Weekend di pubblicazioni discografiche e streaming. Ascolta gli album di National, Mount Kimbie, Dream Syndicate, Tori Amos e molti altri

Weekend di pubblicazioni discografiche e streaming. Ascolta gli album di National, Mount Kimbie, Dream Syndicate, Tori Amos e molti altri

NB: salvo quando diversamente indicato, trovate l’ascolto Spotify di ogni disco citato nella relativa pagina album. 

Svolta il mese, e arrivato il secondo venerdì di settembre si può dire di essere tornati nel vivo delle pubblicazioni discografiche, dopo un agosto di certo non fermo ma senz’altro frenato nelle uscite. Se vi siete persi qualcosa di ciò che è stato pubblicato il mese scorso, vi consigliamo di rileggervi l’editoriale del 25 agosto, con il quale abbiamo ripreso le fila e la cadenza settimanale di questa rubrica; se invece siete già in pari, ovvero avete già recuperato l’ascoltato e/o letto le recensioni di almeno i nuovi dischi di Queens of the Stone Age, The War On Drugs, Lcd Soundsystem e Mogwai, è giunta l’ora di immergervi in questo weekend che è il più ricco, a livello di varietà e spendibilità media delle pubblicazioni, dell’ultimo mese abbondante.

Tante le pubblicazioni, sia per quanto riguarda affermate realtà indie, sia sul lato del songwriting di qualità, sia su quello del folk rock stagionato, per non parlare dell’elettronica britannica, statunitense e italiana, di icone dell’ambient come di immarcescibili eroi in ambito rock e glam. Ma iniziamo da loro, di cui potete già recuperare una lunga recensione a cura di Fernando Rennis, ovvero i The National di Sleep Well Beast, senza dubbio i più attesi dal ritorno dalle ferie estive assieme al quartetto di band sopracitate. Il disco, la cui produzione è stata affidata allo stesso frontman Matt Berninger, in collaborazione con il fratello di Aaron, Bryce Dessner, ha avuto una lunga gestazione, ma ne è valsa assolutamente la pena, impressione convalidata anche dagli ascolti che lo hanno anticipato come The System Only Dreams in Total Darkness e Carin at The Liquor Store. Per dirla con Rennis: «una fucilata al cuore».

Rimanendo sul songwriting i dischi da citare sono almeno tre: Music For People In Trouble su Bella Union della norvegese Susanne Sundfør, disco che tenta di convogliare i contrasti, l’ansia e i forti cambiamenti del tempo in cui viviamo attingendo dalla lezione di artisti molto differenti come Karlheinz Stockhausen, Jonny Greenwood, Benjamin Britten fino a Norah JonesMicah P. Hinson Presents The Holy Strangers, pubblicato dalla Full Time Hobby, ovvero il ritorno dell’amato musicista americano qui alle prese con una “moderna opera folk” dove l’ascoltatore può ripercorrere la storia di una famiglia durante il periodo di guerra (recensione di Carmine Vitale); Native Invader, ovvero la prova che segna l’atteso ritorno di Tori Amos, anche lei alle prese con un’opera che intende restituire gli umori e le emozioni del mondo che la e ci circonda. Il singolo – Reindeer King – la vede alle prese con una classica ballata art folk à la Kate Bush tra magia e solipsistico afflato. Il fine settimana segna inoltre l’uscita di Hitchhiker, l’album di Neil Young originariamente registrato nel 1976 negli Indigo Ranch Studios di Malibu.

Spostandoci su un formato canzone più etereo e rarefatto, il disco che non ci aspettavamo lo consegna Zola Jesus. Okovi è la sua miglior prova finora, per Tommaso Iannini (recensione). Di filata segnaliamo Ariadnarecensione di Riccardo Zagaglia – il buon disco di Kedr Livanskiy tra dream e synth pop. Sempre da queste parti ma meno entusiasmante – e qui la recensione è di Nicolò Aprinati – l’esordio lungo di Anna Of The North, Lovers. Un capitolo a parte lo hanno sempre rappresentato gli Sparks, che si riaffacciano sul mercato con Hippopotamus, una delle loro zampate di classe a cavallo tra glam, art rock, punk, sensibilità melodica brit, ecc (recensione di Elena Raugei).

Parlando la lingua del rock sul versante più classico, abbiamo il ritorno dei The Waterboys con Out of All This Blue, ma più che altro il WE segna l’atteso ritorno, a ben ventinove anni dall’ultima prova, dei Dream Syndicate. Il titolo del disco è How Did I Find Myself Here?, che è anche il brano che ne ha anticipato la pubblicazione, un vischioso olio psichedelico infilato in una cassamatta di pelli, basso e organo (top album, recensione di Andrea Macrì).

L’indie pop che conta questa settimana ce lo regalano gli Alvvays di Antisocialites, che secondo Riccardo Zagaglia rappresentano quel che attualmente c’è di meglio in circolazione in quest’ambito, e di sicuro non mancano – parola di Andrea Macrì – le soddisfazioni neppure dall’ascolto dell’ennesimo album dei Deerhoof, Mountain Moves, in cui troviamo anche numerosi ospiti come Matana Roberts, Juana Molina e Laetitia Sadier, oltre al consueto mix di follia e perizia tecnica.

Addentrandoci in zona produzioni elettroniche, ma sempre dalla porta del formato canzone, troviamo invece il ritorno, a ben sette anni dalla precedente prova, dell’indietronica dei Lali Puna con Two Windows, disco ispirato da produzioni contaminate con il dancefloor, in particolare dalle sonorità di Caribou e Mount Kimbie, e proprio firmato da questi ultimi esce Love What Survives, ennesima quanto riuscita tappa nell’evoluzione musicale del duo, qui alle prese con un inedito taglio post-punk (top album, recensione di Luca Roncoroni). Altra coppia di producer a mescolare r’n’b/soul e elettronica sono gli Odesza, che pubblicano una produzione più pop-mainstream oriented intitolata A Moment Apart, senza dimenticare il loro cuore chillwave (recensione di Luigi Lupo).

Discorso differente per l’ottimo Lunice: CCCLX, il suo album d’esordio dopo le produzioni per grossi calibri dello star system rap internazionale e l’esperienza nel trap rave duo TNGHT, è un’opulenta ed immersiva opera di post-hh in HD, oscuro e mutante, sulla scia del Kanye West di Yeezus (recensione di Luca Roncoroni). Differente ma non del tutto distinto il piano sul quale opera Mana, che con Creature approda su Hyperdub Records con una produzione sempre in alta definizione ma imparentata con quelle di Oneohtrix Point Never e Roly Porter (recensione di Bridda e Rigoli); sempre da queste parti, Planet Mu propone questa settimana Sponsored Content, il nuovo lavoro di Antwood, una denuncia contro «l’ubiquità degli annunci e la mercificazione dei contenuti online», lavoro concettuale che a livello d’impianto ed estetica è decisamente figlio del Far Side Virtual di James Ferraro ma anche delle produzioni Lost Codes patrocinate da Visionist.

Questo fine settimana esce inoltre il secondo capitolo di Trickfinger, l’alias acid di Frusciante, un nuovo EP dei Saint Etienne, Dive, e un nuovo lavoro, sempre sulla media distanza, di Zomby, GASP! (recensione di Bridda), oltre al nuovo album di Nosaj Thing, Parallels, sbandierato dallo stesso producer come un nuovo inizio di carriera dopo che un furto lo ha privato dell’intera attrezzatura compresi gli hard disk con i campioni e le composizioni di una vita. In ambito italiano: Godblesscomputers riconferma le sue skill di producer in Solchi (recensione di Roncoroni) e Indian Wells approda a Friends Of Friends con il buon Where The World Ends (recensione di Nicolò Arpinati).

Non ultimi, e via Warner Bros. e Last Gang, tornano con Outrage! Is Now i Death From Above, formazione che ha recentemente rimosso dalla sua denominazione la dicitura «1979», aggiunta dal 2004 in seguito ad un contenzioso con la label DFA Records. E come non tacere il ritorno degli amati Motorpsycho con The Tower, o dell’ambient (drone) maestro Laraaji che pubblica il primo dei suoi due album in uscita questo mese, Sun Gong (nella recensione di Pifferi li trovate analizzati entrambi) o ancora la ricerca sonora degli sloveni Širom che confermano la una visione musicale in cui «le più differenti tradizioni s’incontrano e si sposano senza conflitti» (recensione di Nicolò Arpinati), e del formidabile mix tra jazz e afrobeat di The Source, il nuovo album di Tony Allen.

Per una panoramica generale sulle uscite da oggi ai prossimi mesi vi rimandiamo come sempre alla pagina dedicata In Uscita (disponibile anche dal menù di navigazione e in visione solo per utenti desktop). Se volete, potete consultare anche gli editoriali relativi alle uscite del 1 settembre, 25 agosto, 28 luglio, 21 luglio, 14 luglio, 7 luglio, 30 giugno23 giugno16 giugno9 giugno2 giugno26 maggio19 maggio12 maggio5 maggio28 aprile21 aprile14 aprile7 aprile31 marzo24 marzo17 marzo10 marzo3 marzo24 febbraio17 febbraio10 febbraio27 gennaio e 3 febbraio.

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