NB: salvo quando diversamente indicato, trovate l’ascolto Spotify di ogni disco citato nella relativa pagina album. Potete inoltre consultare gli editoriali pubblicati finora. Attualmente abbiamo quelli del 16 novembre, 9 novembre, 2 novembre, 26 ottobre, 19 ottobre, 12 ottobre, 5 ottobre, 28 settembre, 21 settembre, 14 settembre, 7 settembre, 31 agosto, 27 luglio, 20 luglio, 13 luglio, 6 luglio, 29 giugno, 22 giugno, 15 giugno, 8 giugno, 1 giugno, 25 maggio, 18 maggio, 11 maggio, 4 maggio, 27 aprile, 20 aprile, 13 aprile, 6 aprile, 30 marzo, 23 marzo, 16 marzo, 9 marzo, 2 marzo, 23 febbraio, 16 febbraio, 9 febbraio, 2 febbraio, 26 gennaio, 19 gennaio e del 12 gennaio.
Lo scorso weekend è stata una vera abbuffata, sono usciti dischi importanti (Merrie Land), altri molto attesi hanno disatteso le aspettative (Shiny and Oh So Bright, Vol. 1 / LP: No Past. No Future. No Sun), altri ancora ci hanno riconsegnato il fascino di un’antica purezza (Faithful Fairy Harmony di Josephine Foster, nel frattempo recensito da Zampighi) o dato la scusa per tornare a parlarvi di stadium rock odierno (Delta dei Mumford & Sons recensito da Edoardo Bridda), quello che nell’immaginario dovrebbe ricollegarsi all’albero maestro del rock (e invece…). Questo fine settimana coincide invece con il Thanksgiving Day statunitense, con la (rin)corsa agli acquisti del Black Friday (e in seguito del Cyber Monday, Amazon.it ha già iniziato da un po’) e con gli addobbi natalizi che iniziano ad affollare ed illuminare le nostre strade, piazze e negozi. Tutto questo per dire che tra queste ricorrenze e la kermesse delle classifiche che partirà tra una decina di giorni, quella che abbiamo tra le mani e nelle casse dello stereo è una manciata di uscite che si dividono perlopiù tra ristampe e compilation.
Non mancano del tutto le pubblicazioni inedite, e questo sia ai piani alti dell’industria discografica (vedi una evanescente Rita Ora che torna con un album intitolato Phoenix), sia nell’underground post-punk più integerrimo (ci fa molto piacere che siano tornati gli Art Brut con Wham! Bang! Pow! Let’s Rock Out!, disco che li riconsegna nella forma più scanzonata, cazzona e fumettara di cui conservate il ricordo), ma diciamo che questo è il classico quiet weekend, la calma prima della tempesta. O se vogliamo chiamare in causa di nuovo gli Art Brut, il Lost Weekend. A dire il vero la band di Eddie Argos può farci tranquillamente da nume tutelare, lei e magari i Guerrieri della Notte, di cui è stata ristampata la colonna sonora. In barba agli acquisti e alle file davanti agli store digitali e non, la ricetta consigliata dal frontman di stanza a Berlino è sempre la stessa: stare in casa, magari sdraiati sul letto, con sigarette, alcolici e sacchetti di patatine posizionati a casaccio sul comodino, e vinili e fumetti preferiti sparpagliati ovunque. Ed è da questa postazione che idealmente vi raccontiamo che, per la serie colonne sonore super strombazzate, c’è Creed II, seguito dello spin-off di Rocky, che a livello di musiche intende ripetere l’operazione in grande stile condotta per Black Panther. I nomi dei protagonisti coinvolti? Il solito Kendick Lamar, il sempre prezioso Vince Staples, prezzemolo Lil Wayne e Rick Ross, ASAP Rocky, Nas, YG, il fosco Trouble, e come poteva non mancare Gucci Mane. «C’era un tempo in cui le colonne sonore erano accolte con lo stesso entusiasmo di un nuovo album, e questa è la sensazione che volevo ricreare con questo progetto», racconta il mastermind dietro all’operazione, Mike Will Made-It, e sentendo i primi pezzi in tracklist non c’è che dargli ragione.
Altro bel disco d’inediti fresco di pubblicazione è Hence, che vede tornare al lavoro la premiata ditta Oren Ambarchi e Jim O’Rourke, due lunghe tracce elettroacustiche registrate in Giappone. E a proposito di viaggi immersivi, interessante è senz’altro il nuovo lavoro di Emanuele Errante, The Evanescence of a Thousand Colors su Karaoke Kalk, incentrato sulla sinestesia suono/colore. Un must per chi ama la thinking music di Brian Eno. Sposandoci dall’ambient alla composizione strumentale per piano, c’è il discreto Ed Harcourt di Beyond the End di cui ci racconta Marco Boscolo in sede di recensione. L’altra novità della settimana è probabilmente il disco più bizzarro dell’anno. Su un piano inclinato che va da Gainsbourg ai secondi Neubauten, troviamo il nuovo progetto discografico dei Laibach (The Sound Of Music), un disco melodico eppure stranito e straniante (quando non proprio spiazzante) concepito durante le date dal vivo che la band ha tenuto nel 2015 in Corea del Nord, traendo ispirazione dal musical del 1965 Tutti insieme appassionatamente (!).
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Per la serie ristampe da avere: un gran bene vogliamo a Love & Work: The Lioness Sessions, ovvero la versione estesa dell’album più famoso del compianto Jason Molina, in arte Songs: Ohia. The Bela Session è invece l’EP che raccoglie le primissime incisioni dei Bauhaus, mentre True Stories, A Film By David Byrne: The Complete Soundtrack, come recita il titolo, è la ristampa della colonna sonora dell’omonimo film di Byrne.
Sul versante elettronico tre mix innanzitutto: Mumdance (Shared Meanings), Trentemøller (Harbour Boat Trips Vol 2) e Sven Vath (The Sound Of The 19th Season); poi c’è un nuovo EP di Oneohtrix Point Never (Love in the Time of Lexapro) che contiene un prezioso rework di di Ryuichi Sakamoto, mentre i Nowhere – di cui abbiamo curato un’anteprima streaming questa settimana – pubblicano ufficialmente l’elettronica tra dream e trance dell’omonimo Nowhere. Su un versante più dance, dagli UK abbiamo Parris (Puro Rosaceaes EP) e dalla Francia Amelie Lens (Basiel EP, niente Spotify però).