Weekend discografico. In ascolto Liam Gallagher, Life, M83, Blink 182, Efterklang, Giovanni Succi e altri

Keane e Blink 182 non sono i nostri preferiti di un mazzo che questo weekend comprende, tra le altre cose, un bel ritorno firmato Liam Gallagher (sorpresa), una delusione firmata Efterklang (peccato) e un ottimo disco su Hyperdub. Eppoi c'è il non alignment pact italiano che ci piace: Klippa Kloppa e Giovanni Succi

Se siete qui è probabilmente perché non scoppiate dalla voglia di sentire il ritorno discografico dei Keane (Cause And Effect) e di singoli fotocopia dallo smaccato buonismo pop come Love Too Much. La band britannica mancava all’appuntamento discografico dal 2012 e già Strangeland pubblicato quell’anno suonava superfluo rispetto a una carriera pop-tronica all’acqua di rose che avrebbe potuto (e dovuto) concludersi con l’esordio. Anche ai Blink 182 avremmo augurato un simile stop, metti all’altezza della fine dei Novanta. Metti un Enema of the State come ultima prova e noi qui oggi a scriverne per il 20° anniversario dall’uscita, e invece no. La band pop punk forever young & mtv che, simpaticamente, all’altezza del precedente disco California, anche da queste parti aveva trovato consensi oltre alle proverbiali stroncature, vive e lotta (ehm…campa di rendita) tra noi. Per il titolo del loro nuovo disco i tre avrebbero potuto utilizzare un generatore di numeri casuali e il risultato sarebbe stato lo stesso. Dunque Nine nomen omen è il loro nono album, e se vi ascoltate al link un pezzo come Heaven avrete ancor più chiaro cosa significhi cantare e arrangiare strofe come «Angel wings at the bus stop / Halos left on top of the bar / Heaven doesn’t want me now / Heaven doesn’t want me». Per tutto il resto c’è la recensione di Riccardo Zagaglia.

E se per i cari Blink il paradiso non è un’opzione, neppure per gli Efterklang si spalancheranno le porte celesti. Non le nostre perlomeno. Stiamo parlando anche qui di un ritorno dopo parecchi anni e dunque alte erano le attese per questo Altid Sammen, anche perché, diciamocelo, la band non ha mai sbagliato un colpo praticamente. Del disco ci dirà più approfonditamente Massimo Padalino, ma già qui subodoriamo che a livello compositivo è ciò che di più vicino ai sopracitati Keane la band danese abbia fatto finora. Metti i Sigur Rós alle prese con un cover album della formazione dell’East Sussex. Insomma, siamo nella zona pericolo della mancanza di fantasia nascosta dietro pennellate su pennellate di (orchestrato, sobrissimo) mestiere.

A proposito di zone pericolo, un habitué è senz’altro Liam Gallagher, perculato da queste parti per lo stuolo di autori e produttori assoldati per un non certo epocale debutto lo scorso anno e qui di ritorno con un disco più convincente. Di Why Me? Why Not scrive su queste colonne Davide Cantire, che ne parla nei termini di un lavoro più pensato e meno spontaneo, ma soprattutto come di un disco che valga la pena di riascoltare, un qualcosa di copernicano che non si verificava da almeno quindici anni a questa parte nella sua discografia. It’s a miracle!

Forse non miracoli, ma di scintille la scena noise-punk britannico/irlandese ne ha fatte parecchie. I life non sono che l’ennesimo buon prodotto del ringalluzzito comparto e il loro A Picture Of Good Health è compatto e divertente, graffiante e disperato, scrive Andrea Macrì nella recensione (in arrivo), una festa per celebrare l’apocalisse a colpi di cinismo, chitarre violente, ironia e ritmi spediti. Niente male no? Sempre con le chitarre belle aperte, qui in bilico tra fuzz e dream, abbiamo l’ennesima formazione rediviva del weekend, le Vivian Girls. Se vi ricordate com’erano, questo Memory avrete già capito come suona: semplici pezzi chitarra-basso-batteria messi al servizio di storie di relazioni andate a male, imprevisti e false speranze. La cosa da dire è che il disco è valido e da queste parti ne scrive Carmine Vitale.

Di un altro bel ritorno ci parla anche Stefano Solventi, che pure lui a distanza di anni torna a parlare dei Giant Sand che, a loro volta, riprendono un storico disco degli 80s – Ballad of a Thin Line Manper specchiarvisi dentro come in un percorso labirintico consumato in trentatré anni. Un gioco senz’altro autoreferenziale ma anche una fiera, impetuosa dichiarazione di attitudine rock, scrive Stefano in sede di recensione. Dal rock per outsider all’avant rock tout court il passaggio è brevissimo, almeno da queste parti: C’est ça è il disco che segna il comeback dopo quindici anni (!) per i canadesi di stanza in Constellation Fly Pan Am. E anche qui siamo alle prese con un bel lavoro che condensa le molte anime del quartetto in una via personale alla kosmische, ma non soltanto, scrive Stefano Pifferi, autore anche della recensione del nuovo lavoro di un Paolo Spaccamonti (Volume Quattro) che si autoanalizza in proprio e in solo, con la sola chitarra. Una indagine in nero – vedi copertina – dalle cromie appassionate.

Avant – ma anche provocatorio, beffardo, cinico e ultra disincantato – è anche Giovanni Succi (voce, chitarra e songwriter dei Bachi da Pietra, ancor prima impegnato nei Madrigali Magri), che nel suo Carne cruda a colazione rubacchia riff sintetici ai Kraftwerk (Algoritmo), sincopati all’Hip Hop e al funk via Talking Heads e via discorrendo. In sostanza, in questo disco ogni brano è un abito e ogni abito è un genere/stile indossato per recapitare una personale missiva (ehm trollata) a un presente ben poco rock’n’roll ma che del rock’n’roll ha decisamente bisogno. Altre interessanti sperimentazioni arrivano dall’etichetta Other People di Nicolas Jaar. Bandiera di carta è la prima collaborazione fra il duo sperimentale Tomaga (formato da Valentina Magaletti e Tom Relleen, che hanno già collaborato con Thurston Moore) e il compositore e costruttore di strumenti Pierre Bastien, già affiliato di Aphex Twin sulla storica label Rephlex

Sempre in Italia abbiamo l’uscita del nuovo disco dell’eclettico collettivo casertano di “musica italiana collettiva”. Parliamo dei Klippa Kloppa e di Liberty, recensito decisamente bene da queste parti dal nostro Padalino. Interessante anche Pitchtorch, l’omonimo esordio del trio composto dal bluesman Mario Evangelista (The Gutbuckets), dal bassista e contrabbasista Danilo Gallo (Guano Padano) e dal batterista Marco Biagiotti (The Vickers, L’Albero). Su un misto di ambient, shoegaze, elettronica (cantato in italiano, specifica non scontata) si muove invece Emisfero Australe di Giacomo Giunchedi, in arte Cadori.

In chiusura due bei dischi che hanno come lasco comune denominatore un tridente di soul, elettronica e ritmi: One True Pairing, ovvero l’omonimo debutto (recensione di Fernando Rennis) dell’alias di Tom Fleming, voce dei Wild Beasts (che segue le orme del compagno di gruppo Hayden Thorpe), e Joel Wästberg, in arte sir Was, con Holding On To A Dream. Last but not least parliamo degli M83, che in DSVII proseguono la serie iniziata nel 2007 con Digital Shades tra synth anni Ottanta e colonne sonore vintage in stile Vangelis e John Carpenter (recensione di Luigi Lupo), e di un disco decisamente importante per Hyperdub, ovvero For You and I di Loraine James, che come dice la stessa musicista ha più a che fare con il feeling che con gli stili di produzione. Se ci pensiamo, quando parliamo di elettronica UK vengono sempre prima quelli, ma per la musicista londinese è praticamente vero il contrario. Similmente a Jlin, la caratterizza un approccio jazz tutto da analizzare e scoprire; similarmente al primo Lee Gamble, pare di aver a che fare più con un’artista elettronica di scuola Touch e Mille Plateux che la classica producer che bazzica i continuum reynoldsiani. Davvero interessante il suo tocco: non accademico, impressionista, molto viscerale e crudo quando si tratta di grime, ultra spezzato e mentale quando s’affrontano i ritmi, in pratica una braindance altezza Rephlex / Aphex Twin livellata da una peculiare sensibilità synth elettronica. Un ottovolante emozionale insomma, tra asprezze, calore e tensione scritto e prodotto in uno di quei palazzoni che si stagliano severi nei grigi cieli della periferia londinese. Quelli di Top Boy su Netflix per capirci. Ascoltatelo.

Precedenti editoriali: 13 settembre, 6 settembre, 30 agosto, 23 agosto, 16 agosto, 9 agosto, 2 agosto, 26 luglio, 19 luglio, 12 luglio, 28 giugno, 21 giugno, 14 giugno, 7 giugno, 31 maggio, 24 maggio, 17 maggio, 10 maggio, 3 maggio, 26 aprile, 19 aprile, 12 aprile, 5 aprile, 22 marzo, 15 marzo, 8 marzo, 1 marzo, 22 febbraio, 15 febbraio, 8 febbraio, 18 gennaio, 25 gennaio e 1 febbraio.

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