Weekend di pubblicazioni discografiche e streaming. Ascolta gli album di Liam Gallagher, Kelela, Marilyn Manson, Willie Peyote e molti altri

Weekend di pubblicazioni discografiche e streaming. Ascolta gli album di Liam Gallagher, Kelela, Marilyn Manson, Willie Peyote e molti altri

NB: salvo quando diversamente indicato, trovate l’ascolto Spotify di ogni disco citato nella relativa pagina album. 

È un fine settimana dedicato innanzitutto alla ricerca musicale al femminile, questo del 6-8 ottobre. C’è una splendida Melanie de Biasio, esaltata da Beatrice Pagni in sede di recensione, la fascinosa Angel Deradoorian (ex Dirty Projectors, Avey Tare’s Slasher Flicks) che per la nuova prova, Eternal Recurrence, si è cimentata in un crooning fatto di atmosfere malinconiche, umbratili e crepuscolari. C’è l’altrettanto sognante e subacquea Kaitlyn Aurelia Smith con i suoi synth floreali ad incrociare nitore nipponico, quarto mondi hasselliani e altre splendide contaminazioni tra ambient, minimalismo e new age (l’album si intitola The Kid ed è già atteso come uno dei dischi dell’anno). E poi c’è l’etiope-americana Kelela con Take Me Apart, album di debutto che promette di fornirci uno scorcio autobiografico di una vita passata nei sobborghi ascoltando r’n’b, jazz e Björk (recensione di Luca Roncoroni), con un’impalcatura UK presa in prestito dal ritorno grime di questi anni e dal giro Night Slugs per cui ritroviamo in produzione Bok Bok Jam City, ma anche Arca Kwes. Sul lato di un minimalismo imbevuto di post-punk e wave ritroviamo poi Carla Dal Forno con un nuovo prezioso EP, The Garden. Infine, sul fronte più orchestrale, complice Jherek Bischoff, c’è l’ottima Mirah con l’EP Sundial. Poi ok, senza grosse aspettative, citiamo en passant anche l’autoprofessato “giocoso” disco di Carla Bruni, French Touch, una collezione di cover in lingua inglese prodotta da David Foster.

Se il focus principale di questa settimana è riservato alle donne, nei confronti di due uomini in particolare nutriamo storiche perplessità. Entrambi si sono fatti le ossa negli anni ’90 ed entrambi sembrano a quegli anni tornare, sempre e comunque alla ricerca di un last resort del rock o comunque di una sua mutazione “definitiva” (il crossover). Il principale difetto che li accomuna è quest’esser schiavi della propria persona e personaggio, persona e personaggio scenico che hanno finito per coincidere ed hanno alimentato, anno dopo anno, un circolo vizioso a base di egomania e autoindulgenza. Parliamo del pluri-infortunato Marilyn Manson, che nel suo album numero 10, Heaven Upside Down, promette di tornare ai suoi topoi (sesso, violenza e romanticismo…) e alle sonorità di Portrait of an American Family e Holy Wood, e di un Liam Gallagher che con il debutto solista As You Were cerca di tener fede all’icona che era, innanzitutto guardandosi dal presentarsi da solo all’appello (a rinforzare scrittura e produzione, il frontman ha ben pensato di affiancare il songwriter Andrew Wyatt dei Miike Snow e prezzemolo Greg Kurstin con scarsi risultati). L’altro loquace maschietto che pure non va a segno – almeno questa volta – è l’amato / odiato Mark Kozelek, qui in trio con Ben Boye e Jim White, e qui alle prese con un album che, nella parole di Carmine Vitale, fila via senza lasciare tracce evidenti del suo passaggio.

Sempre parlando di songwriter, per l’Italia abbiamo tre autori che seguiamo da un po’ di tempo ormai: Flavio Giurato con Le Promesse del Mondo (recensito da Carmine Vitale), Bobo Rondelli con Anime Storte e Cesare Malfatti con Canzoni Perse. E sempre italianissimo, torinese per la precisione, sulla cresta di un’ondata di cantauto-rap post-Neffa, c’è Willie Peyote con Sindrome di Tôret per il quale si sono già concentrate molte attenzioni tra addetti ai lavori e fan (recensione di Danda Zanoni).

Svoltando verso l’elettronica passando prima per droni, ambient e impro, troviamo gli UUUU, debutto omonimo del supergruppo formato da  Edvard Graham Lewis (Wire), Matthew Simms (Wire/It Hugs Back), Thighpaulsandra (Coil/Spiritualized) e Valentina Magaletti (Tomaga/The Oscillation), recensiti da Stefano Pifferi, mentre entrando in un mondo di puri sintetizzatori analogici, il WE segna il ritorno del purista Alessandro Cortini alle prese con un’opera auto-hauntologica dal titolo futurista (Avanti). Sulla dance c’è Shigeto che, via Ghostly International, propone The New Monday, un buon disco di maniera che racconta Detroit attraverso footwork, divagazioni jazz, house e acid (recensione di Daniele Rigoli). Non proprio elettronico come ce lo aspetteremmo invece l’esordio lungo del co-fondatore del duo noise-elettronico Fuck Buttons, Andrew Hung. Realisationship, nel suo piccolo, è un disco di canzoni come potrebbero immaginarle John Cale o David Byrne, entrambi citati tra le righe come riferimenti, con risultati, giudicherete voi, se buoni o cattivi.

Sempre a proposito di elettronica, Caribou torna con il suo alias dedicato ai ritmi Daphni. Il disco s’intitola Joli Mai e al suo interno troviamo tracce inedite che vanno ad aggiungersi ad alcune versioni rivisitate di brani contenuti nel lavoro precedente. In ambito techno, si riaffaccia Samuel Kerridge su Downwards con l’EP The Silence Between Us, ovvero un nuovo stordente assalto sonico dei suoi (recensione di Nicolò Arpinati), mentre in ambito house Origins è l’album di debutto del duo house italiano Souldynamic, disco che celebra i lor dieci anni di carriera. Non ultimi, tornano anche i Kiasmos con l’EP Blurred, definito dalla formazione «il loro lavoro più luminoso» (presente anche un remix di Bonobo) e su queste coordinate segnaliamo anche i Blue Hawaii di Tenderness (da notare anche la copertina), duo composto da Raphaelle Standell-Preston e Alex “Agor” Cowan che ci viene descritto come «un incontro tra Björk, the xx e DJ Koze». Dimenticavamo del filone Hi-Tech che – via Planet Mu – prende la forma questo fine settimana di U Feel Anything, l’album di debutto della producer radical dance di stanza a Berlino Ziúr. Ottime e fascinose musiche che avremmo voluto sentire in Blade Runner 2049.

In coda segnaliamo il ritorno della cult band The Selecter – alfieri dello revival ska di fine Settanta assieme ai Madness, gli Specials e The Beat – con un album, Daylight, che si propone di rivitalizzare la sinistra inglese. Per il metal invece ritroviamo la metal band romana Lento con Fourth. Su lato dell’alt-rock – via Memphis IndustriesWide Open è la seconda prova della band canadese Weaves, mentre per l’indie il weekend vede riaffacciarsi i Wolf Parade a sette anni dalla prova precedente con Cry Cry Cry come sul versante dream c’è Sun Bridge, quarto album della band londinese My Sad Captains. Last but not least abbiamo un Kele Okereke alle prese con una inedita prova acustica molto soul e arrangiata ripensando gli anni ’70, Fatherland, e Blade Runner 2049, colonna sonora ufficiale dell’omonimo film di Denis Villeneuve.

Ultimissima: se volete ci trovate anche su Flipboard. Per una panoramica generale sulle uscite da oggi ai prossimi mesi vi rimandiamo come sempre alla pagina dedicata In Uscita (disponibile anche dal menù di navigazione e in visione solo per utenti desktop). Se volete, potete consultare anche gli editoriali relativi alle uscite del 29 settembre, 22 settembre, 15 settembre, 8 settembre, 1 settembre, 25 agosto, 28 luglio, 21 luglio, 14 luglio, 7 luglio, 30 giugno23 giugno16 giugno9 giugno2 giugno26 maggio19 maggio12 maggio5 maggio28 aprile21 aprile14 aprile7 aprile31 marzo24 marzo17 marzo10 marzo3 marzo24 febbraio17 febbraio10 febbraio27 gennaio e 3 febbraio.

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