NB: salvo quando diversamente indicato, trovate l’ascolto Spotify di ogni disco citato nella relativa pagina album. Potete inoltre consultare gli editoriali pubblicati finora. Attualmente abbiamo quelli del 14 settembre, 7 settembre, 31 agosto, 27 luglio, 20 luglio, 13 luglio, 6 luglio, 29 giugno, 22 giugno, 15 giugno, 8 giugno, 1 giugno, 25 maggio, 18 maggio, 11 maggio, 4 maggio, 27 aprile, 20 aprile, 13 aprile, 6 aprile, 30 marzo, 23 marzo, 16 marzo, 9 marzo, 2 marzo, 23 febbraio, 16 febbraio, 9 febbraio, 2 febbraio, 26 gennaio, 19 gennaio e del 12 gennaio.
Lo scorso WE è stato sostanzialmente quello di Aphex Twin e Low, i cui Collapse EP e Double Negative hanno entrambi regalato all’ascolto quel misto di tensione, asprezza e familiarità con le rispettive cifre stilistiche. Due ottimi dischi non c’è che dire, che vanno a sommarsi ad altri usciti di recente che ora possiamo consigliarvi con forza, tipo quello di Yves Tumor – Safe In The Hands Of Love recensito da Luca Roncoroni – che fa del massimalismo e di un ampia palette di riferimenti stilistici il proprio punto di forza, oppure quello degli Any Other – Two, Geography, recensito da Davide Cantire – che al contrario incantano per questa scrittura asciutta eppure emotiva, solida nel suo muoversi esplorativa in una biografia dei sentimenti, e non ultima matura, perfetto veicolo per l’indie rock.
Questo di fine settimana è piuttosto variegato e anche generoso. Nessuna cosa spicca veramente. Forse i Suede hanno pubblicato il migliore degli episodi di quella che apprendiamo ora essere una trilogia. E parliamo di The Blue Hour, per il quale è stato profuso uno sforzo notevole sia a livello di scrittura (con tematiche coerenti e legate tra loro a rincorrersi lungo la tracklist), sia a livello d’arrangiamento (con la presenza dell’Orchestra Filarmonica di Praga per la sua intera durata). Insomma, il melodramma Bret Anderson elevato al cubo. Ma parliamo anche di MITH di Lonnie Holley, personaggio davvero unico che ha sfornato un’opera totalizzante oltre che spiazzante. Non vi anticipiamo nulla su di lui, date una letta agli argomenti messi giù da Andrea Murgia. Più che convincenti a nostro avviso, per stimolarvi all’ascolto.
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Altri dischi interessanti vengono dal comparto elettronico ad ampio spettro: da una parte c’è Ron Morelli, che con Disappearer riesce a convogliare tutti gli ingredienti delle sperimentazioni degli anni ‘90, la scum techno, echi dell’isolazionismo ambient dei primi ‘90s, il minimalismo sonoro ai tempi del DAT, in una narrativa personale pronta a inglobare ansie e contraddizioni della vita nelle moderne metropoli (recensione di Antonello Franzil), dall’altra c’è la produttrice messicana Debit, che al contrario oppone la sua Love Discipline in scia alla compilation di PAN Mono No Aware (recensione di Giuseppe Zevolli); in mezzo c’è il purgatorio di Gazelle Twin (Pastoral, recensione sempre di Zevolli in arrivo).
Sull’Hip Hop l’uscita che tutti stanno aspettando è quella dei Brockhampton (Iridescence, recensione di Luca Roncoroni in arrivo), da noi ci sono i telegiornali nazionali che strombazzano il buonista Love dei Thegiornalisti che non vi cambierà di certo la vita (recensione di Antonio Lamorte), e se vogliamo parlare di indie sul serio non c’è da aspettarsi molto neppure dal ritorno di Villagers (The Art Of Pretending To Swim, recensito da Simone Dotto) o da quel misto di pseudo kraut, psych, soundtrack ecc. firmato dai Beak di Geoff Barrow, che sono tornati con >>> (recensione di Stefano Pifferi in arrivo). Neanche i i Liars (o sarebbe meglio dire l’espressione del solo Angus Andrews) sconvolgeranno le vostre vite (Titles With The Word Fountain, recensione di Pifferi in arrivo) con il disco che segue a stretto giro TFCF e ne rappresenta idealmente un seguito.
Un po’ di curiosità la riserviamo per i Metric di Art Of Doubt di cui ci dirà Valentina Zona, e se proprio vogliamo metter su del r’n’r c’è quella vecchia volpe di Glen Matlock (Good To Go). Altre uscite del WE: l’album di Richard Reed Parry degli Arcade Fire in versione folk floreale, pastorale e orchestrale (Quiet River Of Dust Vol. 1), fate conto un Sandro Perri proteinizzato e amplificato Ryan Hemsworth torna piacione e compiaciuto dopo quattro anni con il pimpante (e pieno di ospiti) Elsewhere, un mix di disco, house, Hip Hop, Caraibi e electro r’n’b. E qui pensate a una via di mezzo tra Diplo e Mark Ronson. Giusto per il piacere del contrasto, di tutt’altra pasta è la proposta di Thalia Zedek che su Thrill Jockey ci fa sentire la sua Fighting Season, che sta metà del guado tra i suoi passati progetti come Come, Uzi, Live Skull o più di recente E, insieme a Gavin McCarthy (Karate) e Jason Sanford(Neptune) – con l’autobiografica fragilità delle sue uscite da solista. E c’è pure J Mascis dei Dinosaur Jr. ospite in un brano (recensione di Tommaso Iannini in arrivo). Sempre per quanto riguarda autrici femminili di un certo spessore Orde di brave figlie è l’album di Simona Norato su Ala Bianca.
Non ultimo, sul pop à la page Chris è il secondo album di Christine and the Queens, nome d’arte della cantautrice francese Héloïse Letissier, e per chi il rock lo intende come questi signori qui: Slash ft. Myles Kennedy & The Conspirators c’è l’album Living The Dream con una copertina che è tutto un programma (l’autore è Ron English, l’“erede” di Andy Warhol). Poi c’è Mutual Benefit con Thunder Follows The Light che si ricollega al folk e alle orchestrazioni di un Sufjan Stevens. Bando alle ciance: The Hex è l’album postumo del compianto Richard Swift, che da un primo ascolto sembra una perla.
Singoli: Mistica è il nuovo singolo de Le Luci della Centrale Elettrica di cui vi parlavamo in una precedente news. Lui ne parla come di una «un pezzo particolare e credo diverso da tutto quello che ho fatto fino ad ora», a noi ricorda De Gregori.
https://open.spotify.com/track/7j20CVksuNo7rsbwQRnlDG
Major Lazer pubblicano Orkant/Balance Pon It (feat. Babes Wodumo)
Mark Knopfler pubblica Good On You Son che anticipa l’album di inediti Down the Road Wherever.
https://open.spotify.com/album/0N5oMus16YwHdlPnbRalef