Weekend discografico. Ascolta gli album di Bob Dylan, Neil Young, Phoebe Bridgers, Gianni Maroccolo, Alva Noto e altri ancora

L'avranno fatto apposta? Il nuovo album di Bob Dylan e quello di Neil Young escono nello stesso giorno e per entrambi vale un peculiare discorso sul tempo

L’avranno fatto apposta? Il nuovo album di Bob Dylan e quello di Neil Young escono nello stesso giorno e per entrambi vale un peculiare discorso sul tempo. Un tempo che nel caso del primo viene ritrovato. Homegrown è infatti quel disco che non è stato, ma che se fosse stato – tra On The Beach e Tonight’s The Night – avrebbe potuto cambiare molte cose. O aggiungere molta legna al fuoco (recensione di Stefano Solventi). Un tempo che nel caso del secondo viene invece reintrodotto di peso nel presente attraverso il collasso della memoria, della Storia, dell’immaginario (recensione sempre di Solventi).

Quelli di Young e Dylan sono due lavori importanti, sicuramente quelli che lasceranno di più il segno tra le pubblicazioni di questo mese, che comunque ha da regalare molto altro, ad esempio un nuovo capitolo della cinematografia ambient targata Alva Noto. Carsten Nicolai pubblica il quarto capitolo della sua saga più nota (Xerrox Vol. 4) e lo fa con larghissime e liriche vedute panoramiche in cinemascope per viaggi interstellari, ma in direzione centripeta (come racconta Alessandro Pogliani in sede di recensione). E se, Punisher, l’atteso lavoro della folksinger Phoebe Bridgers delude la nostra Beatrice Pagni, come pure l’esordio di Blush della figlia d’arte Maya Hawke non vi cambierà la vita (l’album non è ancora – non sarà? – sulle piattaforme di streaming), viceversa Michael Franti in Work Hard and Be Nice non fa miracoli ma con il suo cantautorato black pop ottimista (nel senso di quello che i problemi li vede ma invece di dipingere quadri apocalittici, preferisce incoraggiare) suona comunque con lo scarto di un ancora papabile spessore.

Sempre in tema di album degni di nota abbiamo il quarto volume della serie Alone di Gianni Maroccolo e il quarto album dei Braids, Shadow Offering, un disco in grado di veicolare argomenti scomodi e attuali – la misoginia, il razzismo, il riscaldamento globale, l’ansia come morbo del nostro tempo e i dolori di un amore tossico – in un convincente (dream) (art) (folk) pop venato d’elettronica e interpretato divinamente dalla frontwoman Raphaelle Standell-Preston (recensione di Gianluca Durno in arrivo). Sempre a proposito di intimismo sonoro e testi anche drammatici, abbiamo The Avalanche di Owen (recensione di Fernando Rennis) ma anche il ritorno dei Darkstar con Civic Jams, lavoro in cui privato e sociale, intimismo soul e il tessuto urbano della bass music britannica, si fondono e confondono. Il duo electro pop cerca di dipingere un manifesto esistenzial-politico ai tempi della Brexit e della pandemia, affondando il pensiero in un clima di crescente incertezza e disagio ma anche volgendo lo sguardo ad un’urbanistica semiotica sonora in cui riconoscersi e trovare conforto.

Per il post punk c’è 10:20 degli Wire, e sul lato elettronico le cose non sono meno interessanti, anzi. Dalle nostre parti, DJ Pasta esordisce con un eclettico album – Atlas Beats – fatto di garage, french touch, chill-out, balearica, funky-soul, hip-hop e quant’altro. Pasta – ricordiamolo – è noto nella scena underground indie italiana per aver partecipato alle avventure soniche degli Amari e dei Fare Soldi. Validissimo è anche il ritorno di un altro producer di culto come Pinch, che torna a pubblicare un album a 13 anni dallo sfortunato – nei termini del successo che meritava di raccogliere – Underwater Dancehall. Il nuovo disco s’intitola Reality Tunnels (streaming solo su Bancamp) ed è un viaggio in un personale dark continuum bristoliano attraverso le sonorità che da più di trent’anni si agitano nella città dei sound system e delle contaminazioni bianche con la comunità giamaicana. Tra le tracce e gli ospiti (tra cui Emika e Trim), vale la pena citare l’ottima Party con Killa P, il grime MC che ha scritto e cantava nella traccia di culto Skeng di The Bug (anno domini 2008. Album London Zoo), che tutti ricordano per i cavernosi fraseggi ragga attribuiti al cugino, Flowdan. Per quel brano, che fece il giro delle radio underground non solo britanniche, tra i due all’epoca nacque uno scazzo che probabilmente dura tuttora. Non certo noto come quello tra Wiley e Dizzee ma utile qui per misurare lo scarto di notorietà tra i protagonisti. Per il veterano dubstep Rob Ellis in arte Pinch e per lo stesso Killa, la traccia contenuta in Reality Tunnels rappresenta la rivendicazione di una legacy mai del tutto conquistata. E del resto l’intero album di Pinch suona un po’ come il lavoro di un uomo fin troppo poco citato ed esaltato come avrebbe dovuto.

Altra uscita in ambito elettronico, di cui peraltro vi avevamo già parlato in un precedente editoriale, è quella degli Amnesia Scanner, Tearless (recensione di Edoardo Bridda). Due settimane fa il disco è stato posticipato a questo weekend nell’ambito delle iniziative di supporto al Black Lives Matter. Nel panorama dei suoni elettronici più hd merita una segnalazione anche il ritorno del collettivo multimediale SPIME.IM con l’ep Zero: le quattro tracce sono insieme un nuovo inizio e un corollario al fantascientifico e ottimo esordio dello scorso anno ed esplorano anfratti più harsh e ambient dei panorami sonici sviluppati nel debutto Exaland. Esce inoltre il quinto volume della serie Kern curata dal Tresor – Kern Vol. 5 – con protagonista Helena Hauff e una prova firmata Loke Rahbek in arte Croatian Amor (All In The Same Breath). Dopo solo un anno dal precedente Isa, Rahbek torna come sempre su Posh Isolation guardando avanti e indietro la sua timeline. I beat sono in scia a quanto fatto di recente, l’intimismo beatless è quello dei suoi crepuscolari primi lavori. Probabilmente questo è il suo album più pop e accessibile finora, scrive Lorenzo Montefinese (recensione in arrivo), in grado di coniugare la sua vocazione impressionistica con le pulsioni ritmiche.

Capitolo singoli: New Love Cassette di Angel Olsen nella versione remix curata da Mark Ronson, BAM BAM Twist di Achille Lauro, Perfect Way To Die di Alicia Keys, Carousels dei ritrovati Doves, Fade Into You (cover Mazzy Star) di Perfume Genius, Down By the So and So on Somewhere dei Fiery Furnace, My Own Soul’s Warning dei Killers, Mequetrefe di Arca, Rückenfigur di Dardust.

Precedenti editoriali: 12 giugno, 5 giugno, 29 maggio, 22 maggio, 15 maggio, 8 maggio, 1 maggio, 24 aprile, 17 aprile, 10 aprile, 4 aprile, 27 marzo, 20 marzo, 13 marzo, 28 febbraio, 21 febbraio, 14 febbraio, 7 febbraio, 31 gennaio, 24 gennaio, 17 gennaio, 10 gennaio.

Tracklist