Gli album più venduti nel mondo nel 2015

MONDO

Come certificato da Mediatraffic (il sito di riferimento per le vendite mondiali), il 2015 è stato caratterizzato dall’enorme successo di tre album pubblicati l’anno precedente: 1989 di Taylor Swift (4.385.000 copie, oltre 9 milioni in totale), X di Ed Sheeran (4.250.000 copie, più di 7.730.000 complessive) e In The Lonely Hour di Sam Smith (3.390.000 copie, 6.270.000 in tutto). Tre lavori che hanno fatto registrare cifre importanti un po’ ovunque, dividendosi il podio con una certa costanza per tutti i primi undici mesi dell’anno, o meglio, fino all’uscita di 25 di Adele (circa 15 milioni di copie in sei settimane). I numeri della cantante inglese (vedi anche l’articolo sui record della prima settimana) sono talmente fuori scala da far passare in secondo piano i risultati di vendita – assolutamente ottimi – dei tre album citati in apertura.

Il successo di Adele è un mistero immerso nell’eleganza e nella tecnica vocale cristallina, nelle melodie studiate nei minimi dettagli per rendere al 100% senza suonare necessariamente banali, nel melodramma stracolmo di pathos, nel romanticismo vagamente disneyano, nella patina scaltramente pre-natalizia che mette d’accordo vecchi e bambini, e nell’essere – nella sua estrema convenzionalità – un prodotto distintivo in una giungla di pop star incastrate in provocazioni fini a se stesse. Non ci è ancora dato sapere se ripeterà i numeri di 21 (quasi 28 milioni di copie, 890.000 anche quest’anno), ma le cifre totalizzate dal disco nelle prime settimane sono già clamorose. Bastano due minuti per trovare decine e decine di dischi più validi di 25 usciti quest’anno, eppure – nostro malgrado – la “storia” del costume è ancora filtrata da ciò che viene fatto percepire all’ascoltatore passivo. In questo senso, il successo di Adele é un’arma a doppio taglio perché da un lato riporta al centro di tutto la melodia, ma dall’altro lato distrugge decenni di controcultura, rischiando di ri-allargare quella fastidiosissima forbice che a livello mediatico separa il “normale” (assorbito positivamente dall’opinione pubblica, ancora troppo bigotta) dal “diverso”.

25 di Adele ha da solo salvato un 2015 piuttosto carente a livello di album di successo (i numerosi residuati del 2014 parlano chiaro): solo Purpose di Justin Bieber – aiutato anche dal periodo dell’anno favorevole – ha mostrato numeri davvero competitivi (poco meno di 3 milioni di copie). Il 2015 è stato anche l’anno della definitiva consacrazione a livello mainstream di certe sonorità alt-r&b che da un lustro a questa parte hanno ridato linfa alla black music, partendo dal basso. Drake e il suo If You’re Reading This, It’s Too Late hanno totalizzato circa 1.500.000 copie che, nonostante un successo mediatico forse crescente, sono per il momento meno di quelle registrate dai tre album precedenti Thank Me Later (circa 2,2 milioni di copie), Take Care (circa 3,1 milioni di copie) e Nothing Was the Same (circa 2,3 milioni di copie). Chi invece è cresciuto anche a livello di numeri è The Weeknd: dopo aver incantato gli addetti ai lavori con tre mixtape fondamentali nel 2011 (il primo, House of Balloons, il capolavoro) contenuti nel cofanetto Trilogy (circa 750.000 copie) e dopo aver fallito su più fronti con l’album d’esordio Kiss Land (circa 450.000 copie), il canadese, pur rendendo più patinata – ed in generale meno interessante – la sua proposta, ha trovato un buon compromesso a conti fatti vincente: il suo Beauty Behind The Madness ha fino ad oggi venduto 1.540.000 copie. The Weeknd è presente anche in un altro album della top 10, l’evitabile colonna sonora dell’altrettanto evitabile film 50 Shades Of Grey (circa 2 milioni di copie). A completare la top 10 uno degli album più insulsi e fastidiosi dell’anno: Title di Meghan Trainor (1.860.000 copie). Pur perdendo parte della spinta dei primi mesi, ottimi i risultati di Hozier (1.500.000 copie, 1.950.000 in tutto), ottenuti in buona parte grazie al singolo Take Me To Church (vedi anche Tracks From Eps 2013).

Mediocre, davvero mediocre, il bottino delle pop-rock band di maggior successo, autrici però di dischi trascurabili (se vogliamo essere magnanimi) o semplicemente brutti (se vogliamo essere onesti). I Mumford & Sons, con il loro Wilder Mind, hanno totalizzato 1.355.000 copie, decisamente poche se confrontate con i quasi 5,5 milioni di Babel e i 6 milioni di Sigh No More. Gli Imagine Dragons, con Smoke + Mirrors, pur arrivando a quota 1.060.000 copie non hanno ripetuto l’exploit dell’esordio Night Visions (4.660.000 copie di cui 380.000 anche quest’anno). I Muse, con Drones, per il momento hanno registrato “appena” 1.100.000 copie, non un flop ma un ridimensionamento per un gruppo che, escludendo Showbiz, ha sempre venduto almeno 2 milioni di copie di ogni album. Ancora presto per giudicare i risultati dei Coldplay di A Head Full of Dreams (1.815.000 copie). L’apertura della prima settimana (827.000 copie) non è stata di tanto inferiore a quella del precedente Ghost Stories (1.023.000 copie, 3.430.000 in totale di cui 390.000 nel 2015), ma è avvenuta in un periodo dell’anno in cui è decisamente più facile vendere. A livello di vendite complessive se la giocano con i Linkin Park, ma nessun gruppo post-2000 ha avuto un successo voluminoso e costante quanto i Coldplay. Queste le vendite dei loro album precedenti (da ragionarsi al netto della crisi del mercato): Parachutes 9 milioni, A Rush of Blood to the Head 13 milioni, X&Y 11,5 milioni, Viva la Vida or Death and All His Friends 9,5 milioni e Mylo Xyloto oltre 6 milioni. Non sbalorditivi ma comunque solidi i numeri dell’altrettanto non sbalorditivo ma solido The Book Of Souls degli Iron Maiden (775.000 copie). Tra le uscite del 2014 hanno resistito bene Rock or Bust degli AC/DC (1.260.000 copie, 2.800.000 totali) e The Endless River dei Pink Floyd (675.000 copie, 2.395.000 totali).

Una situazione che a modo suo appoggia le teorie scandalistiche sulla “morte del rock”: lontano dalle classifiche la musica rock (nella sua versione più sudata, contaminata e meno tamarrock/ruooock) sta benissimo e continua a regalare piccoli gioielli, ma è anche vero che è da circa quindici anni (facciamo dai tempi di Californication?) che non si trovano buoni dischi rock capaci di un successo enorme, trasversale e globale. Tornando alle uscite del 2015, inferiori al previsto le copie vendute (1.030.000) dal convincente How Big, How Blue, How Beautiful di Florence + The Machine. C’è ancora tempo per diminuire il gap con i due album precedenti (Lungs circa 3,3 milioni di copie e Ceremonials circa 2,6 milioni), ma per il momento il nuovo disco dell’artista non sembra in grado di avvicinarsi più di tanto. Quello che è considerato quasi unanimemente il disco dell’anno (To Pimp A Butterfly di Kendrick Lamar) ha totalizzato 1.180.000 copie. Se ai Grammy Awards tutto andrà come deve andare, To Pimp A Butterfly potrebbe raggiungere i numeri del precedente good kid, m.A.A.d city, nel frattempo arrivato quasi a 1,9 milioni di copie. Da segnalare anche i buoni risultati provenienti dal nuovo cantautorato pop made in UK: oltre al già citato HozierChaos and the Calm di James Bay (1.040.000 copie) e Wanted On Voyage di George Ezra (895.000 copie, 1.715.000 complessive).

Tra i flop dell’anno impossibile non citare Beneath the Skin degli Of Monsters and Men (circa 300.000 copie, il precedente è quota 2,3 milioni) e Rebel Heart di Madonna (875.000 copie), già in fase calante da almeno un lustro ma mai così tanto fuori dai giochi. Piuttosto magro per il momento anche il bottino di Lana Del Rey: nonostante sia piuttosto valido, Honeymoon ha venduto “appena” 600.000 copie, poca roba rispetto ad Ultraviolence (circa 1.450.000 copie) e soprattutto al long-seller Born To Die (5.200.000 copie).

Escludendo To Pimp a Butterfly, i numeri degli album che abbiamo sistematicamente trovato nelle classifiche di fine anno – ancora una volta – non sono competitivi: si “salvano” giusto Currents dei Tame Impala, attorno alle 300.000 copie, e Carrie & Lowell di Sufjan Stevens (poco meno di 200.000 copie). Attorno alle 200.000 copie I Love You, Honeybear di Father John MistySometimes I Sit and Think, and Sometimes I Just Sit di Courtney Barnett. Tutti gli altri a seguire. Altra conferma che il il mainstream è ancora il mainstream, anche nell’era di internet e che benché viviamo tutti i giorni in contesti in cui la Grimes (meno di 100.000 copie) di turno sembra essere il personaggio più in vista del momento, di fuori c’é un mondo – molto più esteso e popolato – che non conosce buona parte di quelli che a noi addetti ai lavori sembrano personaggi famosi, se non addirittura sovraesposti.

Di seguito la top 20 di Mediatraffic e le stime di vendita di altri album che abbiamo trattato in questi mesi.

Top 20

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Altri album
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-USA-

I numeri di 25 di Adele negli USA sono, se possibile, più impressionanti che in ogni altro paese, e non tanto per la cifra in sé (il mercato americano è quello più grande) quanto per la facilità con cui – in pochissime settimane – ha superato le vendite complessive di 1989 di Taylor Swift, disco che ha troneggiato per quasi un anno e mezzo. La distanza tra le copie vendute durante l’anno da 25 (7.440.000) e quelle vendute da 1989 (1.993.000, 5.654.000 in tutto) è assolutamente enorme. Al terzo posto Justin Bieber con Purpose (1.270.000 copie). Lotta per il quarto posto tra Ed Sheeran (X, 1.151.000 copie, 1.971.000 totali) e If You’re Reading This It’s Too Late di Drake (1.141.000 copie), il quale, spinto da Hotline Bling (non presente però nel disco/mixtape), ha avuto un ultimo trimestre in netta crescita. Come a livello mondiale, nonostante l’ampia esposizione, anche in USA le cifre di If You’re Reading This It’s Too Late sono per il momento inferiori a quelle dei dischi precedenti. Ancora bene In The Loney Hour di Sam Smith (1.119.000 copie nel 2015, 2.225.000 in tutto) e notevoli le cifre di album più interessanti come Beauty Behind The Madness di Weeknd (863.000 copie) e To Pimp a Butterfly di Kendrick Lamar (780.000). Per il resto nessuna grossa particolarità da segnalare, se non le 593.000 copie di Blurryface dei Twenty One Pilots, cresciuti molto nelle ultime settimane.

Nei territori “indie & dintorni” invece non si superano le 200.000 copie: i più fortunati (Sufjan Stevens, Modest Mouse, Decemberists…) ruotano attorno alle 150.000. I vari Father John Misty, Courtney Barnett e via dicendo rimangono poco sotto quota 100.000. I CHVRCHES sono circa a 75.000 e i Beach House (Depression Cherry) a 65.000. Per il momento, poco più di 30.000 le copie vendute da Grimes con Art Angels (Visions ne ha vendute 110.000) e da Kurt Vile con b’lieve i’m goin down… (Wakin on a Pretty Daze si è fermato a 65.000).

-UK-

Nessuno può assolutamente nulla contro lo strapotere di Adele e del suo 25 (2.496.000 copie). In passato nessun album è riuscito a vendere tanto nelle prime sei settimane. Pur avendo primeggiato per vari mesi, Ed Sheeran si deve accontentare della seconda posizione (966.000 copie del suo X, circa 2.655.000 in tutto). A stretto giro In The Lonely Hour di Sam Smith (894.000 copie, 2.140.000 complessive) e la fortunata compilation di Elvis Presley (880.000 copie).

In top 10 i soliti noti (Bieber, Swift, Coldplay…), con due singolarità made in UK: la Jess Glynne di I Cry When I Laugh (poco meno di 582.000 copie) e James Bay (inserito lo scorso anno tra i nostri Ones To Watch), capace di totalizzare quasi 520.000 copie con il suo esordio Chaos & The Calm. A proposito di esordi, tra i dieci più venduti anche Wanted On Voyage di George Ezra (circa 455.000 le copie del 2015, 1.133.000 quelle complessive) e, appena fuori, l’omonimo di Hozier (363.000 copie, 415.000 complessive). Meno bene del previsto ma comunque saldi in top 20 Wilder Mind dei Mumford and Sons (306.000 copie) e How Big How Blue How Beautiful di Florence & The Machine (281.000 copie). Attorno alla ventesima posizione, Noel Gallagher con Chasing Yesterday (255.000 copie) e gli Years & Years con l’esordio Communion (258.000 copie). Sotto quota 250.000 i Royal Blood con l’omonimo esordio (218.000 copie, circa 445.000 in tutto), 1000 Forms of Fear di SIA (215.000 copie, 256.000 complessive) e Beauty Behind The Madness di The Weeknd (188.000 copie). Non entusiasmante il risultato parziale di Drones dei Muse (175.000 copie): The 2nd Law è arrivato a 340.000 e i più venduti, Black Holes and Revelations e Absolution hanno totalizzato rispettivamente 1.070.000 e 920.000 copie.

A dieci anni dal boom dell’indie rock di stampo brit, l’unico disco caratterizzato da certe sonorità ad aver venduto decentemente durante il 2015 è stato il trascurabilissimo The Balcony dei Catfish and the Bottlemen (oltre 146.000 copie, 202.000  in tutto). Pur non raggiungendo le vette di fine anni ’90, tengono abbastanza bene gli Stereophonics: dopo aver venduto dalle 170.000 alle 250.000 con i tre dischi precedenti, anche l’ultimo Keep The Village Alive si appresta a rientrare in quel range (è a circa 150.000 copie). Tutt’altro che entusiasmante la partenza di Delirium dei Ellie Goulding (155.000 copie): Halcyon ha venduto circa 1.100.000 copie e l’esordio Lights oltre 800.000, ma ha ancora tempo per evitare il flop (anche Halcyon esplose solo dopo qualche mese). Attorno alle 100.000 copie abbiamo due protagonisti del rap d’oltreoceano: Drake con circa 122.000 copie e Kendrick Lamar ad altezza 100.000 copie. What Went Down per il momento è l’unico album dei Foals a non aver superato le 100.000 copie (è a 90.000, in qualche settimana ci arriva), Jamie xx è appena sotto le 75.000 con In Colour, male rispetto a Settle (340.000 copie) i Disclosure con Caracal (appena 60.000 copie), il buon ritorno dei New Order a 53.000 copie e il sophomore dei CHVRCHES a 40.000.

-ITALIA-

Partiamo da quello che forse è l’unico aspetto realmente positivo emerso dal mercato “mainstream” del nostro paese: dopo trent’anni l’Italia sembra aver nuovamente capito che l’utilizzo dell’inglese non deve limitare il successo di chi lo sceglie come forma espressiva. Forse non è un caso che questa “consapevolezza” esca da quello che – purtroppo – sembra essere l’unico contesto (escludendo l’ambiente hip hop) in grado di portare nuova linfa alle major, ovvero quello dei talent show. Il grandissimo successo ottenuto dai The Kolors (Amici, circa 190.000 copie di Out) e i primi risultati registrati dagli Urban Strangers (X-Factor) delineano una situazione per molti versi inedita per il nostro mercato. Parallelamente può considerarsi positiva l’inclusione della categoria band – e di un certo background indie – in un format come quello di X Factor, dato che potrebbe aiutare a rendere meno “aliena” la presenza in prima serata di artisti ad alto tasso di contemporaneità come i Landlord (tra i Daughter, gli XX e i London Grammar). Insomma, ci sono stati alcuni segnali che in qualche modo potrebbero aprire le porte ad un ricambio generazionale in grado di portare anche alle masse quel gusto internazionale per troppo tempo relegato a specifiche nicchie di mercato.

Ricambio generazionale che fatica a farsi largo (vedi anche l’articolo L’Ennesima Disfatta del Mercato Italiano) nonostante la definitiva affermazione di alcuni “nuovi” big come Marco Mengoni (capace di inserire due album nella top 10 degli album più venduti del 2015: Parole in circolo Le cose che non ho) e nonostante una zona alta della classifica annuale meno impregnata del solito di “big” di 10-20 anni fa.  Infatti, se Jovanotti – pur senza raggiungere il successo dei due dischi precedenti – è rimasto saldo sul trono fino alla fine con il suo Lorenzo 2015 cc (in deluxe con il Live 2184, oltre 250.000 copie vendute) spalleggiato da Tiziano Ferro e il suo best TZN (più di 210.000 copie quest’anno, oltre 350.000 in tutto e un futuro da long-seller), altrove emergono – e si confermano – con prepotenza due nomi più recenti in qualche modo legati al mondo televisivo: Fedez e Il Volo. La visibilità televisiva ha giovato anche a J.Ax (a livello solista non era mai andato così bene, circa 160.000 copie) e al suo Il bello d’esser brutti. In calo, come dicevamo, l’impatto dei vari Eros Ramazzotti (80.000 copie), Laura Pausini (oltre 90.000 copie) e Biagio Antonacci (50.000 copie). Ce ne faremo una ragione.

Sul versante stranieri, molto buone – sebbene in proporzione inferiore agli altri paesi – le vendite di 25 di Adele (poco meno di 190.000 copie), ma in generale l’Italia si conferma un paese assolutamente impermeabile alle novità internazionali: continuano imperterriti a registrare buone cifre i vari Coldplay (circa 85.000 copie), Madonna (quasi 60.000 copie) e Muse (40.000 copie), mentre faticano maggiormente gli attuali bestseller mondiali come Ed Sheeran, Taylor Swift e Sam Smith.

FONTI:

  • Dati Mondiali : Top 20 stilata da www.mediatraffic.de, gli altri album da www.mediatraffic.de se presenti, altrimenti stimati utilizzando le diverse fonti disponibili online tra cui le sottostanti
  • Dati USA: cifre Soundscan/Billboard arrotondate. Dati ricavati da www.ukmix.org
  • Dati UK: cifre OCC/Music Week arrotondate. Dati ricavati da www.ukmix.org e Haven Forum
  • Dati Francia: Dati ricavati da www.chartsinfrance.net
  • Dati Italia: stime
  • Dati Spotify: Spotify. La Spotify AVG è la media armonica dei plays delle singole tracce dell’album, escluse le due più ascoltate.
6 gennaio 2016
6 gennaio 2016
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