Weekend discografico. In streaming gli album di Kristin Hersh, Cat Power, Fucked Up, Lady Gaga e altri

Cantautori vs elettronica concettuale ma anche psichedelie gotiche e arabeggianti, tra le uscite di una settimana in chiave minore ma non senza gemme nascoste. Siate curiosi di scoprire nuove cose. All'interno i nostri consigli

NB: salvo quando diversamente indicato, trovate l’ascolto Spotify di ogni disco citato nella relativa pagina album. Potete inoltre consultare gli editoriali pubblicati finora. Attualmente abbiamo quelli del 28 settembre, 21 settembre, 14 settembre, 7 settembre, 31 agosto, 27 luglio, 20 luglio, 13 luglio, 6 luglio, 29 giugno, 22 giugno, 15 giugno, 8 giugno, 1 giugno, 25 maggio, 18 maggio, 11 maggio, 4 maggio, 27 aprile, 20 aprile, 13 aprile, 6 aprile, 30 marzo, 23 marzo, 16 marzo, 9 marzo, 2 marzo, 23 febbraio, 16 febbraio, 9 febbraio, 2 febbraio, 26 gennaio, 19 gennaio e del 12 gennaio.

Tempo di parlarvi di uscite del venerdì, che anche in questo primo weekend di ottobre fioccano un po’ da ogni dove. Partiamo parlandovi di canzoni e cantautori, ma poi punk, elettroniche concettuali, garage e classica contemporanea non mancheranno all’appello. Abbiamo tre solide cantautrici pronte a riaffacciarsi sul mercato discografico questo weekend: c’è Cat Power che ha pubblicato Wanderer attestandosi non certo ai vertici di carriera ma proponendo in sostanza un disco onesto ed essenziale, che – dice Raugei che lo ha recensito – rimette semplicemente al centro dell’attenzione il suo songwriting folk-blues e la sua impareggiabile voce. Ci basta, e godiamo anche del ritorno di una Kristin Hersh più rock, al solito intensa nel suo songwriting raccolto attorno a schemi bizzarri e inusuali (Possible Dust Clouds, recensione di Tommaso Iannini in arrivo); infine abbiamo Adrianne Lenker, leader dei Big Thief, che si cimenta nello scuro quanto classicamente folk abysskiss.

Una spanna sotto ma non senza motivi di interesse, Phosphorescent, che torna con C’est La Vie quando per il precedente Muchacho parlavamo di un «tentativo riuscito di fare del country rock senza risultare obsoleti e pedanti». Dall’Italia abbiamo poi 2008/2018 Tra la via Emilia e la Via Lattea, doppio album de Le Luci Della Centrale Elettrica che chiude il progetto di Vasco Brondi, e il nuovo di Giorgio Canali, Undici canzoni di merda con la pioggia dentro, mentre sempre dagli USA c’è Know Me More, l’EP di debutto solista sotto l’alias The Natvral di Kip Berman, frontman dei Pains of Being Pure at Heart.


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Giriamo il capitolo dell’ideale libricino delle uscite settimanali per parlarvi di punk e relative evoluzioni e segnalarvi innanzitutto il disco dei Fucked Up. Dose Your Dreams – nelle parole di Fernando Rennis – è probabilmente il loro miglior lavoro, un saggio di qualità musicale e narrativa che declina la matrice basale della band in diciassette brani mutevoli, taglienti e irresistibili. Sempre punk, ma declinato sull’indie e sui 90s – vedi alla voce Swearin’ – è il ritorno del progetto di Allison Crutchfield, gemella di quella Katie meglio conosciuta come Waxahatchee, con cui ha lungamente militato nei P.S. Eliot. Fall Into the Sun è un terzo capitolo per la ragione sociale, ma nulla per cui strapparsi i capelli (recensione di Valentina  Zona). E sempre di pane & punk si nutre la prova di un Ron Gallo (Stardust Birthday Party) che applica alla sua formula interessanti elementi di sgraziato e teatrale glam. Per la serie che può virarti da Lou Reed al prog senza che nemmeno che tu te ne accorga, e senza abbandonare un formato conciso e diretto. Quando il cuore batte (ancora) emo, ecco che ti tornano anche i CursiveVitriola ne segna il comeback a sei anni di distanza dal precedente I Am Gemini.

Nel nostro report sulle uscite del fine settimana non può mancare un po’ di psichedelia, specialmente quella dei Jerusalem In My Heart che è esotica, etnica e arabeggiante, innervata di elettroniche e fascinazioni post-wave. Il disco si intitola Daqa’iq Tudaiq e non è niente male (recensione di Stefano Pifferi in arrivo). Altra faccia della medaglia, in salsa (goth)post-coloniale, è Raft, capitolo conclusivo della (non dichiarata) Trilogia del Pacifico iniziata nel 2013 con White Shadows In The South SeasMike Cooper torna ad indossare i panni dell’esploratore sonico, mentre nel frattempo si anche confrontato con alcuni romanzi di Thomas Pynchon in Blue Guitar, lussuosa raccolta di brani usciti precedentemente sull’autogestita Hipshot (Tropical Gothic, recensione di Nicolò Aprinati).

R’n’b e dintorni questo fine settimana vuol dire AlunaGeorge (Champagne Eyes) lato Brit e l’album di remix di Kelela lato USA. In particolare, la cantante di origini etiopi si è prodigata un bel po’ nel confezionare il suo lavoro, anche perché a partire dal mixtape che l’ha fatta conoscere al mondo – Cut 4 Me – per lei gli arrangiamenti sono non solo abiti, ma anche fondamentali occasioni confronto. «E’ una comunità internazionale di produttori e dj che comunicano attraverso le differenze che li contraddistinguono»: queste le sue parole e i risultati ci sono, date un ascolto (Take Me Apart Remixes).

Affondando orecchie e sguardo sulle uscite più elettroniche, c’è una ristampa degna di nota che è Mass Observation di Scanner (recensito da Paolo Iocca) e c’è della techno concettuale, eccentrica e con uno strano houmor, proposta dalla canadese Marie Davidson (Working Class Woman, recensita da Giuseppe Zevolli), oltre alla mesmerica elettronica brutale/rituale di Puce Mary proposta da PAN in rigoroso HD (The Drought). In tutto ciò caliamo la mano cinematica dell’artista abruzzese Luca D’Alberto che torna con Exile, un’opera avvolta da un’urgenza creativa che mostra carne e cuore dell’essere umano, e sono le parole di Daniele Rigoli. Infine un mix di house, R&B, techno, ambient, noir jazz, post-rock ed elettronica anni ’80, con un tocco leggero, raffinato, minimale e introspettivo, è quello che apparecchia David August in D’Angelo, recensito da Valerio Di Marco.

Dimenticavamo di dirvi che le uscite più grosse del WE sono da una parte la mega ristampa dal catalogo di John Lennon (Imagine – The Ultimate Collection, recensione di Stefano Solventi) e dall’altra la colonna sonora di A Star Is Born, colonna sonora dell’omonimo film di Bradley Cooper con protagonista lo stesso regista e Lady Gaga. Ultimissima: The Stars, The Oceans & The Moon che è un lavoro degli Echo & The Bunnymen che contiene pezzi riarrangiatati del loro repertorio più due inediti.

Tracklist