la ricerca r’n’b / soul al maschile. Rispetto all’ancora acerbo e un tantino pretenzioso EP analizzato da Roncoroni tempo fa, ovvero Blisters, quello dove si accingeva ad allattare un fagotto di stracci, qui il cantante si sposta decisamente su toni ed estetiche afrofuturisitcamente queer. A tutto vantaggio della musica e dell’opera complessiva.

Creare e puntare a nuovi mondi appellandosi a un eterodosso mix di simbologie, esoterismi e nuove forme di sessualità è un trend assodato all’interno e all’esterno della comunità LGBT+. Giusto qualche giorno fa Gaika ha annunciato a sua volta il suo debut album, Basic Volume, promuovendolo con un videoclip dai chiari riferimenti cristologici, settari e pagan-esoterici. Insomma con una catastrofe ambientale ad aspettarci all’orizzonte e le risorse del pianeta a restringersi sempre più, siamo ben lontani dalle arcane terre esplorate dai Future Sound Of London, non vi pare?

Se questa è la parte terrigna della ricerca, l’altra è senz’altro quella cibernetica, o meglio quella che ha a che fare con gli incastri tra la mistica/magica/misteriosa chemistry del sé e il più impassibile nonché “marmoreo” e un poco sterile silicio. Che la nostra specie – come abbiamo letto in giro – non sia altro che l’anelito verso il regno minerale? Qualche risposta, o meglio nuovi interrogativi, ce li pone Eartheater, monitorata artista di stanza newyorchese che esce sulla sempre attentissima PAN col il palindromo debut Irisiri. Prima che vi riempiate la testa di paragoni con Björk, artista con la quale i collegamenti sono soltanto marginali, il suo mix tra spoken word, elettronica e fascinose note all’arpa porta diritti a Laurie Anderson. Lei non è soltanto l’autrice della musica dello “spot sull’AIDS” che nel 1990 spuntava su Canale 5 tra una puntata e l’altra di Twin Peaks, ma anche l’artista che su questo campo ha fondato una carriera, un ricerca che la Nostra declina dunque su fascinazioni e concetti che, come nota l’attento The Wire #413, hanno le loro belle liminalità con A Cyborg Manifesto di Donna Haraway, che intendeva superare i vari femminismi dell’epoca indagando sui confini sempre più sfumati tra umano, macchina e animale, arrivando a preconizzare un nuovo mondo dove rifugiati e sopravvissuti dalla devastazione globale provocata dall’uomo si sarebbero uniti per formare …A Brave New World. Gli Iron Maiden non c’entrano nulla qui: Eartheater, che viene dal collettivo avant psych nomen omen Guardian Alien, porta queste analisi un tantino oltre, magari già pensandosi ologramma più che umano (recensione di Antonello Franzil).

Tutte queste musiche, come spesso accade con la musica elettronica, complici anche gli artwork abbinati alle discografie, oltre al fantasticare sull’altro mondo o suoi futuri che ci attendono, richiamano anche semplicemente un immaginario visivo a volte sinestesicamente vivido, fatto di canonici quadri con la storia dell’arte dietro. Quante volte ci siamo trovati ad attribuire correnti espressioniste o impressioniste a questa o quella proposta musicale? Tuttavia ciò che ancora dovevamo ascoltare ed esplorare con più attenzione è un prodotto sonico che fosse il risultato di uno studio sulla pittura come processo (e come pentimento) e non come stasi, ovvero, “ascoltare” le mani come alterazioni del preesistente pittorico e il loro legame fatto di porosità che, tornando alla psicologia, potremmo anche dire liminale. Un esempio di questi studi è dato da Listening To Pictures (Pentimento Volume One) il primo album dell’uomo dei “quarti mondi” Jon Hassell dai tempi di Last Night The Moon Came Dropping Its Clothes In The Street, un lavoro piuttosto distante dal mix di minimalismo, ambient, tradizioni africane come mediorientali e transumanisti fraseggi milesdavisiani per i quali è maggiormente noto (anche grazie a Eno). Un lavoro dunque maggiormente elettronico-organico, più estremo di quel che ci saremmo aspettati. Una realtà parallela più che un mondo futuro. Ascoltatelo, merita (recensione di Stefano Pifferi).

Con la scusa delle pubblicazioni discografiche di questo fine settimana abbiamo toccato i massimi sistemi ma non quello che se li mangia tutti da almeno un paio di secoli a questa parte. Karl Marx’s 200th! è la raccolta “berlinese” di musiche (e saggi) che celebra la figura di uno dei filosofi/sociologi più influenti e criticati di cui quest’anno ricade il duecentesimo anniversario dalla nascita ma anche – e cabala vuole – il 150° dall’uscita della bibbia del post-“Dio è morto” nietzschiano, Il Capitale. A celebrare il capelluto e barbuto una combriccola di underdog dell’elettronica e sperimentazione: AGF che potrebbe tranquillamente essere la zia di Eartheater, Nicolas Weise, la precedentemente nota come TBA NatalieBeridze, Caspar Brötzmann e tanti altri per due orette di musiche e anti-musiche che se da una parte rivangano fieramente le tradizioni teutoniche del dopoguerra, da Stockhausen ai Neubauten, dall’altra non possono che rileggere con cut up e meccaniche techno la gloriosa tradizione del krautrock dai Cluster ai Neu!, passando per gli unici e immortali CAN.

Non ultimi, Four Pieces For Mirai è il primo lavoro di una saga distopica targata James Ferraro incentrata sul medioevo digitale che ci attende domani (e che anzi è già oggi) mentre dalla Hyperdub arriva un altro strike, si tratta di Insula, esordio del giovane scozzese Proc Fiskal che si pone esattamente a metà strada tra idm e hardcore-continuum, realizzando non solo una delle migliori uscite Hyperdub recenti, ma un potenziale futuro (sino grime) classico (TOP Album per Nicolò Arpinati).


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Terminato questo bel giretto di musiche a vario titolo intellettuali quanto vive e desiderabili, approdiamo su un centrocampo avvitato attorno al songwriting declinato a seconda sul folk come sul pop, il dream come il rock. Protagonisti: Snail Mail, Lykke Li, Jorja Smith, Luca Carboni, Get Well Soon, Hilary Woods e Lily Allen.

Se vi interessa l’ondata di un americanissimo 90s revival tra indie e grunge dal lato della cameretta e del diario coi cuoricini e le lacrimuccie, Matador ha solo un nome su cui sta battendo il chiodo da almeno un paio di mesi: Lindsey Jordan, in arte Snail Mail. Il suo Lush arriva sulla scia di promettenti singoli e paragoni con Girlpool ma soprattutto con lo storytelling di Waxahatchee. Insomma pensieri da giovane adulta un po’ seriosa più che lo scazzato sense of humor della miglior Courtney Barnett (alla quale abbiamo dedicato un approfondimento di recente), ma non è detto che il ghigno feroce sia sempre richiesto (recensione di Giulia Rossi).

Dalla Svezia arriva invece una ritrovata Lykke Li che punta tutto sull’autobiografia delle proprie gioie e dei dolori su una patinata prosa (synth) pop (recensione di Valerio Di Marco) nel suo nuovo So Sad So Sexy, con un titolo che sembra rubato a Lana Del Rey. Anche Get Well Soon ci va a cuore aperto, e anzi lo getta oltre l’ostacolo in The Horror, disco ispirato dalla paura in tutte le sue sfaccettature (recensione di Stefano Capolongo in arrivo).

Per la serie nuove promesse dell’r’n’b contemporaneo c’è invece Jorja Smith con Lost & Found (recensione di Luigi Lupo), e su un soul à la Erykah Badu c’è invece Childqueen, nuovo album di Kadhja Bonet. Sul pop internazionale c’è Lily Allen con No Shame, su quello italiano abbiamo Davide Petrella con Litigare e Luca Carboni che con Sputnik riattiva un dialogo con l’IT pop, conscio e fiero di essere citatissimo dalle nuove leve del cantautorato del Bel Paese e forte della liaison con Tommaso Paradiso che qualche anno fa gli era valsa il tormentone Luca Lo Stesso (recensione di Antonio Lamorte).

Per chi ama Twin Peaks e la sua colonna sonora, Colt di Hilary Woods potrebbe essere un buon cuscino sul quale appoggiare la guancia, garantisce Sacred Bones (e per noi Riccardo Zagaglia). E se volete dare un occhio sui remix, interessante è sia Reshaped di Perfume Genius sia “Brightbird” Remixes di Max Loderbauer. Hip Hop e paraggi: Future cura la colonna sonora di Superfly e Kanye West e Kid Cudi sfornano l’album collaborativo condividendolo su Spotify durante la serata. Titolo: Kids See Ghosts. Droni e ambient: Lilith, il secondo album del producer milanese Riccardo Noè s’ispira alla Cabala ebraica. Shoegaze e indie: Constant Image è l’album di debutto del trio di Washington Flasher (recensito da Valerio Di Marco). Elettronica esoterica: Draculo è il lavoro di Otto von Schirach su Monkeytwon. Folk: l’album a sorpresa di M WardWhat A Wonderful Industry. Non ultimo è uscito un nuovo singolo dei Gorillaz, Sorcererz.

Tracklist