Weekend discografico. In ascolto Charli XCX, Pixies, Alex G, Metronomy, Jenny Hval e altri

Quanta roba. Siamo a metà settembre, e dopo la fiammata della settimana scorsa, il ritmo non è certo rallentato, anzi è raddoppiato. Tante le uscite di cui parlare. Tanti gli ascolti in streaming e i titoli papabili per la lista della spesa dal vostro negozio di dischi preferito

Quanta roba. Siamo a metà settembre, e dopo la fiammata della settimana scorsa, il ritmo non è certo rallentato, anzi è raddoppiato. Tante le uscite di cui parlare, molte delle quali le trovate già recensite su queste pagine. Iniziamo dalla cover girl: Charli XCX, ma non per particolari meriti. Il suo atteso, strombazzato, hypato omonimo lavoro è stato ben dissezionato dal nostro Alessandro Pogliani che ne parla nei termini di un lavoro maledettamente ben confezionato, realizzato giocando gli ormai immancabili featuring-briscola ad ogni mano, eppure…c’è sempre l’eppure da queste parti e ve lo lasciamo scoprire in sede di recensione. Del resto se Charlotte Emma Aitchison fa pop, anche (Sandy) Alex G rientra nella categoria, seppur aggiungendo suffissi quali lo-fi e indie: il suo House of Sugardi cui ci parla invece Macrì – è l’ennesimo, prezioso, quanto dispersivo disco del songwriter americano. Dispersivo sì, ma riuscito.

Un altro bel colpo lo assesta Alex Cameron che nel suo Miami Memory pubblicato da Secretly Canadian smette di narrare le vicende di personaggi deplorevoli e apre all’introspezione autobiografica senza perdere un briciolo di sfrontatezza e quirkness pop, parola di Riccardo Zagaglia. Una scrittura più rarefatta ed elettronica la inanella invece Kazu Makino nel suo Adult Baby, un riuscito esordio in solitaria per la voce dei Blonde Redhead, ci dice Marco Boscolo. Mentre è sempre più instradata verso un folk gotico assolutamente personale Chelsea Wolfe che nel suo Birth of Violence alterna oscurità a potenti squarci melodici. E come nota Valentina Zona (nella recensione in arrivo) i suoi punti di forza vanno ricondotti all’unità d’ispirazione e ad un’assoluta riconoscibilità.

Nel mazzo delle canzoni particolari ci sta anche Gruff Rhys, che in PANG! confeziona, come lui stesso dichiara, «un lavoro di pop gallese con un paio di strofe in Zulu e un titolo in inglese», un disco composto con una lucidità impressionante che dal totale cambio di atmosfere rispetto al precedente Babelsberg non può che trarre beneficio. E ce lo dice a chiare lettere Beatrice Pagni nella sua recensione. Altra sperimentatrice pop, art pop o avant pop che dir si voglia è questa settimana anche Jenny Hval con il suo laurieandersoniano The Practice of Love (recensione di Giuseppe Zevolli).

Se vogliamo stare più sul classico, troviamo il southern rock e il rock soul condito da quel mood corale e pieno di possibilità dei Twin Peaks (Lookout Low) e il blues-funk-rock prodotto da Francesca De Fazi nel suo Craft Songs pubblicato da Noja Recordings. A proposito, sempre dalle nostre parti segnaliamo il ritorno con Bruto minore di Bruno Dorella con i suoi Ronin. Il weekend segna inoltre il comeback di Devendra Banhart. Il nuovo lavoro s’intitola semplicemente Ma e, secondo il nostro Stefano Solventi (che ne parlerà più approfonditamente in sede di recensione), è una prova più ambiziosa rispetto alla precedente, che sembra voler fare enciclopedia delle suggestioni tra bossa e folk-pop. Lo fa, però, imbarcandosi su una love boat che vorrebbe suggerire misteri sottomarini, e ci riesce, anche se solo in parte.

Ah, quasi dimenticavamo, con Beneath The Eyrie sono tornati i vecchi Pixies? No, sono tornati dei Pixies più agili, convinti e in forma, e di questo ci rallegriamo. Basterà? Dipende da quanto si è esigenti, scrive su queste colonne Tommaso Iannini. E un discorso molto simile lo possiamo fare anche per Metronomy Forever, nomen omen di un disco meno artificioso da parte del combo britannico rispetto ai suoi predecessori ma neppure privo di difetti (recensione di Davide Cantire in arrivo).

Sul fronte elettronico ribollono invece le uscite di Anne Imhof su Pan (Faust), il secondo volume dell’interessante compilation Under Frustration, il grime in HD di Proc Fiskal su Hyperdub (Shleekit Doss EP) e il gqom di Scratchclart (già noto come DVA) e KG (Touch EP, recensito da Nicolò Arpinati assieme ad altre due interessanti produzioni che hanno come minimo comun denominatore l’Africa).

Sul lato Hip Hop c’è – squilli di tromba – All My Heroes Are Cornballs, l’album che dovrebbe consacrare il lato tagliente di JPEGMAFIA, carismatico personaggio che già abbiamo avuto modo di apprezzare sia in sede di recensione (l’ottimo Veteran, album o mixtape non è ben chiaro) sia in quella live, vedi Pitchfork Music Festival e soprattutto Primavera Sound 2019, ambito in cui abbiamo avuto modo di saggiare le sue qualità performative in cavalli da battaglia quali I Cannot Fuckin Wait Til Morrisey Dies, Macaulay Culkin, Puff Daddy (in collaborazione con Kenny Beats).

Altre uscite del WE: Mica Levi (la soundtrack dell’omonimo film diretto da Alejandro Landes Monos), Alasdair Roberts (The Fiery Margin), la coppia formata da Stephen O’Malley e François J. Bonnet (Cylene), The Utopia Strong (The Utopia Strong), Sampa The Great (The Return, primo album della cantante hip-hop australiana di origini zambiane), Belle And Sebastian (Days of the Bagnold Summer, colonna sonora dell’omonimo film diretto da Simon Bird) e Korn (The Nothing).

Precedenti editoriali: 6 settembre, 30 agosto, 23 agosto, 16 agosto, 9 agosto, 2 agosto, 26 luglio, 19 luglio, 12 luglio, 28 giugno, 21 giugno, 14 giugno, 7 giugno, 31 maggio, 24 maggio, 17 maggio, 10 maggio, 3 maggio, 26 aprile, 19 aprile, 12 aprile, 5 aprile, 22 marzo, 15 marzo, 8 marzo, 1 marzo, 22 febbraio, 15 febbraio, 8 febbraio, 18 gennaio, 25 gennaio e 1 febbraio.

Tracklist