NB: salvo quando diversamente indicato, trovate l’ascolto Spotify di ogni disco citato nella relativa pagina album.
Lo scorso weekend abbiamo iniziato quasi per gioco un discorso di dicotomie e giustapposizioni legandolo alle pubblicazioni in uscita. Lo replichiamo ora, perché ci sembra un buono stratagemma per introdurre chiavi di lettura originali ed eludere l’effetto listato che questo tipo di articoli necessariamente prevede. Due le uscite che si prestano all’operazione, perché nei rispettivi ambiti sono tra le più rappresentative del weekend, ma anche perché non potrebbero essere più distanti tra loro anche solo dando uno sguardo all’artwork delle copertine: da una parte c’è una Miley Cyrus impomatata anni ’50 con una rivisitazione radical chic di un classico capo d’abbigliamento country con tanto di perline e stoffe assortite, dall’altra il signore dei ghiacci Ben Frost con una copertina bicolore in severa doppia barra bianco/blu oltremare, quasi fosse una bandiera, anzi un vessillo, a rappresentare la fine degli stati nazionali (e del mondo). Il disco della reginetta del pop si presta idealmente a questo involontario gioco di specchi: Younger Now è un omaggio molto pop al r’n’r e al country, all’intramontabile mito di Elvis Presley e, chissà, magari anche a una mitica gioventù perduta che si porta appresso un’epoca scandita da decenni che finiscono in -anta. Il messaggio ultimo è: Miley più giovane e leggera in quanto più matura. All’opposto, The Centre Cannot Hold è tutto tranne che un disco che mette al centro l’uomo e la cultura che ha prodotto, in qualsiasi forma la si voglia vedere. Il centro, appunto, parafrasando il titolo, non può tenere, anzi, è sempre stato illusorio questo pensare di esercitare un controllo su ciò che ci circonda, seppur – anzi soprattutto – all’interno dell’antropocene in cui siamo calati. Il pop, prima ribelle e flaminglipsiano e ora castigato e integrato, è il protagonista assoluto nel disco della Cyrus, prova che si tinge di rotondità new age e bucoliche folk (recensione di Luca Roncoroni) che sembrano disintegrarsi come cellulosa sotto una fiamma ossidrica nell’apocalittico mondo post-umano immaginato da Frost con l’aiuto di Albini, fatto di sconquassi tellurici, scrosci e rimbombi (recensione di Edoardo Bridda).
Il resto delle uscite del weekend prosegue all’insegna di pubblicazioni molto eterogenee; altri due pesi interessanti sulla bilancia potrebbero essere l’esistenzialismo di Torres con Three Futures e la contagiosa esuberanza delle Ibeyi con Ash. Se la prima si porta dietro questa promessa da nuova PJ Harvey o Anna Calvi, potenza e travaglio annesse e connesse, le seconde devono scrollarsi di dosso una volta per tutte il peso di essere figlie di Armando Diaz (Buena Vista Social Club) e far parlare da sola una proposta musicale fatta di r’n’b fresco, esotico e contemporaneo, un altrove possibile e altrettanto rotondamente pop rispetto a quello proposto dalle regine Beyoncé e Rihanna. Di entrambe le proposte ci ha parlato Marco Boscolo in sede di recensione, che evidenzia alcune perplessità sulla prima ed elogia le seconde. Con la scusa di Kamasi Washington ospite del disco delle gemelle, parliamo anche di Harmony of Difference, nuovo EP del richiestissimo sassofonista che sostanzialmente si muove, seppur in maniera più sintetica, sulle stesse coordinate del gigantesco debutto The Epic. Il suo è un lavoro coinvolgente, politico e positivo, afferma Nicolò Arpinati, ovvero basato su una narrativa completamente opposta rispetto a quella proposta dai ritrovati Primus di The Desaturating Seven, qui alle prese con una scura colonna sonora di una altrettanto rara fiaba che parla di 7 elfi mangiacolori (recensione di Giulio Pasquali).
Mettendo la lente su due differenti generazioni post-punk statunitensi, abbiamo gli storici Pere Ubu di David Thomas che tornano con l’americanissimo titolo di 20 Years In A Montana Missile Silo (recensione di Tommaso Iannini in arrivo) e i lanciati Protomartyr di Joe Casey, che tra le loro influenze contano proprio la band di Cleveland, oltre che Mark E. Smith dei britannici Fall. Il loro ultimo disco, Relatives in Descent, promette molto bene, e ce parla Tommaso Bonaiuti (recensione in arrivo). Rimanendo sempre sulle chitarre, un altro gruppo storico con un lavoro lungo in uscita questo WE sono i newyorchesi Unsane. Sterilize è il loro ottavo album in una carriera ormai trentennale e per Stefano Pifferi, che lo ha promosso a pieni voti, segna “una sorta di seconda giovinezza del noise-rock ”, mentre, viceversa i lanciati Wolf Alice tornano con una seconda prova Visions of a Life non esente da difetti e in definitiva un po’ paracula (recensione sempre di Bonaiuti). Lato ristampe, segnaliamo la deluxe di Core, riedizione del debutto degli Stone Temple Pilots datato 1992.
Passando all’elettronica e alle contaminazioni, un bel confronto generazionale potrebbe essere quello che vede gli album di Andrew Weatherall (Qualia) e Four Tet (New Energy) con entrambi a intersecarsi per quanto riguarda l’uso delle analogiche (e modulari) ed entrambi a mostrare di non avere grosse ansie da prestazione nel mantenere la rispettiva legacy. In mezzo a questo dittico potremmo piazzare i Vessels di The Great Distraction, una formazione che è passata dal post-rock a qualcosa di più elettronico e decisamente imparentato con il giro di Kieran Hebden, Caribou e Mount Kimbie. Sempre di elettronica parliamo con il disco lungo di Levon Vincent dal titolo già programmatico For Paris (non disponibile su spotify), con i nuovi 12” di Lorenzo Senni (XAllegroX / The Shape of Trance To Come), e Atom™ (Future Nights) nonché il doppio singolo pro bono di Forest Swords, Congregate / Free; Lone si cimenta invece con un nuovo episodio della serie DJ Kicks. Il più interessante, sul lato dei beats, è però Neo Wax Bloom di Iglooghost, che secondo Nicolò Arpinati, «non è soltanto un’immersione totale nell’inventiva musicale più pazzesca e inarrestabile, ma anche il meraviglioso punto d’incontro tra le tendenze di tutto il mondo, qui raccolte in un concept tanto assurdo quanto irresistibile».
Andando a perlustrare l’intorno del pop, degno di nota c’è senz’altro Infinity, il secondo album del belga Oscar & the Wolf, che è forse il miglior esempio – sempre secondo Nicolò – di come dovrebbe suonare il pop elettronico contemporaneo: riconoscibile, sensuale, contaminato e ambizioso. Il week end segna inoltre l’uscita dei nuovi lavori di Kitty, Daisy & Lewis (Superscope), Hurts (Desire), Girls In Hawaii (Nocturne, recensito da Stefano Capolongo) e del combo italo-disco napoletano Fitness Forever (Tonight), e in coda, ma non certo per importanza, citiamo pure l’atteso ritorno di Benjamin Clementine (l’autore del pezzo più bello dell’ultimo album dei Gorillaz) con I Tell A Fly.
Ultimissima: se volete ci trovate anche su Flipboard.
Per una panoramica generale sulle uscite da oggi ai prossimi mesi vi rimandiamo come sempre alla pagina dedicata In Uscita (disponibile anche dal menù di navigazione e in visione solo per utenti desktop). Se volete, potete consultare anche gli editoriali relativi alle uscite del 22 settembre, 15 settembre, 8 settembre, 1 settembre, 25 agosto, 28 luglio, 21 luglio, 14 luglio, 7 luglio, 30 giugno, 23 giugno, 16 giugno, 9 giugno, 2 giugno, 26 maggio, 19 maggio, 12 maggio, 5 maggio, 28 aprile, 21 aprile, 14 aprile, 7 aprile, 31 marzo, 24 marzo, 17 marzo, 10 marzo, 3 marzo, 24 febbraio, 17 febbraio, 10 febbraio, 27 gennaio e 3 febbraio.