Weekend discografico. In streaming gli album di Orbital, Paul Weller, Aphex Twin, Low e altri

Aphex e Low ma anche tanta altra roba da leggere e ascoltare nel nostro consueto editoriale/mappa ascolti del fine settimana

NB: salvo quando diversamente indicato, trovate l’ascolto Spotify di ogni disco citato nella relativa pagina album. Potete inoltre consultare gli editoriali pubblicati finora. Attualmente abbiamo quelli del 7 settembre, 31 agosto, 27 luglio, 20 luglio, 13 luglio, 6 luglio, 29 giugno, 22 giugno, 15 giugno, 8 giugno, 1 giugno, 25 maggio, 18 maggio, 11 maggio, 4 maggio, 27 aprile, 20 aprile, 13 aprile, 6 aprile, 30 marzo, 23 marzo, 16 marzo, 9 marzo, 2 marzo, 23 febbraio, 16 febbraio, 9 febbraio, 2 febbraio, 26 gennaio, 19 gennaio e del 12 gennaio.

Quello scorso è stato il weekend dei ritorni: c’è stato quello di Sir. Paul McCartney, e pure di Paul Simon, e va bene pure quello di Lenny Kravitz che, se non altro, ha avuto il merito di non rappresentare il peggiore dei mali. Lo spazio cultori non è mancato: tornato anche quel pazzo di Swamp Dogg (che fa del r’n’b un poco avant e con l’auto-tune, e nel suo disco mette una buona mano anche Justin Vernon) e i Soft Machine (sì proprio loro, ma in veste jazz rock e non patafisica), senza dimenticarci di Jason Pierce, che ha finalmente dato alle stampe l’ultimo (finale?) lavoro a nome Spiritualized, And Nothing Hurt, altra perla di una carriera assolutamente di culto. In agosto vi sarete segnati anche questi nomi: Idles,  Mitski, EminemAnna Calvi con i rispettivi dischi, senza contare che sul versante elettronico hanno tenuto banco dischi come quello della turca Ipek Gorgun e del misterioso Yves Tumoril cui Safe In The Hands Of Love è già stato strombazzato a destra e manca (recensione di Luca Roncoroni in arrivo).

Venendo a noi, abbiamo un WE dove in rampa di lancio ci sono sostanzialmente due dischi: del primo vi abbiamo già parlato e si tratta di un ritorno in buona, buonissima, forma per Aphex Twin, il cui Collapse EP è stato marchiato TOP ALBUM da Alessandro Pogliani, e a ragion veduta, visto che ne parla nei termini di un lavoro che plasma anche la materia più ostica in qualcosa di accessibile. Cito: «un ottimo compendio dello stato dell’Aphex, ovvero un signore quarantasettenne ancora in bolla con la contemporaneità». Del secondo, ovvero Double Negative dei Low, vi diciamo brevemente in questa sede, rimandandovi alla recensione di Tommaso Iannini. Parliamo di una prova che sulle prime risulterà spiazzante, sperimentale a un livello molto elettronico, che provocherà sicuramente sensazioni discordanti, senz’altro figlia di un bisogno di reinvenzione, eppure con l’anima pulsante del trio di Duluth a tenere ancora salde le fila e a garantire la qualità del risultato finale. Una sfida, la loro, senz’altro vinta.


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Il resto del weekend discografico non è meno interessante. Facciamoci travolgere dalla techno di due progetti: quello storico degli Orbital con Monsters Exist (recensione di Edoardo Bridda in arrivo) e quello del producer d’oltralpe Djedjotronic con R.U.R. (recensione di Nicolò Aprinati) entrambi con al centro un ragionamento riguardo a politica, robotica, etica e tecnologia, ed entrambi a saper far propria la lezione del Detroit-sound nelle sue declinazioni noir e sci-fi.

E facciamoci travolgere anche dalla prosa di Any Other, che con Two, Geography torna maturata e non proprio così facilmente accostabile all’ondata di revival da cameretta ’90 capitanata da Waxahatchee e co. (recensione di Davide Cantire in arrivo, e su queste pagine trovate anche un’intervista pubblicata oggi). Mentre per lo strappo del cuore ecco che ritroviamo Riccardo Sinigallia con una nuova manciata di canzoni che non segue nessuna moda se non quella dettata dalla sua cifra stilistica (Ciao Cuore, recensito da Sebastian Procaccini).

Sempre sul formato canzone c’è da menzionare il ritorno del grande Paul Weller con un sognante, pacifico e pastorale set di canzoni che sembra riportarlo a certi 80s e dunque agli Style Council. Non sarà nulla di sconvolgente, ma senz’altro qualcosa di discreto. Discreto pare anche 13 Rivers, il disco di Richard Thompson, che suona desertico & bluesy. Fate conto, per capirci, uno zio di Mark Lanegan, ma ricordiamoci che stiamo parlando di un ex Fairport Convention, mica di uno qualunque. A proposito di vecchia guardia, non dimentichiamoci che, Snow Bound, all’incrocio tra rock, psych e folk, è il disco che testimonia che i Chills – massimi esponenti del Dunedin sound – sono ancora una band preziosa e importante (recensione di Massimo Padalino). Se vi siete persi del tutto o volete recuperare un po’ di ascolti riguardo all’indimenticata scena vi rimandiamo ad un articolo di qualche anno fa tuttora valido, soprattutto il capitolo “Dunedin sound sounds great. Quattro punti cardinali per orizzontarsi meglio”.

Riavvolgendo il nastro dalla porta dello psych, o meglio del “psychedelic drone-pop”, ecco che un altro ascolto risulta necessario, ed è quello dei cileni Holydrug Couple il cui Hyper Super Mega su Secretly Canadian è stato positivamente recensito su queste pagine da Stefano Pifferi. Dategli un ascolto. E va preso in considerazione anche Songs Of Resistance 1942 – 2018, l’album di protesta “antologico” di Marc Ribot che ha già guadagnato ampi riflettori per via della cover di un nostro classico Bella Ciao, qui cantata (in inglese) da Tom Waits. Altra roba interessante uscita nel WE: gli Sleaford Mods. Certo, direte voi, il nuovo Stick In A Five And Go è l’ennesimo di una ormai fitta schiera di pubblicazioni ravvicinate, eppure …merita ugualmente. Per la serie: va bene esaltarci per gli Idles – che vendono anche parecchio – e per gli Shame pure, ma non dimentichiamoci degli amici.

I collettivo new soul/post R&B Jungle lo abbiamo invero sempre visto con un certo sospetto, ma ci sta anche ricredersi. For Ever è il secondo album ed esce a ben quattro anni di distanza dall’omonimo lavoro. I falsetti – conditi da un’elettronica post-Random Access Memories – sono garantiti, questo è sicuro. Vecchi sospetti riaffiorano anche con il nuova prova dei Bob Moses, Battle Lines, che sembrano una versione prêt-à-porter di Thom Yorke (recensione di Luigi Lupo). A proposito di ritorni tardivi: In Another Life è il terzo album del cantautore canadese Sandro Perri quando il precedente, Impossible Spaces, era uscito nel 2011. Un’era fa. Il suo è un folk/soul bianco e carezzevole arrangiato con strumenti acustici e sporcato di elettronica. Ve lo consigliamo assieme all’ambient cameristica à la Stars Of The Lid di Less Bells su Kranky. Il disco s’intitola Solifuge.

Non ultimo, 1 Time Mirage è l’album di debutto su Sub Pop dei Knife Knights, progetto di Ishmael Butler degli Shabazz Palaces e del produttore Erik Blood. E Sinatra è la nuova prova di Gue Pequeno. Di entrambe vi dirà Luca Roncoroni.

E per quanto riguarda le ristampe: Mute pubblica Journey Through A Body, l’album dei Throbbing Gristle che raccoglie le session che i quattro registrarono nei mitici studi RAI nel 1981. Un’installazione site specific di “radio arte” commissionata all’epoca dalla nostra rete nazionale su suggerimento di Robert Wyatt.

Tracklist