NB: salvo quando diversamente indicato, trovate l’ascolto Spotify di ogni disco citato nella relativa pagina album. Potete inoltre consultare gli editoriali pubblicati finora. Attualmente abbiamo quelli del 6 luglio, 29 giugno, 22 giugno, 15 giugno, 8 giugno, 1 giugno, 25 maggio, 18 maggio, 11 maggio, 4 maggio, 27 aprile, 20 aprile, 13 aprile, 6 aprile, 30 marzo, 23 marzo, 16 marzo, 9 marzo, 2 marzo, 23 febbraio, 16 febbraio, 9 febbraio, 2 febbraio, 26 gennaio, 19 gennaio e del 12 gennaio.
Per chi non ha paura di spaziare tra i generi, questo è il weekend che non ti aspetti. Non ti aspetti, ad esempio, che Dave Longstreth riporti i suoi ringiovaniti Dirty Projectors al nocciolo della sua eccentrica proposta, dopo una parentesi da producer r’n’b. Eppure è successo. E che disco! Date una letta alla recensione di Simone Dotto, che con questo articolo sigla il suo ingresso su SA. Non ti aspetti neppure che i Deafheaven si mettano a scrivere parte delle canzoni del nuovo Ordinary Corrupt Human Love al pianoforte allontanandosi dalle dinamiche black metal classiche di Emperor e co (recensione di Tommaso Bonaiuti in arrivo). Non ti aspetti manco che Pariah, dopo aver messo a fuoco e fiamme il dancefloor con l’acido progetto Karenn assieme a Blawan, sforni un album ambient, anche se a ben vedere nel suo percorso non è certo una novità assoluta (recensione di Luigi Lupo in arrivo). Come neppure da uno come Donato Dozzy era scontato aspettarsi di trovare in cuffia un disco incentrato sul suono che ha forgiato la Second Summer Of Love. Certo, per Filo Loves The Acid parliamo di un lavoro su commissione da parte di Tresor per la 303esima uscita del proprio catalogo, ma tant’è. Una bella sorpresa, nonché un’ottima scusa per rileggerci lo speciale – aggiornato – di Alessandro Pogliani a proposito di uno dei techno-produttori più amati degli ultimi dieci anni almeno.
Certo, c’è chi in questo weekend torna praticamente senza approntare nessuna modifica al proprio approccio, e parliamo dell’“interruttore” che accende i pedali di The Switch, il secondo disco dei Body/Head, ovvero il progetto che più fedelmente sta continuando la tradizione più sperimentale dei Sonic Youth (e parliamo della serie SYR) tra qualche pro e inevitabili contro (recensione di Tommaso Iannini). C’è uno stoico Giovanni Lindo Ferretti con lo sguardo ancora fisso sulla Bella gente d’Appennino (che rappresenta un altro live album con brani di repertorio). E a ben vedere c’è anche chi, mutando pelle da indie a synth, delude un po’. E ci riferiamo a Single Rider della co-fondatrice dei Carissa’s Wierd, Jenn Champion (recensione di Gianluca Lambiase), così come chi, rimanendo saldo sui binari dell’indie folk, riesce a confezionare un gran bel lavoro incentrato sull’analisi «delle difficoltà che la vita ci riserva», e parliamo di gente come Zoe Randell e Steve Hassett, in arte Luluc, con la loro prova migliore finora, Sculptor (recensione di Gianluca Lambiase).
Lato elettronico, last but not least, abbiamo Lotic e Laurel Halo. E anche qui belle novità e cambiamenti: nel debut Power il queer artist sperimenta con la propria voce e propone un rinnovato tessuto elettronico mutante e maculato, spigoloso e catastrofico, qualcosa che ora più che mai riconosci come cosa sua (recensione di Giuseppe Zevolli); mentre in Raw Silk Uncut Wood la compositrice americana si presenta per la prima volta in trio – accanto a Oliver Coates e Eli Keszler – per 32 minuti di funeree atmosfere cinematiche tra Luc Ferrari e GAS (recensione di Elena Raugei in arrivo).
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Le novità della settimana finiscono qui, e del resto luglio tutto è un mese dove le pubblicazioni discografiche si diradano ma, come abbiamo visto, non si spengono, e con loro neppure la qualità. Una qualità che va scovata. Che non ti ritrovi sbattuta in faccia dopo mesi di teaser e anticipazioni. Ma non è forse questo il bello, e ciò che rimane oggi, dell’essere un curioso e onnivoro appassionato di musica? Il nostro ruolo qui è quello di fornire argomentazioni, narrative, percorsi di ascolto. Un corpus di argomenti che ha come finalità principale quella di attivare il desiderio per ciò che è nuovo e sconosciuto ma anche di far osservare il noto e l’arcinoto con lenti e prospettive differenti.
Di seguito vi riportiamo la seconda parte delle nostre classifiche album relative ai primi sei mesi dell’anno. La settimana scorsa vi abbiamo proposto quella della redazione; ora è la volta dello staff, le cui votazioni hanno prodotto risultati e posizionamenti sensibilmente differenti. Abbiamo poi creato al volo una playlist Spotify che trovate in calce alla news, e su SA potete recuperare anche gli editoriali pubblicati finora con le considerazioni di metà anno di Diego Ballani, Luca Roncoroni, Tony Donghia, Davide Cantire, Elena Raugei, Tommaso Bonaiuti e Stefano Solventi. Se volete navigare la classifica 2018 con le votazioni in tempo reale, vi rimandiamo alla pagina dedicata.
Classifica STAFF
- Nine Inch Nails – Bad Witch
- Sons of Kemet – Your Queen Is A Reptile
- Beach House – 7
- Jon Hassell – Listening To Pictures
- The Ex – 27 Passports
- Oneida – Romance
- Richard Youngs – Belief
- Damien Jurado – The Horizon Just Laughed
- Father Murphy – Rising. A Requiem For Father Murphy
- Sophie – OIL OF EVERY PEARL’s UN-INSIDES
- Saba – Care For Me
- J. Cole – KOD
- Anna Von Hausswolff – Dead Magic
- John Parish – Bird Dog Dante
- Field Music – Open Here
- Sleep – The Sciences
- Leon Vynehall – Nothing Is Still
- Cosmo Sheldrake – The Much Much How How and I
- Anthroprophh – Omegaville
- Stephen Malkmus & The Jicks – Sparkle Hard